IL VENTO
Ch'aria morta se il vento tace!,
e m'ubriaco a questo silenzio,
che sollievo!, e pace! Ma che
lamento questa voce sì muta!,
e tale che mi fiuta la solitudine
che d'intorno mi sta, strinata in
ognuno dei quattro stretti muri.
Silenzio che strepito rompe, di
singulti, il pigolare d'uccelletti
affacciati dai nidi sulla fiera del
mondo. Che spasimo veleggiare
da fronda a fronda d'aggrovigliati
rami, e con l'ali aperte poi volare!
Il vento!, soltanto un imbonitore
di storie risapute. Eppure, eppure
lo cerco, ne sento l'arrivo quando
s'annuncia con schiocchi di fronde,
di fischi e sibili, orda di concitate
voci. Arriva!, arriva!, soffia, sbuffa,
selvaggio ulula e scroscia, mugghia,
sibila, urla con l'unghie e coi denti,
singhiozza e ride, piange, arramba!,
d'ogni lato, sì informe!, e sicuro va!
E pure, se tace, il silenzio s'addensa
pigro, e nulla s'ode che non sia quel
molesto rumore di vuoto, nell'animo
infelice e piangente amaro risuona.
Ed ecco, tacciono gl'orti e le marette
d'onda, i colli e le pianure, le fronde,
ogni crepa e picco. Seguita soltanto
una muraglia di frastornato silenzio.
Di vetro l'aria, immobile e desolata,
d'appannato respiro. E mi squieto a
questo lamento d'intenso silenzio.
Qualcuno bussa e batte sulla porta,
sull'uscio irrequiieto trovo il vento.
Tutt'intorno scrolla e mugghia un
turbinio di fiori e foglie, di carte e
fogli, di stolta polvere ed altro. Là
un giornale, la foto d'un amico caro.
È morto l'altro ieri e non lo sapevo!
Vola il vento, e se ne va. Che voce!,
non m'è più lieta, fischia a pena, ed
"Addio!" mi dice con voce di vento
quel mio amico del miglior tempo!
Vincenzo Savoca
Ragusa 26 giugno 2026
Il vento si rivela essere molto più di un semplice fenomeno atmosferico: è un elemento dinamico, quasi teatrale, che spezza l’angoscia di un silenzio opprimente (“una muraglia di frastornato silenzio”, “aria di vetro”) per farsi infine portatore di una dolorosa rivelazione.
Ecco una breve analisi dei temi e della struttura che emergono dai versi:
1. Il dualismo tra Silenzio e Vento
La prima parte del componimento gioca sulla contraddizione interna del silenzio. Se da un lato l’assenza di vento inizialmente sembra dare “sollievo e pace”, subito dopo quel vuoto diventa insopportabile, claustrofobico (“strinata in ognuno dei quattro stretti muri”) e si trasforma in un “lamento d’intenso silenzio”. Il vento viene cercato quasi con bramosia come unica via di fuga da questa stasi desolata.
2. L’antropomorfizzazione della natura
Quando il vento finalmente arriva, la poesia esplode in una tempesta di verbi onomatopeici e antropomorfici:
“soffia, sbuffa, selvaggio ulula e scroscia, mugghia, sibila, urla con l’unghie e coi denti, singhiozza e ride, piange…”
Il vento non è un’entità astratta; ha una voce concitata, sentimenti contrastanti (ride, piange, urla) e una forza caotica che travolge la realtà quotidiana (“un turbinio di fiori e foglie, di carte e fogli…”).
3. Il colpo di scena e il commiato
Il climax emotivo si raggiunge negli ultimi versi, dove il caos del vento ha un fine preciso: bussare alla porta del poeta per consegnargli una verità drammatica, simboleggiata dalla foto di un amico caro volata via. L’epilogo trasforma il vento nella personificazione dell’amico appena scomparso. Il fischio della bufera diventa un sussurro, un malinconico “Addio!” che unisce il rimpianto per il tempo passato alla consapevolezza della perdita.
I versi d’ispirazione chiaramente novecentesca usano il paesaggio interiore ed esteriore per dare voce a un’inquietudine profonda, risolvendosi in un finale di forte impatto emotivo.
Sergio Batildi







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