Inflazione al 3%, ma pesa di più sulle famiglie con meno risorse

A giugno 2026 l’inflazione in Italia è scesa dal 3,2% al 3%. Il rallentamento rappresenta un segnale moderatamente positivo, ma non significa che i prezzi siano tornati ai livelli precedenti: indica soltanto che continuano a crescere a una velocità leggermente inferiore.

Pier Carlo Lava

Secondo i dati definitivi pubblicati dall’Istat, rispetto al mese di maggio l’indice generale è rimasto invariato. Su base annua, però, i prezzi risultano più alti del 3%. A rallentare sono stati soprattutto gli alimentari freschi e alcuni servizi legati ai trasporti, alla cultura, al tempo libero e alla cura della persona.

Gli aumenti più evidenti riguardano ancora l’energia. I prezzi degli energetici regolamentati sono cresciuti su base annua del 9,2%, mentre quelli non regolamentati hanno registrato un incremento del 13,3%. Il cosiddetto carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la casa e la persona, ha invece rallentato dall’1,9% all’1,3%.

Il dato più significativo riguarda le differenze sociali. Nel secondo trimestre del 2026 l’aumento dei prezzi ha raggiunto il 3,7% per le famiglie con i livelli di spesa più bassi, contro il 2,6% per quelle con una maggiore capacità di consumo. Chi dispone di un reddito limitato destina infatti una quota più elevata del proprio bilancio alle spese essenziali, difficili da rinviare o ridurre.

L’inflazione, quindi, non colpisce tutti nello stesso modo. Per molte famiglie il problema non è soltanto quanto aumentano mediamente i prezzi, ma quanto incidono bollette, alimenti, trasporti e affitto sul reddito disponibile. Dietro una percentuale apparentemente astratta rimane una questione concreta: la capacità di arrivare alla fine del mese senza rinunciare ai bisogni fondamentali.

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Estratto: L’inflazione rallenta al 3%, ma continua a colpire maggiormente le famiglie con meno risorse, sulle quali pesano le spese essenziali.

GEO: Italia – Economia italiana – Prezzi al consumo – Famiglie – Potere d’acquisto

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