Il Rapporto CeDAP 2025 racconta il cambiamento del percorso nascita: cala il numero dei nati, cresce l’età materna e quasi tutti i parti avvengono nel sistema sanitario pubblico

L’Italia continua a fare meno figli e, quando arriva una nascita, il luogo scelto è quasi sempre l’ospedale. Il quadro emerge dai dati 2025 del Certificato di assistenza al parto (CeDAP) del Ministero della Salute: un osservatorio prezioso non soltanto sulle cure, ma sui mutamenti sociali, economici e familiari del Paese.

Pier Carlo Lava

In un anno sono stati registrati 353.240 nati, mentre nel 2024 erano stati 370.577. La diminuzione supera dunque le 17mila unità e conferma una tendenza che non può più essere letta come un fatto episodico. Pesano il minor numero di donne in età fertile, la precarietà del lavoro, il costo della vita e la crescente difficoltà di immaginare con serenità un progetto familiare.

Il parto si concentra nelle strutture pubbliche

La grande maggioranza delle donne partorisce negli istituti pubblici o equiparati: nel 2025 vi si è svolto il 91,3% dei parti, in crescita rispetto al 90,7% dell’anno precedente. Le case di cura hanno accolto l’8,5% dei parti; il parto fuori dalle strutture ospedaliere rimane invece un fenomeno limitato.

La tendenza indica una fiducia crescente nella rete pubblica e nei servizi organizzati per gestire, accanto ai parti fisiologici, eventuali emergenze materne o neonatali. Il rapporto segnala però che il sistema non è uniforme: oltre un parto su dieci avviene ancora in punti nascita con meno di 500 parti annui, mentre il 58,8% delle nascite è concentrato nelle strutture più grandi, con almeno mille parti l’anno.

La maternità arriva più tardi

L’età media al parto raggiunge 33,4 anni tra le cittadine italiane e 31,4 tra le cittadine straniere. Non è soltanto una statistica: racconta una maternità sempre più spesso rinviata, per studiare più a lungo, trovare una condizione lavorativa stabile, affrontare il costo di una casa o attendere semplicemente un momento di maggiore sicurezza.

Le donne di cittadinanza non italiana sono associate al 20,7% dei parti. Il loro contributo resta quindi rilevante nella demografia nazionale, anche se non è sufficiente a invertire il calo complessivo delle nascite.

Visite ed ecografie: un percorso di cura seguito

I dati descrivono un’adesione alta ai controlli durante la gravidanza. Nel 93,8% dei casi sono state effettuate più di quattro visite ostetriche e nel 76,9% almeno tre ecografie. Le amniocentesi sono state 1,7 ogni cento parti.

L’accesso diffuso agli accertamenti è una buona notizia, perché consente di seguire la gravidanza e individuare precocemente eventuali criticità. Resta però fondamentale che qualità e tempestività dell’assistenza siano garantite con la stessa efficacia in tutte le aree del Paese.

Il cesareo cala, ma resta molto frequente

Il parto cesareo ha interessato il 29,8% dei parti. La quota è in progressiva diminuzione, ma resta alta e soprattutto presenta forti differenze a seconda della struttura in cui si partorisce.

Negli ospedali pubblici il cesareo riguarda il 28,4% dei casi; nelle case di cura accreditate sale al 44,9%. È un divario che merita attenzione: un intervento chirurgico può essere necessario e salvavita, ma deve essere eseguito quando vi sia una reale indicazione clinica, senza che le modalità organizzative incidano impropriamente sulla scelta.

Neonati, fragilità e PMA

Nel 2025 lo 0,8% dei bambini è nato con un peso inferiore a 1.500 grammi, mentre il 6% si colloca tra 1.500 e 2.500 grammi. Il dato relativo alla vitalità alla nascita è nel complesso positivo: il 98,3% dei neonati ha ottenuto un indice di Apgar tra 7 e 10 a cinque minuti dal parto.

Il rapporto registra inoltre 784 nati morti, pari a 2,20 ogni mille nati, e 3.151 malformazioni rilevate alla nascita. Numeri delicati, che ricordano l’importanza di una rete integrata fra consultori, ostetricia, neonatologia e servizi territoriali.

La procreazione medicalmente assistita è stata utilizzata in 4,6 gravidanze ogni cento. Anche questo dato parla di un Paese in cui il desiderio di diventare genitori non viene meno, ma incontra con maggiore frequenza ostacoli biologici, legati anche al rinvio dell’età in cui si cerca un figlio.

Il Rapporto CeDAP, insomma, non descrive soltanto dove e come si partorisce. Descrive un’Italia che mette al mondo meno bambini, che concentra sempre più le nascite in ospedale e che deve interrogarsi su quali condizioni sociali, economiche e sanitarie siano necessarie perché avere un figlio torni a essere una scelta possibile, non un traguardo continuamente rimandato.

Il Rapporto CeDAP 2025 del Ministero della Salute analizza 353.240 nascite in Italia: aumentano i parti in strutture pubbliche, cresce l’età media delle madri e prosegue il calo demografico.

Fonte: Ministero della Salute – Certificato di assistenza al parto (CeDAP), Analisi dell’evento nascita, anno 2025.

GEO: Italia – natalità, sanità pubblica, maternità, percorso nascita e assistenza neonatale.

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