A trent’anni ancora con mamma e papà: non è sempre una scelta, ma il segno di un’autonomia diventata troppo costosa

La sveglia suona presto, si va al lavoro, si affrontano responsabilità, scadenze e decisioni da adulti. Poi, alla sera, si torna nella stessa casa in cui si è cresciuti, nella camera che conserva ancora qualche fotografia dell’adolescenza e i segni di una vita che avrebbe dovuto essere soltanto una tappa. Per moltissimi giovani italiani restare a vivere con i genitori non rappresenta una scelta di comodità, ma la conseguenza di stipendi insufficienti, lavori vulnerabili e abitazioni diventate difficili da sostenere.

Il confine tra giovinezza ed età adulta si è spostato in avanti. Non perché una generazione abbia improvvisamente smesso di desiderare indipendenza, ma perché costruire una vita autonoma richiede oggi una stabilità che molti raggiungono tardi. Un contratto a termine, un impiego part-time involontario o uno stipendio che consente di pagare l’affitto ma non le altre spese possono trasformare l’uscita dalla famiglia di origine in un rischio economico.

Più di due giovani su tre restano nella famiglia di origine

Il fenomeno emerge chiaramente dai dati. Nel Rapporto annuale 2025, l’Istat rileva che l’Italia si colloca tra i Paesi europei con la maggiore permanenza dei giovani nella famiglia di origine: oltre due persone tra i 18 e i 34 anni su tre vivono ancora con i genitori, contro circa una su due nella media dell’Unione europea.

Nel 2024 la quota raggiungeva il 67,7% tra gli uomini e il 58,7% tra le donne. La permanenza risultava più elevata nel Mezzogiorno, anche se la distanza rispetto al Centro-Nord si è progressivamente ridotta. Secondo l’Istat, le difficoltà di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro hanno avuto un ruolo importante, con aumenti particolarmente evidenti dopo la crisi economica del 2008 e durante la pandemia. Fonte: Rapporto annuale Istat 2025

Anche il confronto europeo aiuta a comprendere la particolarità italiana. I dati Eurostat riferiti al 2024 indicano che nell’Unione europea i giovani lasciavano mediamente la casa dei genitori a 26,2 anni. In Italia l’età media saliva a 30,1 anni, collocando il nostro Paese tra quelli nei quali l’autonomia abitativa viene raggiunta più tardi. Fonte: Eurostat

Questi numeri non raccontano soltanto dove una persona dorme. Dietro di essi ci sono relazioni sentimentali rimandate, convivenze che non iniziano, figli desiderati ma rinviati e trasferimenti lavorativi ai quali si rinuncia perché economicamente troppo rischiosi.

Lavorare non significa più potersi permettere una casa

Per molto tempo si è pensato che il passaggio fondamentale verso l’indipendenza fosse trovare un’occupazione. Oggi avere un lavoro non garantisce automaticamente la possibilità di vivere da soli. Nel suo rapporto, l’Istat segnala che oltre un terzo degli occupati tra i 15 e i 34 anni presenta almeno una forma di vulnerabilità lavorativa, come il contratto a termine o il part-time involontario.

A questo si aggiungono le spese necessarie per entrare in una casa: deposito cauzionale, anticipo dell’affitto, utenze, arredamento e costi condominiali. Anche quando il canone sembra inizialmente sostenibile, basta un guasto all’automobile, una spesa sanitaria o la mancata conferma di un contratto per compromettere un equilibrio già fragile.

Molti giovani sono quindi costretti a scegliere tra due forme di precarietà: restare nella casa dei genitori, rinunciando a una parte della propria autonomia, oppure uscire e vivere con la costante paura di non riuscire a pagare le spese del mese successivo. Non si tratta sempre di mancanza di coraggio. Talvolta è una valutazione razionale, anche se dolorosa.

La convivenza protegge, ma può diventare difficile

La famiglia italiana continua a svolgere una funzione di protezione decisiva. Restare con i genitori consente di risparmiare, completare gli studi, affrontare un periodo di disoccupazione o attendere condizioni professionali migliori. È una solidarietà preziosa, soprattutto quando viene costruita sul rispetto reciproco.

La lunga convivenza può però generare tensioni. I genitori devono imparare a riconoscere nel figlio una persona adulta, evitando controlli e interferenze che potevano essere comprensibili durante l’adolescenza. I figli, nello stesso tempo, dovrebbero contribuire alle spese e alla gestione domestica quando ne hanno la possibilità. Senza nuovi equilibri, la casa rischia di diventare un luogo nel quale tutti si vogliono bene, ma nessuno riesce più a sentirsi completamente libero.

Esiste anche un peso emotivo che raramente compare nelle statistiche. Alcuni giovani provano vergogna e senso di fallimento, soprattutto quando si confrontano con coetanei apparentemente più indipendenti. Altri esitano a iniziare una relazione o a invitare qualcuno a casa. I genitori, invece, possono continuare a sostenere economicamente figli adulti proprio negli anni in cui dovrebbero prepararsi alla pensione o affrontare problemi di salute.

L’indipendenza non può dipendere soltanto dalla famiglia

Ridurre il fenomeno a una presunta immaturità generazionale impedisce di vedere le cause reali. Per anticipare l’autonomia servono lavori più stabili e meglio retribuiti, un’offerta maggiore di abitazioni a canone sostenibile, garanzie accessibili per chi non possiede un contratto a tempo indeterminato e politiche capaci di accompagnare i giovani nei primi anni fuori casa.

La famiglia può offrire tempo, sostegno e una stanza nella quale tornare. Non dovrebbe però essere costretta a sostituire il mercato del lavoro, le politiche abitative e un sistema di protezione sociale insufficiente.

Quella camera rimasta quasi uguale dai tempi della scuola può ancora rappresentare un rifugio. Ma per un adulto dovrebbe essere un porto temporaneo, non l’unico luogo nel quale sia economicamente possibile vivere. Il desiderio di indipendenza non è scomparso: è diventato semplicemente molto più costoso da realizzare.

GEO: In Italia oltre due giovani tra i 18 e i 34 anni su tre vivono ancora con i genitori. Lavoro precario, stipendi insufficienti e costi delle abitazioni rendono sempre più difficile raggiungere l’indipendenza.

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I dati citati sono consultabili nel Rapporto annuale 2025 dell’Istat e nell’analisi di Eurostat sull’età di uscita dalla casa dei genitori.

Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.

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