Spogliami dei pensieri,
lascia cadere le mie difese
come vestiti vecchi sul pavimento.
Non esiste ieri,
non esiste domani,
ci siamo solo noi,
adesso,
racchiusi nello spazio immenso di uno sguardo.
Il tuo fiato mi abita
Le tue mani
disegnano costellazioni sconosciute
mentre la notte si fa liquida
e confonde i confini delle nostre anime.
Voglio perdermi dove non si tocca,
naufragare nella corrente calda del tuo respiro
là dove la ragione si arrende
e restiamo solo noi
due anime incendiate
libere di fluttuare tra le pieghe del cielo.
Dimmi che non è un sogno
o lasciami sognare per sempre.
Giuseppina De Biase
20/9/2026

👍👍👍
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Il titolo evoca inevitabilmente la celebre chiusa dell’Infinito leopardiano (“e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare”), ma tu trasli il concetto dalla meditazione filosofico-paesaggistica all’ambito squisitamente relazionale e corporeo. Il mare qui non è un’astrazione della mente: è la “corrente calda” del respiro dell’altro, uno spazio in cui la ragione smette di opporre resistenza per cedere il passo ai sensi.
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