“Quando Michela Murgia scrisse «Accabadora», non raccontò soltanto una storia ambientata nella Sardegna del passato. Costruì una riflessione profonda e universale sul significato della vita, della maternità, della libertà e della morte. Un romanzo che continua a interrogare i lettori perché affronta uno dei temi più difficili dell’esistenza umana senza offrire risposte semplici, ma invitando alla comprensione e alla riflessione.”
Pier Carlo Lava
Pubblicato nel 2009 e vincitore del prestigioso Premio Campiello, Accabadora è considerato uno dei romanzi più importanti della narrativa italiana contemporanea. Michela Murgia prende spunto da una figura realmente presente nella tradizione popolare sarda: l’accabadora, colei che, secondo antiche credenze, interveniva per porre fine alle sofferenze dei moribondi quando la vita era ormai giunta al termine. Al centro della vicenda troviamo Maria Listru, quarta figlia di una vedova povera, affidata in adozione tradizionale a Bonaria Urrai, anziana sarta del paese di Soreni. Il loro rapporto rappresenta il cuore emotivo del romanzo. Maria scopre per la prima volta cosa significhino attenzione, rispetto e libertà. Bonaria non è una madre biologica, ma diventa qualcosa di forse ancora più importante: una presenza che accompagna senza possedere.
Il tema della maternità attraversa l’intera opera. Michela Murgia propone una visione innovativa e profondamente umana del rapporto madre-figlia. Non è il sangue a creare i legami più forti, ma la cura, la responsabilità e la capacità di esserci per l’altro nei momenti decisivi dell’esistenza. Tuttavia, dietro l’apparente tranquillità della vita quotidiana, si nasconde un segreto. Bonaria Urrai è infatti l’Accabadora del paese. Una figura rispettata e temuta, chiamata a intervenire quando il dolore supera ogni possibilità di sopportazione.
È qui che il romanzo raggiunge la sua massima profondità morale. La domanda che attraversa ogni pagina non riguarda soltanto la morte, ma il significato della compassione. Fino a che punto è giusto alleviare la sofferenza? Esiste un confine tra pietà e colpa? Chi può decidere quando una vita ha terminato il proprio percorso? Murgia affronta questi interrogativi con straordinario equilibrio, evitando ogni giudizio ideologico. La sua scrittura non cerca di convincere il lettore, ma di accompagnarlo dentro un territorio complesso dove convivono etica, tradizione, religione e umanità.
Lo stile dell’autrice è essenziale e raffinato. Le parole sono poche ma precise, capaci di evocare atmosfere intense e immagini indelebili. La Sardegna non è soltanto uno sfondo geografico, ma un personaggio vero e proprio. I silenzi, le superstizioni, le tradizioni e la saggezza popolare diventano parte integrante della narrazione. Particolarmente affascinante è la figura di Bonaria Urrai. Una donna apparentemente severa che racchiude in sé una straordinaria complessità psicologica. È madre, guaritrice, custode della tradizione e, allo stesso tempo, simbolo di una responsabilità che pochi sarebbero disposti ad assumersi.
Nel corso della storia Maria cresce, si allontana, si ribella e infine comprende. Il romanzo diventa così anche un racconto di formazione, nel quale la protagonista impara che la realtà raramente si divide tra bene e male assoluti. Accabadora è un libro che lascia il segno. Non per gli eventi narrati, ma per le domande che continua a porre molto tempo dopo l’ultima pagina. È una lettura che invita a confrontarsi con la fragilità umana, con il dolore e con il valore della misericordia.
A distanza di anni dalla sua pubblicazione, l’opera conserva una straordinaria attualità. In una società che continua a discutere di fine vita, autodeterminazione e dignità della persona, il romanzo di Michela Murgia rimane una delle riflessioni letterarie più intense e significative sul tema.
Biografia dell’autrice
Michela Murgia (1972-2023) è stata una delle voci più autorevoli della letteratura italiana contemporanea. Scrittrice, saggista e intellettuale, ha affrontato nelle sue opere temi legati all’identità, alla cultura, alla religione, ai diritti civili e alla condizione femminile. Con Accabadora ha conquistato il Premio Campiello 2010, ottenendo un riconoscimento internazionale che ha consacrato il romanzo come un classico della narrativa italiana del XXI secolo.
Accabadora è molto più di un romanzo sulla morte. È un libro che parla della responsabilità verso gli altri, dell’amore che sa farsi sacrificio e della difficoltà di distinguere il giusto dall’ingiusto quando si entra nei territori più delicati dell’esistenza. Michela Murgia ci consegna una storia che non pretende di offrire verità definitive, ma che invita a guardare con maggiore umanità alle fragilità della vita.
Geo: Michela Murgia ha raccontato la Sardegna con una profondità rara, trasformando tradizioni locali in temi universali. Accabadora continua a essere studiato, letto e discusso in Italia e all’estero come una delle opere più significative della letteratura contemporanea. Alessandria Post promuove la conoscenza di libri che, come questo, riescono a unire qualità letteraria, valore culturale e riflessione etica.
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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta persone o situazioni reali, ma una libera interpretazione artistica ispirata ai temi del romanzo recensito da Alessandria Post.
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