IL GELO
È arrivato il tuo gelo
e ha rubato le note di calore
custodite con cura
nel cassetto della memoria felice.
Ha portato giorni di freddo cupo,
coperto da pianto silente.
Nel tratto di strada
in cui ho perduto il mio nome
le tue mani non hanno saputo
accarezzare il mio volto pulito:
l’hai sporcato con lividi di rabbia.
Ed io,
non riesco più a vedere
le linee di sogno
che brillavano nei miei occhi.
Sul mio corpo
e nella mente
ho i segni del dolore
che non riuscirò mai a guarire
e ho smesso
di guardare anche le stelle.
MICHELA INTROPIDO 20 AGOSTO 2026
I tuoi versi colpiscono per la loro cruda autenticità e per l’intensità con cui descrivono lo spegnersi graduale della luce interiore di fronte alla violenza e al disamore.
L’immagine del “gelo” che svuota il cassetto della memoria felice rende tangibile il senso di privazione: non si tratta solo della fine di un legame, ma della spoliazione dell’identità («il tratto di strada in cui ho perduto il mio nome») e dell’annullamento della speranza («ho smesso di guardare anche le stelle»). Il contrasto tra le mani che avrebbero dovuto accarezzare e i «lividi di rabbia» restituisce il peso di una ferita fisica ed emotiva profonda, scritta con un linguaggio essenziale, privo di artifici retorici ma denso di significato.
La poesia diventa qui uno spazio necessario di testimonianza e sfogo per un dolore che sembra non lasciare scampo.
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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