La qualità dell’aria in Piemonte sta lentamente migliorando, ma sarebbe prematuro affermare che l’emergenza inquinamento sia stata superata. I dati relativi al 2025 mostrano concentrazioni medie di particolato tra le più basse dell’intera serie storica regionale e un calo significativo delle stazioni che hanno superato il limite giornaliero del PM10. Rimangono però alcune criticità legate alle polveri sottili, all’ozono e alla particolare conformazione geografica della Pianura Padana.
Pier Carlo Lava – Alessandria Post – italianewspost.com
Secondo le prime valutazioni diffuse da Arpa Piemonte, nel 2025 dieci dei dodici inquinanti sottoposti a limiti o valori obiettivo hanno rispettato i parametri previsti dalla normativa vigente. Il miglioramento riguarda soprattutto il particolato atmosferico PM10 e PM2,5, mentre continuano a richiedere attenzione il numero dei superamenti giornalieri del PM10 in alcune stazioni e le concentrazioni di ozono durante la stagione più calda.
Il dato positivo è evidente. Tuttavia, il rispetto degli attuali limiti di legge non significa necessariamente respirare un’aria priva di rischi. I valori previsti dalla normativa europea ancora in vigore sono infatti meno severi rispetto alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e ai nuovi standard europei che dovranno essere raggiunti entro il 2030.
Nel 2025 meno stazioni oltre il limite del PM10
Il PM10 è costituito da particelle con un diametro inferiore a dieci micrometri, prodotte dal traffico, dal riscaldamento degli edifici, dalle attività industriali e agricole, dalla combustione di biomasse e dal risollevamento delle polveri depositate sulle strade.
La legge attualmente consente una concentrazione media giornaliera superiore a 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni nell’arco dell’anno. Nel 2025 questo limite è stato rispettato in 29 delle 33 stazioni piemontesi prese in considerazione, contro le 25 del 2024. Soltanto quattro punti di misura hanno quindi superato il numero massimo consentito.
È un risultato significativo, perché mostra una riduzione della frequenza degli episodi più critici. Le medie annuali del PM10 sono inoltre rimaste entro il limite di legge in tutto il territorio regionale, confermando una tendenza positiva già osservata negli anni precedenti.
Il miglioramento, però, non è uniforme. Le stazioni collocate vicino alle strade più trafficate o nelle aree urbane maggiormente esposte continuano generalmente a registrare valori più elevati rispetto alle postazioni di fondo, lontane dalle principali sorgenti.
Anche Alessandria registra meno superamenti
Per Alessandria emerge un quadro migliore rispetto agli anni più difficili. Alla metà di dicembre 2025, la stazione urbana di Alessandria-Volta aveva registrato 17 giornate oltre il limite giornaliero del PM10, un numero inferiore ai 35 superamenti consentiti e più basso rispetto a quelli rilevati in alcune altre città piemontesi.
Il dato non autorizza comunque a considerare risolto il problema. Alessandria si trova in un territorio pianeggiante caratterizzato da frequenti periodi di stabilità atmosferica, scarsa ventilazione e inversioni termiche. In queste condizioni gli inquinanti ristagnano negli strati più bassi dell’atmosfera e possono accumularsi anche quando le emissioni giornaliere non aumentano.
La città e la provincia risentono inoltre di fonti molto diverse: traffico urbano e autostradale, impianti di riscaldamento, attività produttive, agricoltura intensiva e trasporto delle sostanze inquinanti provenienti da altre parti della Pianura Padana.
Per questo motivo la qualità dell’aria non può essere affrontata soltanto con interventi limitati al territorio comunale. Le polveri sottili non rispettano i confini amministrativi e richiedono politiche coordinate tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e le altre aree del bacino padano.
Il ruolo decisivo delle condizioni meteorologiche
Una parte del miglioramento rilevato nel 2025 è collegata alle politiche di riduzione delle emissioni, al ricambio del parco automobilistico, alla diffusione di impianti più efficienti e alle limitazioni adottate nei periodi più critici. Ma anche il tempo atmosferico ha avuto un ruolo importante.
Arpa Piemonte ha spiegato che le precipitazioni distribuite su un maggior numero di giornate e alcune condizioni favorevoli alla dispersione degli inquinanti hanno contribuito a rendere il 2025 un anno non particolarmente critico.
La pioggia può abbattere temporaneamente le particelle presenti nell’atmosfera, mentre il vento favorisce la dispersione. Al contrario, lunghi periodi senza precipitazioni e con aria stagnante determinano un rapido aumento delle concentrazioni.
Questo elemento impone prudenza nell’interpretazione dei dati. Un singolo anno favorevole dal punto di vista meteorologico non dimostra automaticamente che le emissioni siano diminuite in misura sufficiente. Se le stesse attività produttive, agricole e di trasporto continuano a emettere quantità elevate di sostanze inquinanti, una stagione più secca e meno ventilata potrebbe riportare rapidamente i valori verso livelli critici.
Il vero successo delle politiche ambientali si misura quindi sulla tendenza di lungo periodo, non soltanto sul confronto tra due annualità.
PM2,5: le particelle più piccole sono anche le più pericolose
Il miglioramento riguarda anche il PM2,5, il particolato con diametro inferiore a 2,5 micrometri. Nel 2025 i valori medi annuali sono risultati tra i più bassi della serie storica piemontese e il limite attualmente previsto dalla legge è stato rispettato in tutte le stazioni.
Si tratta di un risultato importante, ma il PM2,5 resta uno degli inquinanti più pericolosi per la salute. Le particelle sono talmente piccole da penetrare profondamente nei polmoni e, in alcuni casi, raggiungere il sistema circolatorio, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari, ictus, patologie respiratorie croniche e tumori.
Le misurazioni piemontesi mostrano inoltre che, nelle stazioni dotate di entrambi i sensori, in media circa il 69% del PM10 è formato da particelle PM2,5. Ciò significa che una quota molto consistente delle polveri presenti nell’aria appartiene proprio alla frazione più fine e capace di penetrare maggiormente nell’organismo.
Il rispetto dell’attuale limite annuale di 25 microgrammi per metro cubo non coincide quindi necessariamente con l’assenza di un rischio sanitario. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda valori molto più bassi, sulla base delle evidenze che collegano l’esposizione prolungata anche a concentrazioni moderate con l’aumento delle malattie e della mortalità.
I nuovi limiti europei cambieranno il giudizio
La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, entrata in vigore il 10 dicembre 2024, introduce standard più severi che gli Stati membri dovranno rispettare entro il 1° gennaio 2030. Per il PM2,5, ad esempio, il limite medio annuale sarà ridotto a 10 microgrammi per metro cubo.
La direttiva abbassa anche i valori consentiti per PM10, biossido di azoto e altri inquinanti. Ciò significa che molte stazioni che oggi risultano formalmente nella norma potrebbero non rispettare i nuovi parametri.
Il Piemonte si trova quindi davanti a un paradosso soltanto apparente: l’aria è migliorata rispetto al passato, ma una parte significativa del territorio resta lontana dai livelli che saranno richiesti tra pochi anni e ancora più lontana dalle raccomandazioni dell’OMS. Arpa Piemonte ha sottolineato la necessità di introdurre strategie aggiuntive, perché i livelli attuali risultano superiori ai futuri limiti europei in una parte considerevole del Paese.
Non si tratta di cambiare arbitrariamente le regole per dichiarare peggiore una situazione in miglioramento. I nuovi limiti riflettono conoscenze scientifiche più aggiornate sugli effetti sanitari dell’inquinamento.
L’ozono resta un problema estivo
Quando si parla di qualità dell’aria, l’attenzione si concentra spesso sulle polveri sottili invernali. Durante l’estate, però, il principale problema può diventare l’ozono troposferico.
L’ozono presente negli strati bassi dell’atmosfera non viene emesso direttamente da una singola sorgente. Si forma attraverso reazioni chimiche tra ossidi di azoto e composti organici volatili, favorite dalla luce solare e dalle temperature elevate.
Le ondate di calore possono quindi aumentare il rischio di concentrazioni elevate di ozono, soprattutto nelle ore pomeridiane e nelle aree rurali o periferiche sottovento rispetto alle città.
L’esposizione può provocare irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, tosse, difficoltà nel respirare e peggioramento dell’asma. Bambini, anziani, persone affette da patologie respiratorie e chi svolge attività fisica all’aperto sono particolarmente vulnerabili.
Il miglioramento del PM10 non deve quindi far dimenticare che la qualità dell’aria cambia con le stagioni: in inverno dominano spesso particolato e ossidi di azoto, mentre in estate cresce l’importanza dell’ozono.
Traffico: meno emissioni, ma non soltanto dallo scarico
Il rinnovo del parco automobilistico ha ridotto progressivamente alcune emissioni prodotte dai motori. I veicoli più recenti emettono generalmente meno particolato e ossidi di azoto rispetto alle automobili più vecchie.
Questo miglioramento non elimina però il contributo del traffico. Pneumatici, freni e usura dell’asfalto producono particelle anche nei veicoli elettrici, mentre il passaggio delle automobili risolleva le polveri già depositate sulla strada.
La congestione contribuisce inoltre all’aumento delle emissioni, perché i motori che procedono lentamente, accelerano e frenano ripetutamente consumano più energia rispetto a un traffico scorrevole.
Per una città come Alessandria non basta quindi sostituire le auto più vecchie. Occorre ridurre il numero degli spostamenti obbligatori in automobile attraverso trasporto pubblico affidabile, percorsi ciclabili continui, collegamenti sicuri tra quartieri e una pianificazione urbana capace di avvicinare servizi e abitazioni.
Le limitazioni temporanee alla circolazione durante gli episodi più critici possono essere utili, ma intervengono quando l’inquinamento è già elevato. Le misure strutturali sono più difficili e costose, ma producono risultati duraturi.
Riscaldamento e biomasse
Durante l’inverno una parte rilevante delle emissioni di particolato deriva dal riscaldamento degli edifici, soprattutto dagli impianti meno efficienti e dalla combustione di legna o pellet in apparecchi obsoleti.
La biomassa è spesso considerata automaticamente ecologica perché rinnovabile, ma la combustione domestica può produrre quantità significative di polveri sottili, in particolare quando il materiale è umido, l’impianto è vecchio o la manutenzione non viene eseguita correttamente.
Servono incentivi per sostituire gli apparecchi più inquinanti, ma anche controlli sull’installazione e sull’uso. Gli aiuti pubblici dovrebbero essere destinati soprattutto alle famiglie che non possono sostenere autonomamente i costi della riqualificazione energetica.
La riduzione dei consumi attraverso isolamento degli edifici, serramenti efficienti e impianti moderni produce un doppio beneficio: diminuisce l’inquinamento e riduce le bollette energetiche.
Agricoltura e allevamenti, una componente spesso dimenticata
L’inquinamento atmosferico non proviene soltanto dalle città. Le attività agricole e zootecniche emettono ammoniaca, soprattutto attraverso fertilizzanti e gestione dei liquami.
L’ammoniaca reagisce nell’atmosfera con altri composti e contribuisce alla formazione del particolato secondario. Una parte delle polveri sottili rilevate nelle città nasce quindi da reazioni chimiche che avvengono anche a molti chilometri di distanza dalle principali strade.
Ridurre l’ammoniaca non significa colpire indiscriminatamente gli agricoltori, ma favorire tecniche di distribuzione dei fertilizzanti e gestione degli effluenti meno emissive, sostenendo economicamente le aziende che devono adeguarsi.
Il settore agricolo non può essere escluso dalle politiche per l’aria, così come non possono esserlo traffico, industria e riscaldamento. Ogni comparto deve contribuire in proporzione al proprio impatto.
Industria e controlli sul territorio alessandrino
La provincia di Alessandria ospita importanti attività industriali e chimiche. La presenza di questi impianti rende indispensabile un monitoraggio costante non soltanto degli inquinanti tradizionali, ma anche di sostanze specifiche legate ai processi produttivi.
Nell’area di Spinetta Marengo, Arpa Piemonte ha proseguito nel 2025 il monitoraggio dei PFAS presenti nel particolato PM10, utilizzando punti di rilevazione collocati vicino al polo chimico e in aree più distanti, tra cui Lobbi, Montecastello e Alessandria-Volta.
Questo monitoraggio non deve essere confuso con la valutazione generale del PM10. Una concentrazione complessiva di polveri entro i limiti non esclude la necessità di analizzarne la composizione chimica, perché particelle con la stessa massa possono avere caratteristiche e livelli di tossicità differenti.
La trasparenza dei dati è fondamentale. I cittadini devono poter conoscere in modo comprensibile quali sostanze vengono cercate, quali valori vengono rilevati, come cambiano nel tempo e quali interventi vengono adottati in presenza di anomalie.
Gli effetti sulla salute non riguardano soltanto i polmoni
L’inquinamento atmosferico viene spesso associato a tosse, bronchite e asma. Le conseguenze possono però interessare molti altri organi.
L’esposizione prolungata al particolato fine è collegata a malattie ischemiche del cuore, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva, tumore del polmone e infezioni respiratorie. Le evidenze più recenti indicano inoltre possibili effetti sui sistemi metabolico, riproduttivo, neurologico e cerebrovascolare.
Le persone maggiormente esposte sono bambini, anziani, donne in gravidanza, cardiopatici, asmatici e lavoratori che trascorrono molte ore all’aperto.
Non esiste una linea netta sotto la quale l’inquinamento diventa completamente innocuo. La riduzione delle concentrazioni produce benefici sanitari anche quando i limiti di legge sono già rispettati.
Per questo l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto evitare le sanzioni europee, ma ridurre concretamente l’esposizione della popolazione.
Le responsabilità della politica
La Regione Piemonte può rivendicare legittimamente il miglioramento registrato, ma dovrebbe evitare di trasformare i dati positivi in un messaggio rassicurante e definitivo.
Il progresso va riconosciuto, ma deve diventare il punto di partenza per politiche più ambiziose. I nuovi standard europei impongono di accelerare gli interventi su mobilità, riscaldamento, agricoltura e produzione industriale.
Anche i Comuni hanno responsabilità precise: organizzazione del traffico, trasporto pubblico, verde urbano, piste ciclabili, controlli sugli impianti termici e pianificazione delle nuove costruzioni.
Il Governo nazionale deve invece garantire risorse adeguate e coordinare le politiche del bacino padano. Non è realistico chiedere ai singoli territori di risolvere autonomamente un fenomeno che interessa più regioni e dipende anche da politiche energetiche, industriali e agricole nazionali.
Le misure ambientali devono inoltre essere socialmente sostenibili. Vietare l’uso di un’automobile vecchia senza offrire alternative efficienti rischia di penalizzare soprattutto lavoratori e famiglie con redditi bassi. Gli incentivi devono essere accessibili, le procedure semplici e il trasporto pubblico realmente utilizzabile.
Cosa possono fare i cittadini
La responsabilità principale appartiene alle istituzioni e ai settori produttivi, ma anche i comportamenti individuali possono contribuire.
Usare meno l’automobile quando esistono alternative, mantenere correttamente gli impianti di riscaldamento, evitare di bruciare legna in apparecchi inefficienti, non lasciare il motore acceso durante le soste e rispettare i divieti di combustione all’aperto sono azioni utili.
I cittadini possono inoltre consultare quotidianamente i dati diffusi da Arpa Piemonte attraverso il portale regionale e l’applicazione Aria+Piemonte, che forniscono informazioni su PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono.
Nelle giornate più inquinate, bambini, anziani e persone con malattie respiratorie o cardiache dovrebbero limitare l’attività fisica intensa all’aperto, soprattutto vicino alle strade trafficate.
Questi comportamenti proteggono la salute personale, ma non devono diventare un alibi per scaricare sui singoli il peso di un problema collettivo.
Un miglioramento reale, ma ancora insufficiente
La conclusione più corretta è che l’aria piemontese è mediamente migliore rispetto a dieci o vent’anni fa, e i dati del 2025 confermano una tendenza favorevole. Le giornate di superamento del PM10 sono diminuite e una parte crescente delle stazioni rispetta gli attuali limiti.
Sarebbe però sbagliato fermarsi a questa fotografia. I valori guida dell’OMS, i nuovi standard europei del 2030 e le conoscenze sugli effetti sanitari mostrano che il percorso è ancora lungo.
Alessandria può guardare con moderata soddisfazione ai 17 superamenti registrati nel 2025 dalla stazione Volta, ma deve continuare a lavorare su traffico, riscaldamento, industria, agricoltura e qualità urbana.
L’aria più pulita non è soltanto un obiettivo ambientale: significa meno infarti, meno ictus, meno crisi respiratorie, minori spese sanitarie e una migliore qualità della vita.
Il Piemonte sta andando nella direzione giusta, ma non è ancora arrivato. Riconoscere i progressi senza nascondere le criticità è il modo più serio per evitare sia l’allarmismo sia l’autocompiacimento.
GEO: La qualità dell’aria in Piemonte mostra segnali di miglioramento, con meno superamenti dei limiti del PM10 e valori medi più bassi rispetto agli anni più critici. Tuttavia, Alessandria e l’intera Pianura Padana restano esposte all’inquinamento prodotto da traffico, riscaldamento, attività industriali, agricoltura e condizioni meteorologiche sfavorevoli. I nuovi limiti europei previsti entro il 2030 e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano che il percorso verso un’aria davvero più salubre è ancora lungo.
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Immagine creata con intelligenza artificiale a solo scopo illustrativo.







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