ALBA
Accolgo con stupore la luce del mattino.
Elegante
attraversa il tempo in sospensione.
Si lascia guardare con attesa.
Nastri di colore
diventano sempre piu' vivi
regalando momenti
di appagamento sensoriale.
Nulla e' piu' in contemplazione
se non l' immagine della nascita
dal grembo scuro della notte.
Il canto degli uccelli
esalta la pienezza dell' incanto.
Rimane il fiato a singhiozzare
nel pianto del neonato giorno.
Michela Intropido riesce a dipingere l'alba non solo come un fenomeno visivo, ma come un'esperienza profondamente sensoriale ed emotiva, quasi sacra.
Ci sono alcuni elementi che colpiscono particolarmente in questi versi:La sospensione temporale: L'inizio gioca sulla delicatezza e sull'attesa. La luce è "elegante" e ferma il tempo, creando un'atmosfera di puro stupore.
Il dinamismo dei colori: I "nastri di colore" che prendono vita offrono una sinestesia splendida, trasformando il cielo in un'opera d'arte in continuo mutamento che appaga i sensi.
La metafora della nascita: La transizione dalle tenebre alla luce viene vista come un parto primordiale ("dal grembo scuro della notte"). È un'immagine potente che culmina splendidamente negli ultimi versi.
Il contrasto finale: Il passaggio dal "canto degli uccelli" (un suono di festa e vita) al "fiato a singhiozzare / nel pianto del neonato giorno" è magistrale. Questo "pianto" non è tristezza, ma il primo respiro drammatico e commovente della vita che ricomincia, capace di lasciare chi guarda letteralmente senza fiato.
Un componimento davvero intenso, capace di catturare la solennità di un momento che si ripete ogni giorno, ma che non smette mai di emozionare.
Sergio Batildi






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