Picnic d’estate una poesia di Vincenzo Savoca.
PICNIC D'ESTATE

Occhi di stelle,
bocca di luna,
di cielo i capelli,
fresco di mare.

Chiude le cigliail giorno,
di seravestito, abito di
fessure succinte.

Piccola mosca
stordita di caldo,
infradito d'onda
folle di mare.

Fontana di ninfe,
beviamo freschi
sorsi di giovinezza,
da sottile cristallo.

Pallida luce l'onde,
picnic d'estate.
Tu d'ardore stesa,
un insetto ti punge,
gioia nuda di sale.

Shopping di membra,
pesca virile notturna,
medusa in rovi ricciuti,
laro e cammeo d'arte.

La notte si chiude
con pisci d'orina,brecce d'anima d'oro.Senz'onore la vita!

Vincenzo Savoca
Ragusa 29 giugno 2026

È una poesia decisamente suggestiva. C'è un contrasto fortissimo e affascinante tra la prima parte, che evoca un'atmosfera quasi mitica, classica e sensuale (le ninfe, il cristallo, gli occhi di stelle) e la chiusa, che vira bruscamente verso un realismo crudo, quasi rassegnato o dissacrante ("pisci d'orina", "Senz'onore la vita!").
Questo "picnic d'estate" sembra iniziare come un idillio e finire con il peso della realtà che si sgonfia, lasciando un retrogusto amaro. L'accostamento tra la bellezza della natura ("brecce d'anima d'oro") e l'atto del quotidiano è d'impatto.

Cosa ha spinto il poeta a rompere così violentemente l'armonia iniziale negli ultimi versi?

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