I nuovi dati sulle dichiarazioni dei redditi restituiscono una fotografia che merita attenzione: il gettito IRPEF italiano è fortemente concentrato su una parte relativamente piccola dei contribuenti. Ma bisogna stare attenti alle semplificazioni. Affermare che milioni di italiani “non pagano le tasse” può infatti indurre a pensare automaticamente all’evasione fiscale. Non è così: molti non versano IRPEF perché hanno redditi bassi, rientrano nelle aree di esenzione, usufruiscono di detrazioni oppure beneficiano di trattamenti che azzerano l’imposta. Il problema vero che emerge dai numeri è un altro: quanto può essere sostenibile nel lungo periodo un sistema fiscale e di welfare finanziato in misura così rilevante da una quota minoritaria dei contribuenti?
Pier Carlo Lava
I dati più recenti riguardano i redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025. Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia registra oltre 42,8 milioni di contribuenti IRPEF.
Il nuovo Osservatorio 2026 del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, presentato il 24 settembre 2026, rielabora questi dati per analizzare non soltanto quanti dichiarano un reddito, ma soprattutto come viene distribuito il carico fiscale.
Oltre 42,8 milioni di contribuenti, ma 34,1 milioni versano almeno un euro
La prima distinzione è fondamentale.
I contribuenti risultano 42.837.963, mentre coloro che hanno effettivamente corrisposto almeno un euro di IRPEF sono circa 34,1 milioni. La differenza è quindi di circa 8,7 milioni di persone.
Questi 8,7 milioni non possono essere definiti automaticamente evasori. Il Ministero dell’Economia spiega infatti che si tratta, tra gli altri, di contribuenti appartenenti alle fasce di esonero, persone per le quali le detrazioni azzerano l’imposta lorda oppure soggetti che dichiarano esclusivamente redditi sottoposti a tassazione sostitutiva.
C’è poi un secondo gruppo: circa 2,6 milioni di contribuenti per i quali l’imposta viene interamente compensata dal trattamento integrativo e dal bonus tredicesima.
Sommando le due componenti, si arriva a oltre 11,3 milioni di contribuenti che di fatto non versano IRPEF. È un dato ufficiale e importante, ma molto diverso dall’affermare genericamente che 11,3 milioni di persone “non pagano le tasse”.
Il dato più significativo: il 18,78% versa circa il 65% dell’IRPEF
È probabilmente questo il numero economicamente più rilevante contenuto nell’ultimo Osservatorio.
Secondo Itinerari Previdenziali, i contribuenti che dichiarano 35.000 euro lordi annui o più rappresentano il 18,78% del totale, ma corrispondono complessivamente circa il 65% dell’intera IRPEF.
Significa che meno di un contribuente su cinque sostiene quasi due terzi del gettito considerato dall’analisi.
Allargando la fascia, emerge un’altra fotografia significativa: secondo l’Osservatorio, circa il 30% dei contribuenti sostiene quasi l’80% dell’IRPEF, mentre il 69,8% versa complessivamente poco più del 21%.
Non significa necessariamente che il sistema sia “ingiusto”: l’IRPEF è per sua natura progressiva, quindi chi dispone di redditi più elevati deve contribuire proporzionalmente di più. I numeri, però, consentono di misurare quanto questa concentrazione sia diventata marcata.
Oltre 1.076 miliardi di redditi dichiarati
Nel 2024 i redditi complessivamente dichiarati hanno raggiunto circa 1.076 miliardi di euro.
Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio, il gettito complessivo considerato, comprendendo IRPEF ordinaria e addizionali regionali e comunali, arriva a 216,24 miliardi di euro: circa 193,3 miliardi di IRPEF ordinaria, 16,17 miliardi di addizionale regionale e 6,76 miliardi di addizionale comunale.
La crescita dei redditi dichiarati è comunque un elemento positivo. I dati ministeriali mostrano inoltre un aumento dell’occupazione nel 2024 di circa 352.000 unità, pari all’1,5%.
Il 47% dei contribuenti versa appena il 5% dell’IRPEF
Un altro numero aiuta a comprendere la struttura del sistema.
I contribuenti con redditi fino a 20.000 euro rappresentano circa il 47% del totale, ma il loro contributo è pari a circa il 5% dell’IRPEF complessiva. Il restante 53% dei contribuenti genera quindi circa il 95% del gettito.
Anche in questo caso bisogna interpretare correttamente il dato.
Una persona che guadagna poche migliaia di euro all’anno e non versa IRPEF non sta necessariamente sottraendosi al proprio dovere fiscale: può semplicemente trovarsi all’interno della no tax area o beneficiare delle detrazioni previste dalla legge.
Inoltre, non pagare IRPEF non significa non pagare tasse.
Anche chi non versa IRPEF paga normalmente l’IVA quando acquista beni e servizi, accise sui carburanti e sull’energia e numerose altre imposte indirette. Può inoltre essere soggetto a tributi locali e ad altre forme di prelievo.
È quindi più corretto parlare di persone che non versano IRPEF, non di italiani che “non pagano tasse”.
Dipendenti e pensionati restano centrali
La struttura dell’IRPEF italiana continua inoltre a poggiare soprattutto sui redditi da lavoro dipendente e sulle pensioni.
Secondo i dati ministeriali, dei circa 1.076 miliardi di euro di reddito complessivamente dichiarato, il 54,4% deriva dal lavoro dipendente e il 30,2% dalle pensioni.
Complessivamente si arriva quindi a circa l’85% del reddito dichiarato.
Il sistema IRPEF, inoltre, non comprende allo stesso modo tutte le forme di reddito. Negli anni una parte della base imponibile è stata sottoposta a regimi sostitutivi: è il caso, per esempio, di numerosi redditi finanziari e di alcune forme di reddito immobiliare. Anche questo contribuisce alla concentrazione dell’imposta personale sui redditi che rimangono pienamente assoggettati all’IRPEF.
Il nodo dei circa 25 milioni di italiani
È qui che occorre particolare cautela nell’interpretazione della notizia.
L’Osservatorio parte da una popolazione italiana di circa 58,9 milioni di persone e la confronta con i 42,8 milioni di contribuenti. Tuttavia nella popolazione complessiva sono compresi naturalmente bambini, studenti, persone senza reddito e familiari fiscalmente a carico.
Non sarebbe quindi corretto considerare automaticamente tutti coloro che non presentano una dichiarazione come persone che “non pagano le tasse”.
L’espressione secondo cui quasi 25 milioni di italiani non pagherebbero nulla nasce da una lettura che mette insieme persone senza reddito e contribuenti che, per varie ragioni, non versano IRPEF. È una rappresentazione utile per evidenziare quanto sia ristretta la base che finanzia direttamente l’imposta personale sul reddito, ma non equivale a 25 milioni di evasori né a 25 milioni di cittadini completamente estranei al sistema fiscale.
La questione che rimane aperta: chi finanzierà il welfare?
È probabilmente questo l’aspetto più interessante del rapporto.
Sanità, scuola, assistenza, infrastrutture, sicurezza e una parte rilevante della protezione sociale vengono finanziate attraverso la fiscalità generale. Se una quota relativamente limitata della popolazione produce una parte molto elevata del gettito IRPEF, il sistema diventa fortemente dipendente dalla capacità contributiva delle fasce di reddito medio e medio-alto.
Il problema è destinato a intrecciarsi con un’altra grande trasformazione italiana: l’invecchiamento demografico. Una popolazione con più anziani tende ad avere maggiori necessità sanitarie e assistenziali, mentre una riduzione della popolazione in età lavorativa può restringere la platea chiamata a finanziare questi servizi.
La discussione, dunque, non dovrebbe ridursi alla contrapposizione tra “chi paga” e “chi non paga”.
La domanda più importante è un’altra: come ampliare la base imponibile, favorire lavoro e crescita dei redditi, contrastare realmente l’evasione e contemporaneamente mantenere un sistema fiscale progressivo capace di finanziare il welfare senza concentrare eccessivamente il peso su una parte dei contribuenti?
I dati appena pubblicati non danno una risposta politica a questa domanda. Ma mostrano con grande chiarezza che il problema esiste e che nei prossimi anni sarà difficile continuare a ignorarlo.
==============================================
GEO: Italia – Economia, fisco e contribuenti
Descrizione della ricerca:
IRPEF in Italia: oltre 42,8 milioni di contribuenti, ma il gettito è fortemente concentrato. I dati 2024 dichiarati nel 2025 spiegano chi versa l’imposta e perché milioni di italiani risultano con IRPEF netta pari a zero.
Approfondimenti:
Su Alessandria Post: https://piercarlolava.blogspot.com/
Su Italian News Post: https://italianewspost.com/
Nota: non versare IRPEF non significa necessariamente non pagare tasse né essere evasori. No tax area, detrazioni, trattamenti integrativi e regimi fiscali differenti spiegano una parte rilevante del fenomeno. IVA, accise e altri tributi continuano inoltre a gravare anche su chi non versa IRPEF.
Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale a scopo illustrativo.