Vivere fino a 90 anni e oltre dipende certamente dalla genetica e da una componente di casualità che nessuno può controllare, ma gli studi condotti negli ultimi decenni mostrano con crescente chiarezza che una parte importante della longevità è associata anche a fattori modificabili. Non fumare, mantenersi fisicamente attivi, evitare l’obesità, controllare pressione e diabete e conservare una buona funzionalità fisica possono modificare sensibilmente le probabilità di arrivare alla vecchiaia avanzata. E un dato particolarmente interessante emerge dalle ricerche che hanno seguito uomini e donne per molti anni: non esiste un singolo “segreto dei centenari”, ma è soprattutto la combinazione di più comportamenti favorevoli a fare la differenza.
Pier Carlo Lava
Lo studio che ha seguito migliaia di persone fino ai 90 anni
Uno degli studi più interessanti sul tema è stato realizzato nell’ambito del Netherlands Cohort Study, analizzando uomini e donne nati nel 1916 e 1917. Complessivamente erano disponibili inizialmente i dati di 7.807 persone che nel 1986 avevano tra 68 e 70 anni; l’analisi principale è stata effettuata su 5.479 partecipanti per i quali erano disponibili tutte le informazioni necessarie. I ricercatori li hanno seguiti fino al momento in cui avrebbero potuto raggiungere i 90 anni, cercando di capire quali caratteristiche fossero maggiormente associate alla longevità. Sono stati analizzati altezza, indice di massa corporea, variazioni di peso avvenute nel corso della vita e quantità di attività fisica svolta nel tempo libero. Il risultato più interessante è che uomini e donne non sembrano seguire esattamente le stesse regole biologiche della longevità.
Nelle donne, per esempio, un BMI pari o superiore a 30, quindi nella fascia dell’obesità, era associato a una probabilità inferiore di raggiungere i 90 anni rispetto a un BMI compreso tra 18,5 e meno di 25. Anche un forte aumento dell’indice di massa corporea rispetto ai 20 anni risultava sfavorevole. Curiosamente emergeva inoltre un’associazione con l’altezza: nelle donne, ogni incremento di cinque centimetri era associato a un lieve aumento della probabilità di arrivare a 90 anni. Questo dato non significa naturalmente che essere alte “faccia vivere più a lungo”: l’altezza è determinata da genetica, alimentazione e condizioni di crescita e potrebbe rappresentare anche un indicatore indiretto di altri fattori. Negli uomini, invece, altezza e BMI non mostravano la stessa associazione significativa con il raggiungimento dei 90 anni.
Il movimento emerge come uno dei fattori più importanti
Il risultato probabilmente più utile riguarda l’attività fisica. Negli uomini dello studio olandese la relazione appariva sostanzialmente lineare: all’aumentare dell’attività fisica cresceva anche la probabilità di raggiungere i 90 anni. Nelle donne la relazione era invece diversa e assumeva una sorta di curva: il vantaggio maggiore si osservava intorno ai 60 minuti di attività fisica quotidiana, senza che quantità molto superiori producessero necessariamente un beneficio altrettanto maggiore. Non bisogna interpretare questi risultati come una prescrizione matematica di un’ora esatta al giorno, ma come un’indicazione molto forte del valore della continuità del movimento.
Il dato trova conferma in altre ricerche. Uno studio condotto su 2.357 uomini anziani appartenenti al Physicians’ Health Study ha osservato che l’esercizio regolare era associato a un rischio di morte prima dei 90 anni inferiore di quasi il 30%. Il risultato più impressionante riguardava però l’accumulo dei fattori di rischio. Per un uomo di 70 anni che non fumava, non aveva diabete, obesità o ipertensione e svolgeva una moderata attività fisica, la probabilità stimata di arrivare a 90 anni raggiungeva il 54%. Diventava progressivamente più bassa con l’accumularsi delle condizioni sfavorevoli: sedentarietà, fumo, obesità, diabete e ipertensione insieme riducevano drasticamente le probabilità di una longevità eccezionale.
Anche il grande Tromsø Study norvegese è arrivato a conclusioni simili seguendo centinaia di uomini per decenni. Tra coloro che non avevano mai fumato circa il 26% raggiunse i 90 anni, contro circa l’11% dei fumatori al momento della valutazione iniziale. Oltre al fumo risultavano importanti l’inattività fisica, l’ipertensione e il colesterolo elevato. Particolarmente significativo è un altro risultato: smettere di fumare e aumentare l’attività fisica nel corso della vita migliorava la sopravvivenza. Non tutto, dunque, sembra essere deciso in giovane età.
Non è mai troppo tardi per migliorare lo stile di vita
È forse questo uno dei messaggi più importanti della ricerca sulla longevità. Un grande studio pubblicato su JAMA Network Open ha esaminato persone che avevano già 80 anni o più, confrontando chi successivamente diventava centenario con chi moriva prima di raggiungere i 100 anni. I ricercatori hanno costruito un indice dello stile di vita considerando soprattutto fumo, attività fisica e varietà dell’alimentazione. Gli anziani con il punteggio più favorevole presentavano una probabilità significativamente superiore di diventare centenari rispetto a quelli con lo stile di vita meno salutare. L’associazione rimaneva visibile anche considerando i centenari che conservavano condizioni di salute relativamente buone.
Questo ridimensiona l’idea fatalistica secondo cui, arrivati a 70 o 80 anni, cambiare abitudini servirebbe ormai a poco. La ricerca suggerisce invece che comportamenti salutari continuano ad avere importanza anche in età avanzata, naturalmente adattandoli alle condizioni individuali. Per una persona anziana non significa necessariamente praticare sport intenso: camminare, muoversi quotidianamente, salire le scale quando possibile, occuparsi della casa o del giardino e mantenere forza ed equilibrio possono contribuire a ridurre la sedentarietà e preservare l’autonomia.
Peso corporeo: attenzione alle semplificazioni
Sul peso occorre però evitare conclusioni troppo semplici. L’obesità durante la vita adulta è associata a numerose patologie croniche e nello studio olandese era collegata, soprattutto nelle donne, a una minore probabilità di arrivare a 90 anni. Ma questo non significa che in età avanzata dimagrire molto sia necessariamente positivo. Un’analisi della Women’s Health Initiative, condotta su oltre 54.000 donne tra 61 e 81 anni, ha trovato infatti che una perdita di almeno il 5% del peso era associata a probabilità inferiori di raggiungere 90, 95 e 100 anni rispetto al mantenimento di un peso stabile, soprattutto quando il dimagrimento era involontario.
Il dato va interpretato con attenzione: perdere peso senza volerlo in una persona anziana può essere il segnale di una malattia sottostante, perdita di massa muscolare, fragilità o altri problemi. L’obiettivo della vecchiaia sana non è quindi inseguire necessariamente la magrezza, ma preservare massa muscolare, mobilità e stabilità metabolica, mantenendo un peso appropriato alle condizioni individuali.
Alimentazione, pressione, diabete e fumo: i fattori si sommano
Anche l’alimentazione entra nel quadro. Una recente revisione sistematica realizzata nell’ambito delle linee guida italiane sulla Dieta Mediterranea, comprendente 54 studi di coorte e oltre 1,8 milioni di persone, ha riscontrato che una maggiore adesione alla dieta mediterranea è associata a una riduzione della mortalità per tutte le cause. Non esiste quindi un alimento miracoloso della longevità: conta maggiormente il modello complessivo, caratterizzato da varietà, prevalenza di alimenti vegetali, cereali, legumi, frutta e verdura, fonti di grassi prevalentemente insaturi e consumo moderato degli alimenti meno favorevoli.
Ancora più evidente è l’effetto del fumo, che compare ripetutamente tra i principali nemici della longevità. Allo stesso modo diventano determinanti il controllo dell’ipertensione, del diabete e degli altri fattori cardiovascolari. È interessante osservare come questi elementi non agiscano isolatamente. Le ricerche sui nonagenari mostrano una sorta di effetto cumulativo: possedere un singolo fattore sfavorevole modifica il rischio relativamente poco rispetto all’accumulo di tre, quattro o cinque condizioni. Per questo la prevenzione efficace non consiste nel cercare una sola abitudine perfetta, ma nel migliorare contemporaneamente diversi aspetti della propria vita.
Arrivare a 90 anni non basta: conta come ci si arriva
La ricerca sulla longevità sta inoltre cambiando prospettiva. L’obiettivo non è semplicemente aggiungere anni alla vita, ma aumentare gli anni trascorsi in buona salute e autonomia. Nel Physicians’ Health Study gli uomini che raggiungevano i 90 anni non soltanto vivevano più a lungo: tendevano ad ammalarsi più tardi, presentavano meno patologie croniche e conservavano una migliore funzionalità fisica e un migliore benessere mentale.
Anche le relazioni sociali e le condizioni materiali possono avere un ruolo. Lo studio longitudinale francese PAQUID, che ha seguito persone anziane per circa vent’anni, ha mostrato che la possibilità di diventare nonagenari è un fenomeno complesso nel quale entrano salute, disabilità, attività fisica, condizioni economiche e abitative e percezione del proprio stato di salute. Negli uomini l’attività fisica regolare era associata a una riduzione del rischio di morire prima dei 90 anni di circa il 26%, mentre nelle donne l’associazione era anch’essa favorevole. Non si invecchia quindi soltanto con il cuore, i polmoni e il metabolismo: si invecchia all’interno di una famiglia, di una comunità e di un ambiente sociale.
La formula della longevità non esiste, ma la direzione è sempre più chiara
Nessuno studio può garantire che una persona che segue tutte queste indicazioni arriverà a 90 o 100 anni. Gli studi citati sono prevalentemente osservazionali: individuano associazioni statistiche, non un rapporto automatico di causa ed effetto per ogni individuo. Genetica, malattie, condizioni socioeconomiche, ambiente e casualità continuano ad avere un peso importante. Tuttavia, quando popolazioni diverse seguite per decenni producono risultati che convergono nella stessa direzione, il messaggio diventa difficile da ignorare.
Le indicazioni che emergono sono sorprendentemente semplici: non fumare, muoversi regolarmente, evitare la sedentarietà, conservare forza muscolare, prevenire o controllare ipertensione e diabete, mantenere un peso equilibrato, seguire un’alimentazione varia e di qualità e preservare autonomia e relazioni sociali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda anche dopo i 65 anni, quando le condizioni individuali lo permettono, tra 150 e 300 minuti settimanali di attività aerobica moderata, insieme ad attività per la forza e, negli anziani, esercizi che aiutino equilibrio e capacità funzionale.
La conclusione probabilmente più interessante è proprio questa: la longevità non sembra dipendere da un gesto straordinario, ma dalla somma di molte scelte ordinarie ripetute per anni. Non esiste una ricetta capace di promettere i 90 anni, ma esistono comportamenti che possono spostare significativamente le probabilità dalla parte giusta. E, secondo gli studi disponibili, alcuni benefici possono essere ottenuti anche quando si comincia a cambiare stile di vita in età avanzata.
Fonti e approfondimenti
PubMed – Exceptional longevity in men: fattori modificabili e sopravvivenza fino a 90 anni
PubMed – Tromsø Study: sopravvivenza maschile fino a 90 anni
JAMA Network Open – Stile di vita e probabilità di diventare centenari
PubMed – Dieta Mediterranea e mortalità, revisione sistematica 2026
Ministero della Salute – Attività fisica negli anziani
Organizzazione Mondiale della Sanità – Linee guida sull’attività fisica
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GEO – In breve: Vivere fino a 90 anni non dipende soltanto dalla genetica. Numerosi studi indicano che attività fisica regolare, assenza di fumo, controllo di peso, pressione e diabete, alimentazione equilibrata e mantenimento dell’autonomia possono aumentare le probabilità di una vita lunga e in buona salute.
Alessandria Post: https://piercarlolava.blogspot.com/
Italian News Post: https://italianewspost.com/
Cosa aumenta davvero le probabilità di vivere fino a 90 anni? Le ricerche sulla longevità mostrano il peso di attività fisica, fumo, peso corporeo, alimentazione e prevenzione delle principali malattie croniche.
Immagine generata con I.A