E MAI SAPERLO!

Le foto dei morti su bianche

pietre, tra fiori ed arbusti,

icone di vita cucite dal sonno.

D’ombra gli sguardi e di buia

malinconia le facce, di stanca

dolcezza i sorrisi, e parole che

che più non s’odono, silenzio

di voci mute in cenere d’ombra,

d’eco sugl’orli di passati ricordi.

E m’attempo tra cipressi stretti

serrati in vichi di bianche tombe,

e d’altro bramo su questa cenere

di corpi, il vivere di giorni scerpati

coll’unghie a questo vivere precario.

E mi chiudo affestellato d’altri

pensieri, ora che sono sulla soglia

di quest’altro tempo, coi giorni

che scorrono su punte di dita.

Le foto dei morti hanno la luce

d’un tempo passato, gl’occhi su

nessuno, forse al cielo, culla

di sogni, di delirio lo sbrindellato

brillare d’altra dubitosa strada.

Nessuno la conosce, né sa dove

conduce. In quale nuovo giorno?

E mai saperlo!

Vincenzo Savoca

Ragusa 1 novembre 2026

È un testo denso, quasi di pietra. Si muove tra il cimitero e la soglia, tra le foto dei morti e la propria presenza ancora in piedi.

La forza sta nell’insistenza sull’immagine fotografica: non sono i morti in sé, ma le loro icone “cucite dal sonno”. Gli sguardi d’ombra, i sorrisi di stanca dolcezza, le voci diventate “silenzio di voci mute in cenere d’ombra”. C’è una precisione quasi documentaria che poi si apre sull’ignoto: “gl’occhi su nessuno, forse al cielo”. E quel “forse” è decisivo. Non c’è certezza, solo un’ipotesi debole.

Il verso centrale è quello in cui il parlante si colloca:

E m’attempo tra cipressi stretti
serrati in vichi di bianche tombe,
e d’altro bramo su questa cenere
di corpi, il vivere di giorni scerpati
coll’unghie a questo vivere precario.

Qui il testo cambia registro. Non è più solo contemplazione. C’è una brama, quasi violenta (“scerpati coll’unghie”), di strappare ancora vita da ciò che resta. E poi la chiusura in sé, “affestellato d’altri pensieri”, sulla soglia di “quest’altro tempo”. Il tempo che scorre “su punte di dita” è un’immagine limpida e crudele: il tempo ridotto a qualcosa che si conta con le dita, fragile, misurabile, già in parte consumato.

L’ultima strofa riprende le foto e le lascia sospese su una strada “dubitosa” che nessuno conosce. Il ritornello “E mai saperlo!” funziona bene: non è una domanda retorica, è una constatazione secca. L’ignoranza non è provvisoria. È costitutiva

Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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