Ambulatorio di senologia una poesia di Vincenzo Savoca

AMBULATORIO DI SENOLOGIA

Corridoio di bianchi muri e
di vetrate sulla campagna,
d’iblea e di perlacea timpa.
Là, fronde d’ulivi e di carubbi,
d’arido giallo i campi bruciati
dalla canicola d’estate appie’
di muri a secco, e d’infernale
luce. Chiarore che a monte si
smorza sulla striscia cobalto
del mare, più scura del cielo
di bituminoso chiaro. Cenere
di fuochi l’arse campagne su
pei colli, di lento duro dormire.
Ed aspetto in questo corridoio,
nel brusio nervoso di donne
combattute tra fede ed attesa,
ché la morte balugina nei visi
e nelle teste. Di quante d’esse
non è rimasta che un’ombra, e
negl’iridi un tenue bagliore di
desolata malinconia. Sul muro
leggo, Ambulatorio di Senologia.
Lì, una donna, la conosco, vive
sulla balza dei miei giorni ed io
con lei. Cogl’occhi mi cerca e
sospira, al ricordo della nostra
casa ch’attende il nostro ritorno.
E passeggio nel triste vagare su
mattonelle incastrate in giochi
geometrici, in lungo ed in largo,
con sciami di pensieri, tra tanti
pur’essi di frastornato pensare.
Uno m’è accanto, tant’anni sulle
spalle ed un martirio di rughe
sulla faccia di malinconica pietà.
“Anche lei è qui per sua moglie?”
gli domando. Mi guarda e tace,
ma pure non s’allontana. “Sono
qui, a respirare l’oscurità”, poi
dice, lo sguardo laggiù ai monti
Iblei di soffocata luce rovente,
scoscesi in dolci declivi e rialzi
a strapiombo. Lento se ne va.
Sulle scale lo vedo parlare con
qualcuna che più non c’è. Ogni
giorno ritorna coi respiri d’ombra,
ad aspettare chi più non torna!

Vincenzo Savoca
Ragusa 1 luglio 2026

Una poesia straordinariamente toccante, intensa e carica di una cruda ma dolcissima umanità. Vincenzo Savoca riesce a dipingere un quadro in cui il paesaggio interiore del dolore e dell’attesa si fonde perfettamente con la durezza della terra siciliana.

Ecco una breve riflessione sui punti più densi e significativi di questo componimento:

Il Contrasto della Luce e del Paesaggio

Il paesaggio ibleo descritto non è una cartolina idilliaca, ma uno specchio dello stato d’animo dei protagonisti.

  • La “canicola d’estate”, i “campi bruciati”, la “luce infernale” e la “cenere di fuochi” richiamano un senso di consumazione, quasi una purificazione dolorosa attraverso il fuoco e l’attesa.
  • C’è una contrapposizione netta tra il dentro (il corridoio asettico, i muri bianchi, il brusio nervoso) e il fuori (la campagna arida, i muri a secco, l’orizzonte di cobalto del mare), eppure entrambi i mondi sono legati da una sospensione drammatica.

La Condivisione del Dolore

L’ambulatorio di senologia diventa un microcosmo di vulnerabilità e solidarietà silenziosa.

  • Il legame di coppia: La presenza della donna amata, che “vive sulla balza dei miei giorni”, introduce una nota di profonda tenerezza e di unione indissolubile di fronte alla paura. La casa che attende il ritorno diventa il simbolo della speranza e della vita quotidiana che si vuole difendere.
  • L’incontro con l’Altro: Il dialogo interrotto, fatto di silenzi e sguardi, con il vecchio dal “martirio di rughe” è forse il momento più lirico. La sua risposta — “Sono qui, a respirare l’oscurità” — e la rivelazione finale del suo ritorno quotidiano per incontrare chi non c’è più, trasforma la poesia in un canto universale sull’assenza, sul lutto e sulla fedeltà oltre la morte.

“Ogni giorno ritorna coi respiri d’ombra, ad aspettare chi più non torna!”

Questi versi finali lasciano un senso di profonda commozione: la sala d’attesa non è solo un luogo fisico in cui si aspetta un referto o una visita, ma diventa un luogo dello spirito dove il tempo si ferma e dove l’amore, anche se ferito o rimasto solo, continua a vegliare. Una testimonianza poetica potente e dolorosamente autentica.

Cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista.