L’Attesa come Soglia: un’analisi di “UNA PAROLA” una poesia di Michela Intropido
UNA PAROLA. 

Ti ho cercato
nel silenzio di un giorno
che non aveva data.

Ho sentito la mia mano vuota:
non ho attrezzi per costruire
l' arca del tempo.

Nelle tue delicate braccia
ho annusato
il profumo della protezione.

La mia anima
vaga ancora
insieme al mio intelletto
mai soddisfatto.

Non amo i tuoi silenzi.
Vivo di accennati sorrisi e delicati riflessi.

Sento nel mio dentro
una farfalla ancora bruco.

Non lascero' alla negata follia
la scelta di farmi rimanere
in un claustrofobico baco.

Ti aspetto.
Una parola.
Mi basta.

UNA PAROLA. Ti ho cercato nel silenzio di un giornoche non aveva data.Ho sentito la mia mano vuota:non ho attrezzi per costruirel' arca del tempo. Nelle tue delicate bracciaho annusatoil profumo della protezione.La mia anima vaga ancora insieme al mio intellettomai soddisfatto.Non amo i tuoi silenzi.Vivo di accennati sorrisi e delicati riflessi.Sento nel mio dentro una farfalla ancora bruco.Non lascero' alla negata folliala scelta di farmi rimanere in un claustrofobico baco. Ti aspetto. Una parola. Mi basta.

Nella poesia contemporanea, il silenzio è raramente un vuoto assente; più spesso è uno spazio denso, un palcoscenico di negoziazione interiore. “UNA PAROLA” si inserisce con forza in questa tradizione, offrendo al lettore un diario lirico dell’attesa che si trasforma in manifesto di auto-determinazione.

​Il componimento si articola su una tensione costante tra due polarità: l’impotenza temporale e la spinta metamorfica.

​1. Il Tempo Sospeso e l’Incompiutezza

​L’incipit proietta immediatamente il lettore in una dimensione mitica e a-temporale: «nel silenzio di un giorno / che non aveva data». Questa sospensione temporale si riflette nell’immagine della «mano vuota», priva degli attrezzi per costruire «l’arca del tempo». L’autrice riconosce l’impossibilità di arginare il flusso dei giorni o di edificare una salvezza monumentale da soli; c’è una resa iniziale alle leggi del divenire, bilanciata solo dal ricordo (o dal desiderio) del «profumo della protezione».

​2. Il Conflitto tra Intelletto e Silenzio

​La parte centrale della lirica rivela il motore del tormento: l’inquietudine conoscitiva ed esistenziale. Il vagare dell’anima insieme a un «intelletto / mai soddisfatto» descrive perfettamente la condizione dell’uomo moderno, diviso tra il bisogno di risposte razionali e l’abisso del sentire.

​Il punto di rottura drammatico avviene nel verso «Non amo i tuoi silenzi». Qui la poesia si fa dialogica, quasi d’un tratto conflittuale. Il silenzio dell’altro (o del mondo) non è più un rifugio protettivo, ma una minaccia di stasi. Contro questa staticità, la voce lirica rivendica la propria natura, fatta di «accennati sorrisi e delicati riflessi», frammenti di bellezza minima ma vitale.

​3. La Metamorfosi Rifiutata: il simbolo del bruco

​Il culmine poetico e concettuale risiede senza dubbio nella potente metafora della crisalide:

«Sento nel mio dentro / una farfalla ancora bruco. / Non lascerò alla negata follia / la scelta di farmi rimanere / in un claustrofobico baco.»

​In questi versi l’autrice compie un ribaltamento claustrofobico del classico mito della metamorfosi. Il bozzolo, tradizionalmente luogo di transizione e protezione, diventa qui una prigione, un «claustrofobico baco». C’è una lucida consapevolezza del proprio potenziale involuto («una farfalla ancora bruco»), ma soprattutto emerge un atto di fiera ribellione. Il rifiuto di arrendersi alla «negata follia» – intesa forse come l’apatia o l’accettazione passiva di una vita a metà – diventa il vero nucleo politico ed emotivo del testo.

​Conclusioni: La Parola come Scintilla

​Il finale è un cerchio che si chiude tornando al titolo. «Ti aspetto. / Una parola. / Mi basta.»

Questa richiesta finale non è un segno di sottomissione o di dipendenza assoluta dall’altro. Al contrario, dopo la dichiarazione di voler uscire dal bozzolo, quella “parola” invocata diventa la scintilla catalizzatrice, il pretesto verbale per dare inizio alla trasformazione definitiva.

Stile e Ritmo: Con un verso libero, asciutto e privo di orpelli retorici, la poesia procede per immagini nette e contrasti cromatici interiori. Una lettura che lascia il lettore nell’esatta condizione di chi scrive: sospeso sul precipizio di un cambiamento imminente.

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