“Ora che domina luglio” di Rocco Scotellaro – a cura di Maria Rosaria Teni

Attraverso uno stile essenziale, malinconico e fortemente legato alla realtà contadina, tipico di Scotellaro, la poesia diventa una riflessione filosofica sulla solitudine trasformata in un dolore concreto, quasi fisico, amplificato dalla vampa soffocante del mese di luglio. Nella lirica prevale quindi il tema dell’aridità interiore e del senso di inutilità esistenziale che si esprime efficacemente attraverso potenti metafore naturalistiche legate alla sua terra lucana: la zolla di terra che diventa simbolo del  desiderio profondo di essere partecipe del ciclo produttivo della vita e della natura e la sorgente seccata  che, sottoposta alla calura soffocante, non è  più zolla feconda ma si trasforma nel suo opposto, una fonte prosciugata. La poesia di Scotellaro è allora un grido sommesso di chi si sente escluso dal grande ciclo della vita e assiste al trionfo dell’estate con la desolante sensazione di essere l’unico elemento sterile e inutile del creato. [M.R.Teni]

Ancora non mi palpita una fede:
per questo mi viene la luce
e non me la sento il mattino
e so il mio giorno rapito
in un vortice inane.
Se fossi zolla!
M’avrebbe rimossa la vanga,
darei erbe e frutti
a questa stagiona che sorvola.
E sono sorgente seccata
che mi scansano le greggi
ora che domina luglio.
Rocco Scotellaro

da “È fatto giorno”, Mondadori, Milano 1954

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