Leggere Dostoevskij al bar: se la letteratura diventa una sfilata di moda (e perché, alla fine, va bene così)Vi è mai capitato di entrare in una caffetteria dall’estetica curata, di quelle con il cappuccino d’avena a sei euro, e notare qualcuno seduto al tavolino d’angolo? Ha una tote bag di tela consunta appesa alla sedia, una camicia di lino stropicciata ad arte e, tra le mani, un volume che potrebbe fungere da fermaporta. I fratelli Karamazov oppure Infinite Jest.

Lo guardate per un po’. Passano dieci minuti. Poi quindici. La pagina è sempre la stessa. Ogni tanto lo sguardo si perde oltre la finestra, con un’aria malinconica da film indie francese, seguita da una sottolineatura solenne a matita.

Congratulazioni, avete appena avvistato un “performative reader”nel suo habitat naturale.

L’estetica del lettore: quando il libro è il nuovo accessorio.

Il fenomeno, intercettato di recente anche dai trend di TikTok e dai meme online, descrive chi non legge tanto per il piacere della storia, ma per essere visto mentre lo fa. Nell’era del personal branding esasperato, il libro non è più solo uno strumento di crescita o intrattenimento, ma un pezzo d’arredamento identitario. Un accessorio di moda, esattamente come le scarpe giuste o gli occhiali da vista dalla montatura intellettuale.I social network hanno amplificato tutto questo. Tra i video di BookTok che catalogano i libri in base al “mood estetico” e i reel che ironizzano sulla lentezza esasperante con cui queste persone girano le pagine in pubblico, il sospetto è lecito: *ci fanno o ci sono?* Stanno davvero assorbendo il nichilismo russo o stanno solo aspettando che qualcuno chieda loro “Di cosa parla?”, per poter sfoggiare un monologo da intellettuale tormentato?>

L’identikit del Performative Reader:

Classico russo (meglio se con la copertina rovinata che fa “vissuto”), shopper della libreria indipendente di quartiere, caffè rigorosamente nero e una capacità sovrumana di mantenere la stessa posizione per ore senza mai mostrare segni di noia.

La mia (pessima) riflessione finale

Davanti a tutto questo, la reazione immediata sarebbe quella di provare un moto di fastidio elitario. Viene voglia di andare lì, strappargli il libro di mano e interrogarlo sulla trama del capitolo tre per smascherare il bluff.Ma se scaviamo un po’ più a fondo, la verità è un’altra. E qui arriva il mio pensiero cinico della giornata.Viviamo in un mondo talmente superficiale e ossessionato dall’apparire che, francamente, se dobbiamo scegliere per quale posa assurda la gente decide di perdere tempo, **molto meglio fingere di leggere Dostoevskij che ballare i trend di TikTok in mezzo alla strada.**Certo, è tutta una messinscena. È posa pura. Ma guardiamo il lato positivo: per mantenere vivo il personaggio, quel ragazzo al bar ha dovuto comprare un libro cartaceo, sostenendo l’editoria. E chissà, magari a forza di tenere gli occhi fissi su quella maledetta pagina fissa per quindici minuti nel disperato tentativo di rimorchiare o sembrare interessante, per puro errore una frase gli entrerà in testa davvero.Nel peggiore dei quali, avremo un ignorante in meno in giro e un bellissimo libro in più sul tavolino di un bar. Mettiamoci il cuore in pace: la cultura, oggi, passa anche dal pavoneggiarsi con una borsa di tela.

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