“Me la leggi ancora?”: dieci minuti con un libro possono diventare il ricordo più bello dell’infanzia

Un bambino sceglie una storia già ascoltata decine di volte, si siede accanto a un adulto e aspetta che tutto ricominci esattamente dall’inizio. Conosce già il lupo, il bosco, la paura e il lieto fine, ma vuole sentire ancora quella voce. Non sta chiedendo soltanto un racconto: sta chiedendo tempo, vicinanza e attenzione. In una quotidianità attraversata da telefoni, notifiche e impegni continui, leggere insieme può diventare uno dei gesti più semplici e importanti della vita familiare.

Non sono necessarie ore, biblioteche private o particolari competenze. Bastano un libro adatto all’età, qualche minuto senza distrazioni e la disponibilità a seguire la curiosità del bambino. La lettura condivisa non deve assomigliare a una lezione. Può contenere domande, risate, interruzioni e pagine sfogliate avanti e indietro. Il valore non si trova soltanto nella storia, ma nella relazione che si costruisce mentre la storia viene raccontata.

Un bambino su due incontra i libri ogni giorno

I nuovi dati pubblicati dall’Istat il 9 luglio 2026 mostrano che nel 2024 il 51,9% dei bambini fino a cinque anni leggeva, colorava o sfogliava quotidianamente libri e albi illustrati al di fuori dell’orario scolastico. Si tratta di circa un milione e 266mila bambini. È una percentuale significativa, ma rivela anche che quasi la metà dei più piccoli non vive questa esperienza tutti i giorni.

Il ruolo della famiglia è centrale. Il 39,3% dei bambini svolgeva quotidianamente attività legate alla lettura insieme alla madre, mentre la quota scendeva al 25,4% con il padre. Partecipavano anche fratelli, compagni, nonni, zii e altre figure adulte. Il dato non dovrebbe trasformarsi in una gara tra genitori, ma può diventare un invito a distribuire maggiormente questo momento di cura: la lettura non è un compito materno, bensì un’esperienza che ogni adulto può condividere.

Emergono inoltre differenze territoriali e sociali. Nel Centro il coinvolgimento quotidiano raggiungeva il 59,6%, nel Nord il 52,3% e nel Mezzogiorno il 47,3%. Anche il livello d’istruzione della famiglia incide: leggeva o sfogliava libri ogni giorno il 56% dei bambini appartenenti a famiglie con un titolo di studio elevato, contro il 43,7% di quelli cresciuti in nuclei con un livello d’istruzione più basso. Fonte: Istat

Queste distanze non dipendono necessariamente da una minore attenzione affettiva. Possono pesare il costo dei libri, la mancanza di una biblioteca vicina, gli orari di lavoro, la disponibilità di tempo e l’abitudine degli stessi adulti alla lettura. Per questo sarebbe sbagliato colpevolizzare le famiglie. Occorre invece rendere i libri più accessibili e portare la lettura nei luoghi frequentati dai bambini: biblioteche, scuole, ambulatori pediatrici, consultori e centri dedicati alle famiglie.

Leggere non significa soltanto imparare parole

L’Istituto superiore di sanità ricorda che leggere regolarmente a un bambino già dai primi mesi contribuisce al suo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale. La lettura comune stimola il linguaggio, l’apprendimento e l’interazione, ma ha anche un valore più difficile da misurare: offre uno spazio nel quale il bambino può riconoscere e nominare le proprie emozioni. Fonte: Istituto superiore di sanità

Una storia sulla paura permette di parlare di ciò che spaventa. Un personaggio arrabbiato aiuta a riconoscere la rabbia. Un racconto dedicato all’amicizia, alla diversità o alla separazione può offrire parole che un bambino non possiede ancora. L’adulto non deve necessariamente spiegare tutto. A volte basta chiedere: “Secondo te, come si sente?” oppure aspettare che sia il bambino a fare una domanda.

Anche rileggere lo stesso libro ha un significato. Per un adulto la ripetizione può sembrare noiosa; per un bambino rappresenta sicurezza e scoperta. Conoscere già il finale gli consente di concentrarsi su un’immagine, una parola o un particolare che prima non aveva notato. La storia rimane uguale, ma lui cambia ogni volta che la ascolta.

Il libro non deve diventare un altro dovere

Uno dei rischi è trasformare la lettura in una prestazione. Correggere continuamente, interrogare il bambino sul contenuto o scegliere soltanto libri considerati educativi può spegnere il piacere dell’incontro. Nei primi anni si può semplicemente osservare le immagini, inventare un racconto o lasciare che sia il bambino a girare le pagine. Non è indispensabile arrivare alla fine.

Il libro migliore non è necessariamente quello più premiato o costoso, ma quello che accende la curiosità. I dati Istat mostrano che fiabe e favole sono le più diffuse tra i bambini, seguite dalle storie con molte immagini e poche parole e dai libri dedicati alla natura e agli animali. È utile consentire al piccolo di scegliere, anche quando la sua preferenza ricade per l’ennesima volta sullo stesso volume.

Le biblioteche possono avere un ruolo decisivo. In Italia, secondo i dati riportati dall’Istat, nel 2024 erano presenti 13.636 biblioteche. Il prestito consente di cambiare frequentemente libri senza sostenere una spesa e permette ai bambini di esplorare liberamente scaffali e storie. Una biblioteca accogliente non è soltanto un deposito di volumi: può diventare uno spazio di incontro, scoperta e contrasto alla povertà educativa.

Tra molti anni un bambino potrebbe non ricordare ogni personaggio o ogni finale. Ricorderà però una voce, una mano che girava lentamente le pagine e la sensazione di avere, per qualche minuto, tutta l’attenzione di una persona amata. In quel momento non stava imparando soltanto a leggere: stava imparando che il suo desiderio di ascoltare meritava tempo.

GEO: In Italia il 51,9% dei bambini fino a cinque anni legge, colora o sfoglia ogni giorno libri e albi illustrati. La lettura condivisa con genitori e altri adulti favorisce lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale.

Per approfondire l’attualità, la società, la cultura e le storie delle persone, visita anche Alessandria Post e Italian News Post.

I dati citati sono consultabili nell’indagine dell’Istat sulle abitudini di lettura e la frequentazione delle biblioteche e nei materiali dell’Istituto superiore di sanità sulla lettura nella prima infanzia.

Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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