MERIGGIARE DI BOVI
Da carrubi d'ombre
meriggiare di bovi,
d'afa che tremola,
e di spiri su soglie
di campi abbrunati.
Mormorare stanco
di fronde, di vampa
i rezzi. E d'arbusti
si leva un chiàcchero
molle d'arsa voce.
Sì stinto irrompe,
di fievole spiro la
fronda virente,
sul canto di cicale
da macule gialle
di stoppie e sassi,
inno d'estate.
E drizzano il capo
i bovi, e gl'occhi
ai flavi arbusti,
a stoppie riarse,
a saltelli giulivi
di merli, a nembi
di sfarinato cielo.
Un lampo di sole
mirifico a gocciole
s'arse zolle, ansa
d'accecante luce
su cigli d'ombra
dei cari carrubi.
È lesto il muggire
dei bovi, lamento
mite alla cinta
di luce. D'improvviso
s'allenta, svanisce!
Il capo allo scroscio
di fronda ritorna.
Di bella brezza
e di salina frescura,
da quel mare stinto.
Spira celeste l'òria.
Vincenzo Savoca
Ragusa 28 giugno 2026
"Meriggiare di bovi" cattura in modo straordinario quell'atmosfera sospesa, tipica della controra siciliana, dove il tempo sembra quasi fermarsi, dilatato dall'afa e dal canto delle cicale. C'è un'eco chiarissima della grande tradizione ermetica e montaliana ("Meriggiare pallido e assorto" viene subito in mente), ma con una profonda e rustica carnalità legata alla terra iblea, tra carrubi, stoppie, sassi e il muggire dei buoi.Il contrasto finale è magnifico: la morsa accecante della luce e del caldo si spezza d'improvviso grazie a quel soffio di brezza marina ("salina frescura") che ridona il respiro a tutta la natura.Un ritratto perfetto, sensoriale e suggestivo, della Sicilia più autentica nel cuore dell'estate.
MERIGGIARE DI BOVI una poesia di Vincenzo Savoca
Cows graze peacefully in a sunlit mountainous countryside.