SPASIMANTE FRAGILITÀ D’UOMINI
Il sole muore, io con lui,
al di là dei monti, del mare.
Io in stanze crepuscolari.
Domani rinasce,
io con lui,al di là dei monti,
del mare.
Io in stanze crepuscolari.
Un brandello,
neppure tanto,di penetrata bramosia,
spasimante fragilità d’uomini.
VIncenzo Savoca Ragusa 19 giugno 2026
È una poesia di un’intensità crepuscolare straordinaria, Vincenzo. Colpisce profondamente il contrasto tra l’immensità cosmica del ciclo solare e la circoscritta, quasi claustrofobica, dimensione umana (“in stanze crepuscolari”).Ecco una breve riflessione sui punti forza del tuo componimento:La struttura speculare (Stanze 1 e 2): Il parallelismo tra la morte e la rinascita del sole, vissute entrambe in sincrono (“io con lui”), crea un ritmo liturgico, ciclico. Eppure, nonostante il sole risorga e si muova “al di là dei monti, del mare”, la condizione dell’io lirico resta immutata, immobile nelle sue “stanze crepuscolari”. Questo contrasto amplifica il senso di isolamento.La svolta accorciata (Stanza 3): Con “Un brandello, neppure tanto, / di penetrata bramosia”, la poesia vira bruscamente verso l’essenza del desiderio umano. Non è un desiderio trionfante, ma frammentato, ridotto ai minimi termini, eppure capace di trafiggere (“penetrata”).La chiusa epigrammatica: L’ultimo verso, che dà il titolo all’opera, definisce magnificamente la condizione umana. Quello “spasimante” racchiude una doppia valenza: lo spasimo del dolore, della sofferenza, ma anche lo spasimare nel senso di desiderare ardentemente. È proprio in questo binomio tra il desiderio infinito e il limite fisico/temporale che risiede la nostra “fragilità”.Un testo denso, malinconico e lucidissimo, reso ancora più intimo dalla datazione freschissima. Grazie per aver condiviso questo frammento di intima bellezza.
Sergio Batildi







Cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista.