La colazione italiana sta cambiando. Il classico caffè o cappuccino accompagnato dal cornetto continua a essere un rito profondamente radicato, ma attorno a questa abitudine sta crescendo qualcosa di diverso: la colazione non coincide più necessariamente con le prime ore del mattino. Si può entrare in un locale alle dieci, alle undici o persino avvicinandosi all’ora di pranzo e scegliere ancora prodotti tipicamente associati al risveglio. È uno dei segnali di un cambiamento più ampio nei nostri stili di vita: gli orari diventano meno rigidi, i momenti di consumo si sovrappongono e la colazione, soprattutto quando viene fatta fuori casa, assume sempre più una dimensione di piacere, socialità e tempo dedicato a se stessi.
Pier Carlo Lava
Il rito della colazione resta fortissimo, ma cambia forma
I numeri aiutano a capire quanto questo momento della giornata sia importante. Secondo le elaborazioni FIPE-Confcommercio su dati TradeLab, nel 2025 la colazione ha rappresentato il 26,7% delle visite del mercato dei consumi fuori casa, risultando la principale occasione di consumo della giornata. Subito dopo viene la pausa della mattina, con il 18,4%, davanti persino al pranzo, che vale il 17,3%, e alla cena, al 14,1%. Nel complesso i bar italiani hanno registrato nel 2025 quasi 6 miliardi di visite, generando un mercato da circa 23,8 miliardi di euro. Dunque il bar continua ad avere in Italia una funzione che va ben oltre la semplice somministrazione di caffè: è uno dei grandi luoghi quotidiani della socialità italiana.
Bisogna tuttavia fare una precisazione importante. Parlare di successo della colazione tardiva non significa sostenere che gli italiani stiano semplicemente aumentando in massa le colazioni al bar. I dati più recenti mostrano infatti un mercato del fuori casa complessivamente più prudente: nel 2025 le visite sono diminuite e nei primi mesi del 2026 anche la colazione tradizionale ha registrato alcune flessioni. A maggio 2026, per esempio, FIPE rilevava per la colazione un calo delle visite del 7,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Parallelamente, però, alcune occasioni intermedie acquistano importanza: a marzo 2026 la pausa della mattina cresceva del 3,2% nelle visite. È proprio in questa zona di confine tra colazione e pausa mattutina che diventa interessante osservare il cambiamento delle abitudini.
Dalle sette del mattino alle undici: gli orari diventano più elastici
Per decenni la giornata alimentare degli italiani è stata scandita da confini piuttosto precisi: colazione appena svegli, pranzo intorno alle 12.30-13.30, cena la sera. Questa struttura non è scomparsa, ma per una parte della popolazione è diventata più flessibile. Il lavoro da remoto e quello ibrido, i turni, le professioni autonome, gli orari universitari, il turismo, i fine settimana trascorsi fuori casa e, più in generale, una vita quotidiana meno uniforme fanno sì che non tutti inizino la giornata alla stessa ora.
E quando cambia l’organizzazione della giornata, cambia inevitabilmente anche il momento nel quale si mangia. Una persona che alle 7 prende soltanto un caffè può avere voglia alle 10.30 di cappuccino e brioche; chi si alza tardi nel fine settimana può sedersi al tavolo alle 11 e desiderare qualcosa che assomiglia contemporaneamente alla colazione e al pranzo. È qui che la tradizionale colazione italiana comincia a incontrare il brunch, senza necessariamente trasformarsi nel modello anglosassone fatto di uova, bacon e piatti abbondanti.
La colazione diventa un’esperienza
C’è poi un cambiamento forse ancora più importante. Fare colazione fuori non serve necessariamente a fare prima. Un’indagine di Altroconsumo aveva già mostrato un dato apparentemente paradossale: chi faceva colazione a casa dedicava mediamente circa 15 minuti tra preparazione e consumo, mentre al bar il tempo saliva a circa 20 minuti. Il bar, dunque, non viene scelto soltanto perché è comodo. Viene scelto anche perché permette di concedersi una pausa.
E questo spiega perché la colazione tardiva possa risultare particolarmente attraente nel fine settimana. Non c’è l’ufficio che aspetta, non bisogna bere il caffè in pochi minuti e correre via. Si può incontrare qualcuno, leggere, conversare, ordinare una seconda bevanda o aggiungere qualcosa da mangiare. La colazione smette così di essere esclusivamente un atto funzionale al risveglio e diventa una piccola esperienza fuori casa.
È un cambiamento che i locali hanno compreso. Accanto a espresso, cappuccino e cornetto compaiono sempre più spesso torte, lievitati elaborati, focacce, toast, yogurt, frutta, proposte salate e piatti che possono essere consumati indifferentemente alle 9.30 o alle 11.30. In alcuni locali la distinzione fra colazione, pausa mattutina e brunch diventa volutamente sottile.
Il piccolo lusso che costa meno di una cena
Esiste anche una spiegazione economica. In una fase nella quale i consumatori mostrano maggiore prudenza nella spesa fuori casa, concedersi una colazione in un bel locale rappresenta un’esperienza sociale con una barriera economica generalmente inferiore rispetto a un pranzo o soprattutto a una cena. Non è un elemento secondario. FIPE segnala che nel 2025 le visite complessive nel fuori casa sono diminuite del 3,6%, mentre il valore del mercato è cresciuto appena dello 0,8%. A maggio 2026 il fenomeno era ancora evidente: visite in calo del 3,4%, valore in aumento del 2,3% e scontrino medio cresciuto del 5,8%.
Gli italiani, insomma, sembrano selezionare maggiormente le occasioni nelle quali spendere. In questo contesto una buona colazione, magari più ricca e consumata con calma a metà mattina, può rappresentare una forma di gratificazione relativamente accessibile: si esce, si incontra qualcuno, si frequenta un locale piacevole e ci si concede qualcosa di speciale senza affrontare necessariamente il costo di un pranzo completo.
Brunch e contaminazioni internazionali
C’è infine l’influenza delle abitudini internazionali. Viaggi, turismo e social network hanno reso familiari parole e rituali che vent’anni fa appartenevano soprattutto alle grandi città e agli alberghi. Il brunch è ormai entrato nel linguaggio comune e si sono diffuse formule ancora più elastiche, fino all’“all day breakfast”, cioè la possibilità di ordinare cibi da colazione praticamente durante tutta la giornata.
L’Italia, però, tende ad assorbire queste tendenze senza rinunciare completamente alla propria identità. Il cornetto rimane infatti centrale nella colazione al bar: nell’indagine Altroconsumo era consumato spesso o sempre dal 68% di chi frequentava il bar per la colazione, mentre caffè e cappuccino restavano le bevande protagoniste. Più che una sostituzione della colazione italiana con quella americana o britannica, stiamo quindi assistendo a una contaminazione: la tradizione resta, ma si amplia l’orario nel quale può essere vissuta e aumenta la varietà dell’offerta.
Un piccolo cambiamento che racconta una trasformazione molto più grande
Alla fine, parlare di cappuccino alle undici significa parlare della società italiana. I confini temporali della vita quotidiana sono meno netti di un tempo: si lavora in modi differenti, si fanno acquisti a qualsiasi ora, si comunica continuamente e anche il rapporto con il cibo diventa più individuale. Non esiste più per tutti la stessa successione rigida di colazione, pranzo e cena.
La colazione fuori orario racconta quindi qualcosa che va ben oltre brioche e caffè. Racconta la ricerca di tempo personale, il bisogno di socialità, l’influenza di modelli internazionali e contemporaneamente la resistenza di uno dei riti più italiani che esistano: entrare in un bar, sentire il rumore della macchina dell’espresso, ordinare un caffè o un cappuccino e concedersi qualche minuto lontano dagli impegni.
Forse è proprio questo il punto. Agli italiani non sta necessariamente passando la voglia della colazione tradizionale. Sta passando, almeno in parte, l’idea che debba essere fatta obbligatoriamente a una determinata ora.
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