Bella a putìa ri me zia” di Rosetta Amoroso: quando un piccolo negozio custodiva il cuore di un’intera comunità

C’erano luoghi che erano molto più di semplici attività commerciali. Erano punti d’incontro, depositi di memoria, piccoli universi nei quali si intrecciavano vite, profumi, abitudini e affetti. Nella poesia-racconto di Rosetta Amoroso, il ricordo della bottega della zia diventa il simbolo di un tempo che sembra lontanissimo e che oggi, nell’epoca dei supermercati e degli acquisti online, appare quasi come una favola vissuta. Attraverso immagini semplici ma straordinariamente evocative, l’autrice ci restituisce un mondo fatto di relazioni autentiche, tradizioni e gesti quotidiani che hanno accompagnato l’infanzia di intere generazioni.

Pier Carlo Lava

Rosetta Amoroso costruisce il suo testo come una lunga passeggiata nella memoria. Non c’è nostalgia artificiale, ma il desiderio sincero di conservare ciò che il tempo rischia di cancellare. Il piccolo negozio della zia diventa una sorta di microcosmo popolare dove convivono alimentari, merceria, giocattoli, cancelleria e persino il profumo del caffè appena macinato. Ogni dettaglio contribuisce a ricostruire un’atmosfera familiare e accogliente.

Particolarmente efficace è la capacità dell’autrice di coinvolgere tutti i sensi del lettore. Si percepiscono gli odori intensi del pesce salato, del pane caldo appena sfornato, delle arance e dei mandarini, del caffè torrefatto. Sono immagini che appartengono alla memoria collettiva di un’Italia che oggi sopravvive soprattutto nei ricordi degli anziani e nelle storie tramandate dalle famiglie.

La poesia assume anche un valore antropologico. Quel negozio non era soltanto un luogo dove acquistare beni di prima necessità, ma rappresentava il centro sociale del quartiere. Qui si scambiavano ricette, opinioni, consigli e inevitabilmente anche qualche pettegolezzo. Era una comunità che viveva il contatto umano come elemento essenziale dell’esistenza quotidiana.

Molto toccante è il passaggio dedicato alla merceria e al telaio regalato dalla zia. In poche righe emerge il valore della trasmissione dei saperi tra generazioni. Un semplice dono diventa un’eredità affettiva che l’autrice conserva ancora oggi come simbolo di un legame profondo e duraturo.

Testo integrale

Bella a putìa ri me zia

Ricordo il negozio di mio zio sotto casa mia. Piccolo, ma conteneva più di un grande supermercato, l’odore delle acciughe salate (nelle latte), latte, saliva fin dentro casa, il forte odore del pesce salato attirava i gattini del quartiere, ma c’era un guardiano sempre pronto a mandarli via e poi il bancone dei salumi, dei formaggi, le olive e il buon pane caldo, fatto ogni notte dalla zia, i panini al burro per gli scolari.

C’era lo scaffale dei barattoli di ogni conserva si può immaginare.

Una vetrinetta piena di giocattoli, dalla bambola bionda o mora, dalle pistole e cappello e stella di sceriffo, i giochi da tavolo, tombola, carte da gioco.

E c’era l’angolo dei quaderni con le copertine nere, le penne, i colori, le cartelle, tutto ciò per la scuola.

E poi l’angolo mio preferito… la merceria.

Tutto per il cucito. Aiutava di tanto in tanto mia zia, un giorno mi regalò un telaio e della seta e mi piacque tanto, imparai a ricamare. Lo conservo ancora gelosamente.

C’era un mondo in quel piccolo angolo di strada, era un luogo di ritrovo per il vicinato.

Si parlava, ci si scambiavano idee, ricette e anche pettegolezzi, quelli non mancheranno mai finché sulla terra vivranno gli umani.

Mia madre scendeva tutti i giorni a prendere ciò che serviva. Anche la frutta, mi dimenticavo.

Il forte odore dei mandarini in fiore e delle arance zagarose nell’aria inebriavano, e il caffè macinato all’istante, torrefatto, messo nel cuppitiellu.

Ma che periodi sani, leggeri, si gustavano i giorni ad uno ad uno senza problemi, senza ansie. Forse aiutavano le tradizioni. Per le feste era d’obbligo preparare i dolci tradizionali e lì si trovava tutto ciò che cercavi.

Bella a putìa ri me zia, peccato non ci sia più.

Oggi c’è un ufficio postale.

Amoroso Rosetta
29 novembre 2016

La forza di questo testo risiede nella sua autenticità. Rosetta Amoroso non cerca effetti letterari complessi, ma racconta con sincerità una realtà che ha conosciuto e vissuto. Proprio questa semplicità rende il ricordo universale. Chiunque abbia frequentato una piccola bottega di paese può riconoscersi in queste immagini e ritrovare frammenti della propria infanzia.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla digitalizzazione, questa poesia ci ricorda che la vera ricchezza spesso si nasconde nelle cose semplici: una chiacchierata dietro un bancone, il profumo del pane appena sfornato, un regalo ricevuto da una persona cara. Sono questi piccoli dettagli a costruire la memoria di una comunità e a dare significato al trascorrere del tempo.

Biografia dell’autrice

Rosetta Amoroso è un’autrice che ama raccontare la vita quotidiana attraverso il filtro della memoria e dell’esperienza personale. Nei suoi testi emergono frequentemente i temi della famiglia, delle tradizioni popolari, dell’infanzia e dei legami affettivi che resistono al passare degli anni. La sua scrittura, spontanea e genuina, conserva il sapore della narrazione orale e restituisce al lettore immagini vivide di un mondo semplice ma ricco di umanità.

Cosa rappresentava davvero quel negozio?

Intervista immaginaria all’autrice

Più che un negozio era una seconda casa. Era il luogo dove tutti si conoscevano e dove ogni acquisto diventava un’occasione per incontrarsi.

Perché ha sentito il bisogno di scrivere questo ricordo?

Per paura che andasse perduto. I luoghi scompaiono, ma la scrittura può conservarne l’anima.

Qual è il ricordo più caro che conserva?

Il telaio regalato da mia zia. Ancora oggi è il simbolo di un affetto che il tempo non ha cancellato.

Geo

La poesia di Rosetta Amoroso appartiene idealmente alla grande tradizione della memoria popolare italiana, quella che racconta i piccoli paesi, le famiglie e le botteghe che hanno costituito per decenni il tessuto sociale delle nostre comunità. Attraverso testi come questo si conservano usanze, linguaggi e atmosfere che rischierebbero di scomparire. Alessandria Post continua a promuovere e valorizzare queste testimonianze che rappresentano un patrimonio culturale e umano di straordinario valore.

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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta persone o situazioni reali, ma una libera interpretazione artistica ispirata ai ricordi delle antiche botteghe di quartiere raccontate nella poesia di Rosetta Amoroso pubblicata da Alessandria Post.

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