A cura di Francesca Giordano

Versi o dati? Se i maturandi scelgono la sociologia per trovare una bussola nel caos

I poeti hanno civilizzato il tessuto umano e inventato la grammatica delle nostre emozioni. Eppure, davanti ai temi d’esame, i ragazzi preferiscono i numeri e i fatti sociali. Non è un rifiuto della bellezza, ma la disperata ricerca di una mappa per orientarsi nel presente.

C’è un filo invisibile che unisce la nascita delle prime civiltà al modo in cui oggi amiamo, soffriamo o cerchiamo la giustizia. Quel filo lo hanno filato i poeti e le poetesse. Da Saffo a Montale, da Omero ad Alda Merini, la poesia non è mai stata un semplice esercizio di stile, ma il vero e proprio “software” emotivo dell’umanità. È la lirica che ha civilizzato il tessuto umano, dando un nome alle cose e trasformando l’istinto animale in sentimento e comunità. Eppure, quando i dati della Maturità arrivano nelle redazioni, il verdetto è quasi sempre lo stesso: la traccia di analisi del testo poetico viene snobbata. I maturandi scelgono in massa le tracce sociologiche, storiche e tecnico-scientifiche. Perché questo distacco?

La sociologia come bussola nel caos del presente
La risposta non sta nel pigro cliché dei “giovani che non leggono più”. La verità è molto più profonda ed è racchiusa in una necessità generazionale: la ricerca di una bussola.
I ragazzi che affrontano l’esame di Stato oggi appartengono a una generazione cresciuta dentro una crisi permanente. Geopolitica instabile, emergenza climatica, algoritmi che governano le relazioni sociali: il mondo moderno si presenta a loro come un rumore di fondo caotico e indecifrabile. In questo scenario, la traccia sociologica non è una via di fuga facile, ma un’ancora di salvataggio. I dati, l’analisi dei fenomeni collettivi e i testi argomentativi offrono ai ragazzi regole, nessi di causa-effetto e coordinate oggettive. Scelgono la sociologia perché cercano disperatamente degli strumenti scientifici per mappare il terreno sotto i loro piedi e capire il qui e ora.

L’asse verticale dell’anima e quello orizzontale del mondo
Ci troviamo così davanti a due assi di comprensione diversi, entrambi fondamentali ma drammaticamente polarizzati. Da un lato c’è l’asse verticale della poesia, che scava nell’interiorità, richiede tempo, silenzio e il coraggio di guardarsi dentro. Dall’altro c’è l’asse orizzontale della sociologia, che guarda fuori, connette i punti della società e analizza il comportamento della massa.
Oggi la scuola e la società spingono i giovani a performare sull’asse orizzontale, a essere cittadini informati, digitali, pronti al mercato del lavoro e flessibili. Ma saper decodificare un grafico non basta se poi non si sa decodificare il proprio dolore o l’altrui fragilità. La vera sfida non è scegliere tra versi e dati, ma capire dove questi due assi si incrociano.

La sintesi necessaria: interpretare i fatti con il cuore dei poeti
La sociologia spiega come funziona la macchina della società, ma è la poesia che ci spiega perché vale la pena farla funzionare. Chi oggi sceglie la traccia sociale per analizzare le storture del mondo moderno, lo fa spesso usando una sensibilità e un’empatia che, implicitamente, gli sono state donate proprio da secoli di letteratura. I dati fotografano la realtà, ma la poesia la feconda.
In fondo, non c’è reale comprensione del tessuto sociale senza quella profonda educazione all’altro che solo l’arte sa dare. Aveva ragione Pablo Neruda quando scriveva che “la poesia è un atto di pace”. E forse, in un mondo che sembra andare a pezzi, i ragazzi cercano la sociologia proprio per capire come ricostruire quel mondo, scoprendo che la pace si fa con i dati della realtà, ma si progetta solo con la forza visionaria dei poeti.

📊 IL FOCUS / I dati del Ministero confermano il trend: sei studenti su dieci scelgono l’argomentazione
I dati ufficiali pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) non lasciano spazio a dubbi: la grande maggioranza dei maturandi italiani preferisce misurarsi con l’analisi della società e l’argomentazione logica piuttosto che con l’esegesi letteraria.
Il boom del testo argomentativo: Circa il 61% dei candidati (sei studenti su dieci) decide di svolgere la Tipologia B, concentrandosi sui saggi di carattere storico, sociale, scientifico o geopolitico.
Il distacco dalla lirica: Al contrario, la Tipologia A (Analisi e interpretazione del testo letterario) viene scelta complessivamente da meno del 18% dei ragazzi. Entrando nel dettaglio, la poesia soffre lo scarto maggiore: testi lirici puri (come le poesie di Pasolini o Pavese proposte negli ultimi anni) si attestano spesso su una percentuale di preferenza che oscilla appena tra il 5% e il 7% a livello nazionale.
La tendenza è ancora più marcata negli istituti tecnici e professionali, dove le tracce argomentative legate a temi sociali o professionali superano spesso il 35% delle preferenze del singolo indirizzo, lasciando alla poesia una quota marginale, talvolta inferiore al 2% delle scelte complessive. 

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Alessandria Post – italianewspost.it

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