IL CANTO DELL’ AUTUNNO

Ali di vento
dal profumo di braci.
In un mattino distratto
trasceso nel tempo
di un bacio rubato.

Lenzuolo di fresco mattino
scioglie i nodi
di un caldo non piu’ stridente.

Esalo l’ ultima pietra
ancora rovente.
Mi adagio tra il vetro
e una fessura di respiro.

Odo il canto
di un autunno
che rinasce
nel gesto di un ricordo
mai sopito.

Il Canto dell’Autunno – La rinascita della memoria nel respiro del tempo

La lirica “Il canto dell’autunno” si presenta come una raffinata partitura sensoriale che indaga il delicato e inesorabile passaggio tra le stagioni, trasformando il mutamento meteorologico in una profonda transizione dell’anima.

L’evocazione sensoriale e il tempo sospeso I primi versi catturano immediatamente il lettore attraverso un’immagine olfattiva di forte impatto nostalgico: le “ali di vento dal profumo di braci”. Questo incipit ci trasporta in un “mattino distratto”, un tempo liminale in cui la realtà sembra sospendersi per lasciare spazio alla memoria, trascesa nella fugacità di un “bacio rubato”. È l’innesco di una riflessione in cui il paesaggio esterno e quello interiore iniziano a sovrapporsi.

Il gioco dei contrasti termici Il nucleo centrale della poesia gioca sapientemente sui contrasti tattili e termici. Il “lenzuolo di fresco mattino” interviene a sciogliere i nodi di un’estate che declina, definita magnificamente come un “caldo non più stridente”. L’immagine dell’esalare “l’ultima pietra ancora rovente” suggerisce una liberazione catartica: è il rilascio finale di un’energia, forse di una passione o di un’inquietudine, che cede il passo a una ritrovata pacificazione.

Lo spazio di confine Particolarmente suggestiva e di grande forza poetica è la collocazione dell’io lirico:

“Mi adagio tra il vetro / e una fessura di respiro.”

Questa spazialità ridotta ed essenziale rappresenta un luogo di confine, una trincea trasparente e intima da cui osservare il mondo che muta. È il punto esatto in cui l’osservatore si fa permeabile al cambiamento senza esserne travolto.

L’autunno come rinascita Nel finale, l’autore compie un ribaltamento semantico di grande bellezza. L’autunno si spoglia della sua tradizionale veste di fine e decadenza per farsi grembo di rinascita. Il “canto” stagionale diventa il risveglio di un “ricordo mai sopito”. L’autunno non porta con sé l’oblio, ma si fa custode della memoria.

Conclusione Con uno stile asciutto ma densissimo di immagini, questa poesia riesce a condensare in pochi versi la complessità dell’animo umano di fronte al tempo che scorre. Una lettura preziosa, perfetta per accompagnare chi legge attraverso i propri personali passaggi di stagione.

Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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