FACITE E FIGLIE
Pietro Milone

Ci sono verità che si possono raccontare solo con la voce del cuore, e per noi quella voce ha la musicalità, l’intensità e la passione della lingua napoletana. Questa Poesia, che è stata scritta in napoletano e poi tradotta in italiano, non parla semplicemente dei figli, è una Poesia nata direttamente da un’anima napoletana, è lo specchio del nostro modo di intendere la famiglia, il sacrificio e l’amore puro. Con versi di una semplicità disarmante, l’autore ci porta dentro la realtà di ogni genitore, fatta di fatiche e di sacrifici ma anche di una gioia che riempie l’esistenza.
La forza straordinaria di questa Poesia sta proprio nella sua radice.
Dire “E figlie so’ na ricchezza ca nsciuno ‘e po’ leva’ ‘a mano” significa scolpire una certezza che fa parte della nostra cultura: i figli sono l’unico vero patrimonio sacro, l’unica fortuna che nessuna sventura e nessun male del mondo potrà mai portarci via. In un’epoca che bada solo alle cose materiali, queste parole ci ricordano dove risiede la vera ricchezza.
L’autore non nasconde le difficoltà, ma le affronta con quella dignità e quella passione napoletana che ci appartengono da sempre. Nell’esortazione “Chiagne e ffa’ e figlie” c’è tutta la saggezza del nostro popolo, consapevole che le cose più belle e grandi della vita non nascono dalle comodità, ma si conquistano attraverso le notti in bianco, i sacrifici e i pensieri che non fanno dormire.
Il testo fa convivere il pianto della fatica con l’assaggio della gioia vera, mostrando come il cuore di un genitore sia capace di svuotarsi per amore e, nello stesso tempo, trovarsi incredibilmente ricco.
Anche l’immagine del genitore pronto a “mpegnà ‘a cammise” pur di far studiare i propri figli descrive quel sentimento protettivo e generoso che ci contraddistingue, quel voler dare ai figli tutto ciò che si ha, e anche di più, per garantire loro un futuro.
Tutto questo trova il suo riscatto in un finale dolcissimo, che ci svela la parte più nobile dell’animo napoletano. È un animo immenso, capace di dimenticare istantaneamente tutto il sangue amaro, le privazioni e le lacrime versate “rinto a nu mumento”, nell’esatto istante in cui una voce calda ti chiama mamma o papà. In quel richiamo si nasconde la forza di un popolo che non si arrende, che si sacrifica col sorriso e che trova la sua vera vittoria nella felicità dei propri figli.
È questa una recensione che celebra un testo autentico, una poesia scritta da un’anima napoletana che parla la lingua della nostra terra e che sa di casa, di sacrifici e di un modo tutto nostro, profondo e accogliente, di vivere e custodire l’Amore.

Giuseppina De Biase

FACITE E FIGLIE

E figlie so’ na ricchezza

ca nsciuno ‘e po’ leva’ ‘a mano.

Chiagne e ffa’ e figlie,

si ‘e putite fa’,

accussì funziona,

assaggiate ‘a overo gioia d’’a vita.

E figlie so’ sacrificie,

nuttate ‘e bbianche,

pienziere e ate cose,

chest’è ‘a realtà.

Se tène ‘a vuluntà fallu sturià,

pure si t’haje a mpegnà ‘a cammise.

Ma tutt’ chestu ccà

è ricumpenzato

quanno te chiamma mamma o papà.

Pietro Milone

FATE I FIGLI

I figli sono una ricchezza

che nessuno te la può togliere.

Piangi e fai i figli,

se li potete fare,

così funziona,

assaggiate davvero la gioia della vita.

I figli sono sacrifici,

notti in bianco,

pensieri e altre cose,

questa è la realtà.

Se ha la volontà fallo studiare,

pure se ti devi impegnare la camicia.

Ma tutto questo

è ricompensato

quando ti chiama mamma o papà.

Pietro Milone

Pietro Milone