EL DOLOR DE LA SOLEDAD PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

EL DOLOR DE LA SOLEDAD
Pippo Bunorrotri

“Il dolore della solitudine” tratta dalla raccolta “Le solitudini del tempo” di Pippo Bunorrotri non è una semplice Poesia, ma un viaggio nei territori più aridi e sospesi dell’anima. Attraverso immagini potenti il Poeta riesce a dare una forma visibile a uno dei sentimenti più temuti e universali, quel “tempo senza ore” in cui il mondo esterno svanisce e rimaniamo soli a fare i conti con i nostri ricordi, con la nostra solitudine.
Questa Poesia è bellissima perché non gira intorno alle cose, ci dice chiaramente come ci si sente quando la solitudine ci viene a trovare.
All’inizio della Poesia ci troviamo di fronte a un totale distacco emotivo, a una freddezza di pietra: il Poeta è “una roccia fredda”, un “nodo senza corda” immerso nel nulla.
È l’immagine di una solitudine protettiva ma sterile, un guscio in cui non si soffre, ma in cui non si vive nemmeno. Improvvisamente, però, un tornado interiore frantuma questa barriera, trasformando la pietra nella sabbia fine di un deserto modellato dal vento. In questa nuova leggerezza, dove il corpo perde peso e il tempo si dilata fino a confondere le ore con i minuti, la pelle torna finalmente a percepire il mondo e il “sentire” ricomincia a camminare dentro di noi.
È proprio in questa atmosfera di quiete eterna e silenzio che si prepara il colpo di scena emotivo del finale, la vera svolta drammatica dell’opera che ribalta ogni certezza. Attraverso i “passi lenti” del tempo, il Poeta rievoca il passato per metterlo a contrasto con il presente. Finché l’uomo era roccia, la solitudine non faceva male perché era anestetizzata, ma nel momento in cui la pietra si sgretola e riscopre la propria sensibilità, la solitudine torna inevitabilmente a pungere e a bruciare.
La chiusura della Poesia non è consolatoria. Buonorrotri ci lascia una verità universale e potente: l’unico modo per guarire dall’apatia e tornare a essere umani è accettare il rischio di soffrire di nuovo, scoprendo che il dolore, pur nella sua crudezza, è l’unica prova tangibile di una vita che ha ricominciato a scorrere.

Giuseppina De Biase

“El dolor de la soledad” perteneciente a la colección “Las soledades del tiempo” de Pippo Bunorrotri, no es una simple poesía, sino un viaje por los territorios más áridos y suspendidos del alma. A través de imágenes potentes, el Poeta logra dar una forma visible a uno de los sentimientos más temidos e universales: ese tiempo sin horas en el que el mundo exterior se desvanece y nos quedamos solos rindiendo cuentas con nuestros recuerdos, con nuestra soledad. Esta poesía es hermosa porque no anda con rodeos, nos dice claramente cómo nos sentimos cuando la soledad viene a visitarnos.
Al principio de la poesía nos encontramos ante un desapego emocional absoluto, ante una frialdad de piedra: el poeta es una “roca fría”, un “nudo sin cuerda” inmerso en la nada. Es la imagen de una soledad protectora pero estéril, un caparazón en el que no se sufre, pero en el que tampoco se vive.
De repente, sin embargo, un tornado interior destroza esta barrera, transformando la piedra en la arena fina de un desierto moldeado por el viento. En esta nueva ligereza, donde el cuerpo pierde peso y el tiempo se dilata hasta confundir las horas con los minutos, la piel vuelve finalmente a percibir el mundo y el sentir comienza de nuevo a caminar dentro de nosotros. Es precisamente en esta atmósfera de quietud eterna y silencio donde se prepara el giro emocional del final, el verdadero giro dramático de la obra que altera cada certeza.
A través de los pasos lentos del tiempo, el poeta evoca el pasado para contrastarlo con el presente. Mientras el hombre era roca, la soledad no dolía porque estaba anestesiada, pero en el momento en que la piedra se desmorona y redescubre su propia sensibilidad, la soledad vuelve inevitablemente a pinchar y a quemar. El cierre de la poesía no es consolador. Bunorrotri nos deja una verdad universal y potente: la única manera de curarse de la apatía y volver a ser humanos es aceptar el riesgo de sufrir de nuevo, descubriendo que el dolor, a pesar de su crudeza, es la única prueba tangible de una vida que ha vuelto a fluir.

Giuseppina De Biase

EL DOLOR DE LA SOLEDAD

Cuando a la soledad llegue

era una roca fría y sin dolor

mi sustancia un nudo sin cuerda

en medio de la nada.

En ese tiempo sin horas

en que solo me contemplaba

sentí como un tornado me soplaba

convirtiendo la roca fría

en la arena fina de un desierto

donde dunas el viento formaba,

como si en esa arena fina

anidara mi sustancia.

Sentí como si mi cuerpo no pesara,

como por mi piel caminara el sentir

con el sosiego de ese instante eterno

donde todo empieza en el silencio

y nada termina como empieza,

las horas eran minutos

que no conocían la monotonía

y lo cotidiano del tiempo

rememora con lentos pasos

como era antes la soledad

de dolerme, como duele.

Pippo Bunorrotri

(Del Poemario “Las Soledades de Tiempo”)

IL DOLORE DELLA SOLITUDINE

Quando arrivai alla solitudine

Ero una roccia fredda e senza dolore.

la mia sostanza un nodo senza corda

in mezzo al nulla.

In quel tempo senza ore

in cui solo contemplavo me stesso

Mi sembrava che un tornado mi stesse piombando addosso

Trasformando la roccia fredda

nella sabbia fine di un deserto

dove il vento formava le dune,

come se in quella sabbia fine

si annidasse la mia sostanza.

Mi sentivo come se il mio corpo non avesse peso,

come se quella sensazione camminasse sulla mia pelle

con la tranquillità di quell’eterno momento

dove tutto inizia nel silenzio

e niente finisce come inizia,

le ore erano minuti

che non conoscevano la monotonia

e la quotidianità del tempo

rievoca i ricordi con passi lenti

com’era prima la solitudine

Prima di farmi male, come fa male.

Pippo Bunorrotri

(Tratto dalla raccolta di poesie “Le solitudini del tempo”)

Cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista.