Avevano pochi anni, molti sogni e una fiducia quasi assoluta nella possibilità di cambiare il mondo. Alla fine del 1919 alcuni minorenni abbandonarono le proprie famiglie per raggiungere Gabriele D’Annunzio a Fiume. Giovanni Pioda parte dalla loro esperienza per raccontare non soltanto un’impresa politica e militare, ma soprattutto la fragilità di una generazione trascinata dall’entusiasmo dentro uno dei periodi più tormentati del Novecento.

Pier Carlo Lava

Il titolo esatto del romanzo è I ragazzi del Vate alla festa di Fiume, come riportato sulla copertina e nel catalogo di Armando Editore. La parola “festa” è determinante: richiama l’atmosfera euforica, trasgressiva e rivoluzionaria che accompagnò l’esperienza fiumana, ma assume anche un significato amaro quando viene confrontata con ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi.

Il romanzo di Giovanni Pioda muove da una vicenda storica autentica: quella dei giovanissimi che, spesso ancora minorenni, scapparono da casa per seguire il “Comandante” Gabriele D’Annunzio. Fra loro c’è Renato, protagonista attraverso il quale il lettore entra in un mondo alimentato da patriottismo, inquietudine, desiderio di avventura e bisogno di appartenere a qualcosa di più grande.

Per questi ragazzi Fiume non rappresenta soltanto una città contesa. È la promessa di una vita diversa, lontana dall’autorità familiare e dalle regole di una società uscita sconvolta dalla Prima guerra mondiale. D’Annunzio esercita su di loro il fascino dell’eroe, del poeta capace di trasformare la politica in spettacolo e la ribellione in un’esperienza collettiva.

La Storia, tuttavia, non concede innocenza a lungo. Quella che inizialmente appare come una festa si trasforma progressivamente in una prova dolorosa, destinata a segnare per sempre i protagonisti.

Fiume, fra realtà e utopia

L’impresa di Fiume ebbe inizio il 12 settembre 1919, quando D’Annunzio entrò nella città alla guida di militari ribelli e volontari, opponendosi alle decisioni diplomatiche maturate dopo la Grande Guerra. Nell’agosto del 1920 venne proclamata la Reggenza italiana del Carnaro; l’esperienza terminò nel dicembre dello stesso anno, dopo gli scontri passati alla storia come il “Natale di sangue”. Una ricostruzione essenziale degli avvenimenti è disponibile nel Dizionario di Storia Treccani.

Fiume fu un fenomeno difficile da racchiudere in una sola definizione. Vi convivevano nazionalismo, ribellione militare, sperimentazione sociale, retorica, aspirazioni libertarie e anticipazioni di simboli successivamente utilizzati dal fascismo. Attorno a D’Annunzio si raccolsero reduci, rivoluzionari, avventurieri, sindacalisti, artisti e giovani in cerca di un futuro.

Il romanzo di Pioda trova la propria ragione narrativa proprio dentro queste contraddizioni. Non sembra interessato a ridurre l’impresa a una celebrazione patriottica o a leggerla esclusivamente come un’anticipazione del fascismo. Preferisce affidare la storia allo sguardo dei ragazzi, mostrando la distanza esistente fra le grandi parole pronunciate dai leader e le conseguenze vissute dalle persone comuni.

Renato e i suoi compagni non possiedono ancora gli strumenti per comprendere completamente ciò che sta accadendo. Sono attratti dal carisma del Vate e dalla promessa di partecipare alla costruzione di una società nuova. La loro scelta contiene coraggio, ingenuità e incoscienza. Fuggire da casa significa per loro diventare adulti, ma sarà la violenza della Storia a imporre quella crescita in modo brutale.

Le vite oltre l’impresa

La parte più interessante del progetto narrativo non riguarda soltanto la permanenza a Fiume. Terminata l’impresa, i ragazzi si disperdono e percorrono strade differenti, talvolta entrando in campi politici e ideologici opposti. L’esperienza vissuta insieme non produce una visione comune del futuro: ciascuno la interpreta secondo la propria sensibilità, le circostanze incontrate e le scelte compiute.

Il romanzo attraversa così un Novecento segnato dall’affermazione del fascismo, dalle persecuzioni, dalle deportazioni e dalla guerra. Gli ideali giovanili vengono messi alla prova da regimi che pretendono obbedienza, da confini che separano le persone e da appartenenze politiche capaci di trasformare un vecchio amico in un avversario.

Pioda sembra porre una domanda particolarmente attuale: che cosa rimane di un legame quando la politica divide radicalmente le persone? La sua risposta non consiste in un’improbabile cancellazione delle responsabilità individuali. Le scelte continuano ad avere un peso e la Storia non viene neutralizzata in nome dei sentimenti. Eppure, oltre le ideologie, possono resistere la memoria di ciò che si è condiviso, la riconoscenza e una forma profonda di fedeltà umana.

Amicizia e lealtà diventano pertanto il vero filo conduttore dell’opera. Mentre governi, regimi e progetti politici sorgono e crollano, i rapporti autentici possono attraversare il tempo, le frontiere e persino le contrapposizioni più dolorose. Non sempre riescono a impedire la tragedia, ma conservano una parte dell’umanità che gli eventi tentano di cancellare.

Giovani sedotti dalle grandi parole

Pur essendo ambientato nel secolo scorso, il romanzo affronta un tema che conserva una forte attualità: la capacità delle parole solenni, dei simboli e delle personalità carismatiche di conquistare i più giovani. I ragazzi di Fiume cercano uno scopo, un’identità e una comunità alla quale appartenere. Sono bisogni universali che possono essere indirizzati verso un progetto costruttivo oppure utilizzati da chi promette gloria e risposte semplici.

D’Annunzio comprendeva la potenza della comunicazione politica, dei gesti teatrali e dei rituali collettivi. Il suo linguaggio riusciva a trasformare una complessa contesa internazionale in un’avventura eroica. Agli occhi di adolescenti insofferenti verso la normalità, Fiume poteva apparire come il luogo nel quale ogni convenzione sarebbe stata superata.

Il titolo scelto da Pioda contiene dunque una sottile ambivalenza. La festa è entusiasmo, libertà e scoperta, ma può anche diventare una sospensione ingannevole della realtà. Prima o poi le luci si spengono e ciascuno deve confrontarsi con le conseguenze delle proprie decisioni.

Il romanzo non giudica i protagonisti con la sicurezza di chi conosce già l’esito degli avvenimenti. Cerca invece di restituire loro l’età, le speranze e la vulnerabilità che possedevano nel momento della scelta. È questa prospettiva umana a impedire che il racconto si trasformi in una semplice lezione di storia.

Un esordio narrativo fra memoria e coscienza

Con le sue 160 pagine, I ragazzi del Vate alla festa di Fiume si presenta come un romanzo storico concentrato, capace di collegare l’avventura giovanile dei protagonisti alle lacerazioni politiche e morali del Novecento. La vastità degli eventi affrontati rappresenta una sfida: raccontare in uno spazio relativamente contenuto un periodo tanto complesso richiede necessariamente selezione e sintesi.

Il punto di forza del progetto risiede però nella scelta di osservare la grande Storia attraverso esistenze individuali. Fascismo, guerra e persecuzioni non rimangono categorie astratte, perché irrompono nelle amicizie, separano le persone e trasformano per sempre il significato di una passata esperienza comune.

Quello di Pioda è quindi un romanzo sulla giovinezza, ma anche sulla responsabilità della memoria. Ricorda che dietro ogni movimento politico esistono esseri umani, spesso giovanissimi, attratti da una promessa che non sono ancora in grado di giudicare pienamente. E suggerisce che, quando le ideologie crollano, ciò che può sopravvivere non è la retorica dei capi, ma la fedeltà di chi ha continuato a riconoscere nell’altro una persona.

L’autore

Giovanni Pioda, nato a Perugia nel 1956, proviene da una famiglia cosmopolita nella quale si intrecciano origini svizzere, americane, francesi, scandinave e umbre. Medico legale libero professionista, ha lavorato per oltre trent’anni nella Polizia di Stato. Coltiva interessi per la musica, la letteratura, la filosofia e la fotografia. I ragazzi del Vate alla festa di Fiume è il suo primo romanzo.

Scheda del libro

I ragazzi del Vate alla festa di Fiume, di Giovanni Pioda
Armando Editore, collana “Narrare”, 2026
160 pagine – 15 euro

Informazioni editoriali: Armando Editore

GEO: Fiume–Rijeka, Croazia; Ronchi dei Legionari, Friuli-Venezia Giulia; Perugia, Umbria; Italia.

Per continuare a leggere notizie, recensioni e approfondimenti culturali:
Alessandria Post – ItalianNewsPost

Fonte immagine: Armando Editore – copertina editoriale del volume.