Se la verità è sfaccettata, risalire i rivoli delle singole realtà è il modo per ritrovare, faticosamente, quell’unico verso cui tutto tende. Tre fasi di un cammino mai compiuto.

La quiete, insieme alla meditazione e allo studio, consente un percorso di crescita interiore e spirituale. Questo percorso, per gradi di elevazione, può essere articolato come esporrò di seguito, con l’avvertenza che si tratta soltanto di una generalizzazione — o meglio, di una rappresentazione semplificata di una complessità di forme che si differenziano credenza per credenza, persino individuo per individuo. E non ci si meravigli: queste sono le percezioni reali di chi inizia a incamminarsi, e lungo la via tutto diviene più chiaro.

In altre parole, assumendo l’immagine pirandelliana dello sfaccettarsi della verità, tale cammino è come risalire i rivoli — rappresentati da ogni singola realtà — per ritrovare parti sempre più coerenti di quell’unico che, giunti a un certo punto, si riconosce come tale, quasi impossibile da raggiungere. La sensazione potrebbe essere quella di un processo di integrazione, se ci si orienta in senso concorde verso quell’unico. Possiamo dunque distinguere tre fasi:

  • La comprensione, ossia la capacità di osservare e capire la realtà: è il campo della razionalità, che nell’uomo è per sua natura limitata;
  • Il discernimento, ossia la capacità, alla luce della fede che ispira e orienta, di comprendere la realtà, distinguendone sempre più il bene e il male;
  • La sinderesi, ossia il discernimento perfetto che può, senza alcun dubbio, distinguere il bene dal male — il che significa raggiungere la Verità.

Quest’ultima è un esercizio praticamente impossibile a livello umano, nonostante ogni sforzo, a causa della nostra finitudine: costituisce pur sempre un limite a cui auspicabilmente tendere.

Queste tre fasi potrebbero essere definite: fasi successive di partecipazione dell’Uomo alla Verità?

Antonio Rossello