“Questo nome non mi è nuovo” la personale di Giancarlo Galeotti dopo Massa Marittima approda a Terni nel suggestivo scenario di Palazzo Carrara, in una versione adattata alla sala “Apollo e Dafne” affrescata da Girolamo Troppa.
Per il progetto CAU Tempus Vitae ha affidato ai soli scultori il dialogo con l’importante ciclo pittorico che riveste la sala di Palazzo Carrara, una scelta che secondo gli organizzatori è motivata dal rispetto reciproco che ognuno, l’artista e lo spazio, deve avere per l’altro.

Un dialogo tra tempi, epoche, stili diversi ogni volta dà nuova e diversa luce a Palazzo Carrara, con le opere allestite a terra in modo da lasciare ben visibile e senza ostacoli, il dialogo diretto tra le forme e il movimento delle opere e il ciclo pittorico del Troppa.
La mostra di Galeotti abita lo spazio con con opere di materia ceramica nuda, contorta, sofferta, slanciata, e segue le esposizioni dedicate ad Akelo, Giacinto Cerone e Adriano Candelori, sempre nello spazio espositivo di Palazzo Carrara.
Scrive Franco Profili: “Giancarlo è un artista contemporaneo, ma lo è a suo modo, trasmettendo ai lavori-a quelli in terracotta così come alle incisioni e alle tecniche miste sulle carte-forme, corpi e stratificazioni fatte di zolle strappate a mani nude dentro se stesso, brandelli di materia viva che poi ricompone per accumulo in un incontro/scontro che lascia scoperta e nuda ogni singola porzione del tutto. Materia e pensiero in perenne discussione, sofferti e mai pacifici, né levigati, né leccati, lasciati nudi con le loro fratture e cuciture a riportare senza vergogna il respiro, i dubbi, le paure e la tensione da cui sono nati”

Nel lavoro di Giancarlo Galeotti le sue figure-sculture, disegni ed incisioni-non sono firmate come proprietà definitiva: l’artista stesso guarda alle proprie opere come a una dimensione solo in parte controllabile, generata dalla mano, ma non del tutto governata da essa. E’ in questa autonomia che si radica la ricerca di Galeotti sulla figura umana, sull’identità e il mistero della forma: un linguaggio che tiene insieme suggestione classica e tensione contemporanea, equilibrio positivo e inquietudine, e che ogni figura lascia intravedere un margine che eccede l’intenzione di chi l’ha creata-scrive Sandro Petri.
La mostra “Questo nome non mi è nuovo” resterà aperta fino al 17 Ottobre dalle 17:30 alle 19:30
Andrea Macciò