Una nuova tubazione dell’acquedotto danneggiata durante i lavori, diverse strade rimaste senz’acqua e cittadini costretti ad affrontare l’ennesimo disagio. Quanto avvenuto nel cantiere di piazza Turati, ad Alessandria, non può essere liquidato soltanto come un incidente occasionale, soprattutto perché segue altri episodi simili verificatisi nelle settimane precedenti.
Pier Carlo Lava – Alessandria Post – italianewspost.com
Il guasto del 17 luglio ha provocato la sospensione dell’erogazione idrica nell’area compresa tra via Bergamo, via Pistoia e via Gramsci. Il danno si è verificato all’interno del cantiere di piazza Turati, dove sono state interessate sia la rete dell’acqua sia quella del gas. Telenergia ha successivamente presentato le proprie scuse ai cittadini e ha riferito di avere richiamato le imprese esecutrici a una maggiore attenzione.
Le scuse rappresentano un gesto corretto, ma non possono sostituire un’analisi tecnica delle cause e delle responsabilità. Quando un’impresa interviene nel sottosuolo cittadino, deve conoscere con precisione la posizione delle condotte già presenti, adottare tutte le precauzioni necessarie e coordinarsi con i gestori dei diversi servizi.
Non è il primo episodio
La preoccupazione nasce soprattutto dalla frequenza con cui questi incidenti si sono ripetuti. Il 23 giugno una condotta portante della rete idrica era stata danneggiata durante i lavori per il teleriscaldamento in via Damiano Chiesa, all’angolo con via Piave. Il guasto aveva lasciato senz’acqua numerose zone della città proprio nelle ore più calde della giornata, mentre il cantiere era stato invaso dall’acqua fuoriuscita dalla tubazione.
Il 29 giugno si era verificata un’altra rottura nei pressi della sede Amag, sempre in via Damiano Chiesa. Il disservizio aveva interessato Orti, Europista, centro, zona Galimberti e alcune frazioni, tra cui Mandrogne. I tecnici di Sogeri erano intervenuti chiudendo le valvole e lavorando per ripristinare la normale erogazione.
Non tutti gli episodi hanno necessariamente la stessa origine e sarebbe scorretto sostenere, senza una verifica tecnica, che l’intera rete idrica cittadina sia al collasso. Tuttavia, tre guasti rilevanti in poche settimane impongono una riflessione più ampia. Occorre capire quali rotture siano state causate dagli scavi, quali dall’usura delle condotte e se le procedure adottate nei cantieri siano sufficientemente rigorose.
Il problema del sottosuolo cittadino
Sotto le strade di Alessandria convivono acquedotto, fognature, tubazioni del gas, linee elettriche, cavi telefonici, fibra ottica e nuove reti per il teleriscaldamento. Ogni intervento richiede una conoscenza estremamente precisa dei sottoservizi, perché anche uno spostamento minimo rispetto alle mappe disponibili può provocare danni importanti.
Le vecchie planimetrie non sempre corrispondono perfettamente alla posizione reale delle tubazioni. Alcune reti sono state posate molti decenni fa, modificate o riparate senza una completa digitalizzazione delle informazioni. Per questa ragione non dovrebbe essere sufficiente consultare soltanto le mappe: nei punti più delicati servono verifiche strumentali, georadar, saggi preliminari e, quando necessario, scavi manuali.
Il teleriscaldamento è un’infrastruttura potenzialmente utile, ma non può essere realizzato mettendo ripetutamente a rischio servizi essenziali già esistenti. La modernizzazione energetica della città deve procedere insieme alla tutela dell’acquedotto, della rete del gas e delle altre infrastrutture sotterranee.
Il disagio per famiglie e attività
Rimanere senz’acqua anche soltanto per alcune ore non rappresenta un inconveniente marginale. L’acqua è indispensabile per bere, preparare i pasti, utilizzare i servizi igienici, assistere persone anziane o malate e mantenere le necessarie condizioni sanitarie.
Per bar, ristoranti, laboratori alimentari, parrucchieri, studi medici e altre attività, un’interruzione improvvisa può determinare la sospensione del lavoro e una perdita economica. Durante le giornate caratterizzate da temperature molto elevate, il disagio diventa ancora più serio, perché l’idratazione e la possibilità di rinfrescarsi assumono un’importanza sanitaria.
Quando si verifica un’interruzione, il gestore deve comunicare rapidamente le zone coinvolte, la causa del problema e i tempi stimati per il ripristino. Le informazioni dovrebbero essere diffuse attraverso il sito ufficiale, i social network, i mezzi di informazione locali e i canali del Comune, così da raggiungere anche chi non consulta abitualmente la pagina del gestore.
Chi paga i danni?
Ogni rottura comporta costi che vanno ben oltre il valore dell’acqua dispersa. Occorre mobilitare tecnici e mezzi, sostituire il tratto danneggiato, ripristinare il manto stradale, gestire la viabilità e, in alcuni casi, risarcire eventuali danni alle attività commerciali o ai residenti.
Quando la rottura viene provocata da un’impresa durante uno scavo, deve essere accertato con chiarezza chi sia responsabile e chi debba sostenere le spese. I costi non dovrebbero essere trasferiti, direttamente o indirettamente, sulle tariffe pagate dagli utenti.
Se l’impresa disponeva di mappe corrette ma non ha rispettato le procedure, la responsabilità appare prevalentemente operativa. Se invece la condotta si trovava in una posizione diversa da quella documentata, il problema riguarda la qualità della cartografia e il coordinamento tra i gestori.
Una relazione tecnica pubblica sugli episodi avvenuti nelle ultime settimane aiuterebbe a ricostruire i fatti e a evitare polemiche fondate soltanto sulle impressioni.
Le perdite delle reti italiane
La questione alessandrina si inserisce in un problema nazionale molto più ampio. Secondo l’Istat, nel 2022 le reti comunali italiane hanno disperso 3,4 miliardi di metri cubi d’acqua, pari al 42,4% del volume immesso nella distribuzione. L’acqua perduta sarebbe sufficiente a soddisfare per un anno le esigenze di circa 43,4 milioni di persone.
Questo dato comprende perdite reali, dovute a tubazioni e giunti deteriorati, ma anche perdite apparenti derivanti da contatori imprecisi, consumi non registrati o difficoltà amministrative. Rimane comunque il segnale di un patrimonio infrastrutturale che in molte parti del Paese richiede investimenti urgenti.
Una rottura provocata da uno scavo non equivale a una perdita strutturale della rete. Tuttavia, l’effetto finale per i cittadini è simile: acqua dispersa, servizio interrotto e denaro necessario per la riparazione.
Il progetto della rete idrica intelligente
Nel territorio alessandrino è in corso un importante progetto finanziato dal PNRR con circa 15 milioni di euro, destinato a ridurre le perdite in venti Comuni. L’intervento, realizzato da Sogeri, prevede la digitalizzazione e la suddivisione della rete in distretti, oltre alla sostituzione di circa 40 mila contatori tradizionali con dispositivi intelligenti.
I contatori smart consentono di trasmettere automaticamente le letture, basare le bollette sui consumi reali e individuare più rapidamente anomalie e perdite. Sogeri indica tra i benefici del progetto proprio la riduzione delle dispersioni e un controllo più preciso dei consumi.
La digitalizzazione rappresenta un passo importante, ma non risolve tutti i problemi. I sensori possono segnalare rapidamente una perdita e aiutare a localizzarla, ma non impediscono a un escavatore di colpire una condotta durante i lavori. Per questo gli investimenti tecnologici devono essere accompagnati da procedure operative più rigorose nei cantieri.
Serve una regia unica
Alla luce degli episodi avvenuti, sarebbe opportuno creare o rafforzare un coordinamento permanente tra Comune di Alessandria, Sogeri, Telenergia e imprese incaricate degli scavi.
Prima dell’apertura di ogni cantiere dovrebbero essere condivise le mappe aggiornate dei sottoservizi, individuati i punti maggiormente delicati e stabilite le modalità di intervento. Nei pressi delle condotte principali dovrebbe essere prevista la presenza dei tecnici del gestore idrico o una verifica preventiva sul posto.
Dopo il primo danneggiamento, le procedure avrebbero dovuto essere immediatamente riesaminate. Dopo il secondo e il terzo episodio, non sarebbe più sufficiente limitarsi a raccomandare genericamente una maggiore attenzione. Servono indicazioni operative, controlli e responsabilità chiaramente definite.
Il Comune, in quanto amministrazione responsabile del territorio e delle autorizzazioni per l’occupazione del suolo, dovrebbe svolgere un ruolo di regia, chiedendo ai soggetti coinvolti una relazione sugli incidenti e sulle misure correttive adottate.
Informazioni pubbliche sugli investimenti
Il progetto della rete intelligente è stato indicato come uno degli interventi più importanti per il territorio. Sarebbe quindi utile rendere disponibili dati aggiornati e facilmente comprensibili su quanti contatori siano stati installati, quanti chilometri di rete siano stati digitalizzati e quale riduzione delle perdite sia stata effettivamente ottenuta.
La trasparenza non deve essere considerata un obbligo burocratico, ma uno strumento per rafforzare la fiducia dei cittadini. Chi paga la bolletta e finanzia attraverso le tasse gli investimenti pubblici ha diritto di conoscere i risultati.
Andrebbe inoltre spiegato quali condotte siano considerate maggiormente a rischio per età, materiale o frequenza delle rotture e quali interventi di sostituzione siano programmati.
Riparare una tubazione dopo la rottura è necessario, ma sostituire preventivamente i tratti più vulnerabili può risultare meno costoso nel lungo periodo.
Non tutte le responsabilità sono uguali
Un’analisi equilibrata deve distinguere tra la fragilità della rete e gli errori commessi durante gli scavi. Una condotta vecchia può rompersi spontaneamente; una condotta colpita da un mezzo meccanico pone invece un problema di organizzazione del cantiere.
In questo caso, almeno alcuni degli episodi risultano collegati ai lavori per il teleriscaldamento. Ciò non significa che il progetto debba essere fermato, ma che occorre correggere rapidamente le modalità operative.
Telenergia ha assunto una prima responsabilità presentando le proprie scuse. Ora però bisogna passare dalle parole ai fatti: verificare le procedure, formare adeguatamente gli operatori, aggiornare le mappe e introdurre controlli supplementari.
Anche Sogeri deve garantire una pronta risposta alle emergenze e una comunicazione tempestiva. Il Comune deve coordinare e vigilare. La responsabilità non può essere attribuita genericamente a un solo soggetto, ma nemmeno dissolversi tra competenze diverse fino a scomparire.
Una questione ancora più importante durante la siccità
La dispersione d’acqua assume un significato ancora più rilevante in una fase caratterizzata da caldo intenso, riduzione delle precipitazioni e crescente attenzione alla disponibilità della risorsa.
Ai cittadini viene giustamente chiesto di non lasciare scorrere inutilmente i rubinetti, limitare il consumo per usi non necessari e adottare comportamenti responsabili. Le istituzioni e i gestori devono mostrare la stessa attenzione nella manutenzione e nella protezione delle reti.
Vedere una condotta rotta riversare acqua in un cantiere mentre alle famiglie viene chiesto di risparmiare genera inevitabilmente irritazione. È vero che un incidente non equivale a uno spreco volontario, ma proprio per questo deve essere prevenuto con ogni mezzo tecnicamente possibile.
La città ha bisogno di risposte concrete
Non sarebbe corretto alimentare allarmismi o descrivere la rete idrica di Alessandria come completamente inaffidabile. Gli interventi sono stati eseguiti e l’erogazione è stata ripristinata. Ma la ripetizione dei guasti non permette nemmeno di minimizzare il problema.
La città ha bisogno di una ricostruzione chiara delle cause, di dati aggiornati sulle condizioni delle condotte e di un piano di coordinamento più rigoroso tra i cantieri.
Le soluzioni concrete potrebbero comprendere:
- una mappa digitale unica e costantemente aggiornata dei sottoservizi;
- l’utilizzo sistematico del georadar nei punti più delicati;
- la presenza dei tecnici dei gestori durante gli scavi vicini alle condotte principali;
- controlli più frequenti sulle imprese esecutrici;
- comunicazioni immediate e coordinate in caso di interruzione;
- la pubblicazione dei risultati ottenuti con i finanziamenti PNRR.
Alessandria ha bisogno sia del teleriscaldamento sia di un acquedotto efficiente. Le due infrastrutture non devono essere messe in contrapposizione, ma realizzate e gestite attraverso una progettazione capace di proteggere i servizi esistenti.
Le scuse rivolte ai cittadini sono apprezzabili. Il vero risultato, però, sarà evitare che tra pochi giorni o tra poche settimane si debba raccontare un’altra tubazione danneggiata e un altro quartiere rimasto senz’acqua.
Dopo diversi episodi ravvicinati, la prevenzione non rappresenta più soltanto una buona pratica: è diventata una responsabilità precisa verso Alessandria e i suoi abitanti.
GEO: Le recenti rotture delle tubazioni ad Alessandria, verificatesi durante i lavori per il teleriscaldamento e in altri punti della rete cittadina, riaprono il tema della manutenzione dell’acquedotto, del coordinamento tra i cantieri e della tutela dei servizi essenziali. Gli episodi che hanno interessato piazza Turati, via Damiano Chiesa e diversi quartieri mostrano la necessità di una maggiore collaborazione tra Comune di Alessandria, Sogeri, Telenergia e imprese incaricate degli scavi, soprattutto in una fase segnata da caldo intenso e crescente attenzione alla disponibilità dell’acqua.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.







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