Quando Graziano Citelli scrive “Luna Park”, non descrive soltanto un luogo di svago e divertimento. Trasforma una giostra, le sue luci e i suoi rumori in una metafora dell’esistenza umana, fatta di accelerazioni improvvise, illusioni luminose e inevitabili momenti di quiete. In pochi versi essenziali il poeta riesce a evocare immagini potenti che rimangono nella memoria del lettore ben oltre la conclusione della poesia.
Pier Carlo Lava
La poesia contemporanea trova spesso la sua forza nella capacità di trasformare scene quotidiane in simboli universali. In “Luna Park”, Graziano Citelli compie proprio questa operazione: prende un ambiente familiare e popolare e lo trasfigura in uno spazio esistenziale dove si riflettono le inquietudini, le emozioni e le fragilità dell’essere umano.
Testo della poesia
LUNA PARK
Gira il mondo in un cerchio di latta,
tra legni stanchi e criniere di vernice.
L’orchestra macina un ritmo anonimo;
le luci, spine nel fianco della sera;
aria di zucchero e polvere.
Sale il ferro verso il vuoto,
le gambe pendono dove il buio è un muro.
Un brivido elettrico taglia il gesto,
il tempo accelera l’urto delle carambole.
Poi la danza rallenta:
il baraccone serra la bocca di ferro
nel silenzio di un vento che scortica il buio.
Fin dai primi versi emerge una sensazione di precarietà e di artificio. Il “cerchio di latta” non è soltanto la giostra che gira, ma anche il simbolo di una realtà chiusa, ripetitiva, forse inevitabile. I “legni stanchi” e le “criniere di vernice” evocano cavalli da carosello consumati dal tempo, figure immobili che fingono il movimento. Citelli costruisce così un paesaggio poetico dove l’apparenza e la realtà convivono in una tensione continua.
Particolarmente efficace è il contrasto tra la luminosità del luna park e la presenza costante del buio. Le luci non sono rassicuranti, ma diventano “spine nel fianco della sera”, immagini che suggeriscono una bellezza dolorosa, quasi aggressiva. Anche l’aria profuma contemporaneamente di zucchero e polvere, unendo dolcezza e decadenza, festa e disillusione.
Nella seconda strofa la poesia raggiunge il suo momento di maggiore intensità emotiva. La salita verso il vuoto, le gambe sospese e il brivido elettrico richiamano la vertigine dell’esistenza stessa. L’essere umano appare sospeso tra desiderio e paura, attrazione e smarrimento. Il tempo accelera, le carambole si moltiplicano e tutto sembra sfuggire al controllo. È una rappresentazione sorprendentemente efficace della vita contemporanea, spesso vissuta come una corsa continua tra emozioni, cambiamenti e incertezze.
Il finale introduce una svolta quasi filosofica. Dopo il movimento arriva l’arresto, dopo il rumore il silenzio. Il “baraccone” che “serra la bocca di ferro” sembra chiudere non soltanto una giostra, ma un’intera stagione dell’anima. Rimane il vento, che “scortica il buio”, una delle immagini più potenti della poesia. Non c’è consolazione esplicita, ma una consapevolezza lucida della fragilità delle cose.
Dal punto di vista stilistico, Citelli dimostra una notevole capacità di sintesi e una grande attenzione al valore evocativo delle immagini. La sua scrittura richiama, per alcuni aspetti, la tensione simbolica di Eugenio Montale e la capacità di trasformare gli oggetti quotidiani in emblemi esistenziali. Tuttavia la sua voce mantiene una personalità autonoma, caratterizzata da un linguaggio essenziale ma ricco di suggestioni.
“Luna Park” è una poesia che parla di giostre, ma in realtà racconta il viaggio dell’uomo attraverso il tempo. Le luci si spengono, la musica tace e il movimento si arresta, ma resta l’esperienza vissuta, quella vertigine che ciascuno riconosce come parte della propria storia.
Biografia dell’autore
Graziano Citelli è un autore che affida alla poesia il compito di esplorare le zone più profonde dell’esperienza umana. La sua scrittura si distingue per l’attenzione alle immagini, per la capacità di condensare significati complessi in pochi versi e per una sensibilità che intreccia osservazione del reale e riflessione interiore. Nelle sue composizioni gli oggetti, i paesaggi e le situazioni quotidiane diventano spesso simboli di una ricerca esistenziale più ampia, capace di coinvolgere il lettore sul piano emotivo e intellettuale.
Intervista immaginaria a Graziano Citelli
D. Perché ha scelto proprio un luna park come ambientazione della poesia?
R. Perché il luna park è un luogo dove convivono meraviglia e inquietudine. Dietro la festa e i colori si nasconde sempre qualcosa di fragile e temporaneo.
D. Qual è il significato del buio che ritorna più volte nei versi?
R. Il buio rappresenta ciò che non possiamo controllare o conoscere completamente. È il limite che accompagna ogni esperienza umana.
D. Il finale appare malinconico. È una poesia pessimista?
R. Non direi pessimista. Piuttosto consapevole. Tutto ciò che si muove prima o poi si ferma, ma proprio questa consapevolezza rende prezioso ogni istante.
“Luna Park” ci ricorda che la vita assomiglia spesso a una giostra: ci solleva, ci spaventa, ci sorprende e infine ci restituisce al silenzio. Graziano Citelli racconta questo percorso con immagini nitide e memorabili, offrendo una poesia breve ma capace di lasciare una lunga eco nella mente del lettore.
Geo
Graziano Citelli appartiene a quella schiera di autori che trovano nella poesia uno strumento di esplorazione del mondo interiore e della realtà contemporanea. Attraverso immagini essenziali ma fortemente evocative, la sua scrittura dialoga con i grandi temi dell’esistenza umana. Alessandria Post continua a promuovere e valorizzare la poesia d’autore, offrendo spazio a voci che contribuiscono ad arricchire il panorama culturale contemporaneo.
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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta un luogo reale, ma una libera interpretazione artistica ispirata alla poesia “Luna Park” di Graziano Citelli e pubblicata da Alessandria Post.
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