Enea Leoncini, oltre 30 anni in Albania: «Per fare impresa servono ragione e legalità»

Dall’arrivo a Tirana nel 1992 alla nascita del celebre locale Lux, fino alle difficoltà incontrate nel mondo imprenditoriale: la testimonianza di un italiano che ha vissuto in prima persona le trasformazioni dell’Albania. Un racconto di investimenti, opportunità, criticità e legami umani.

TIRANA – Ci sono storie imprenditoriali che raccontano molto più di un’attività economica: descrivono un’epoca, le speranze di un Paese e le difficoltà incontrate lungo il percorso di trasformazione. È il caso di Enea Leoncini, imprenditore italiano arrivato in Albania nel febbraio del 1992, quando il Paese stava affrontando una fase decisiva della propria storia.

La sua esperienza è stata al centro di una puntata di Albania italianofona, la rubrica di Radio Radicale condotta da Artur Nura, giornalista e corrispondente dell’emittente da Tirana. Nell’intervista del 26 ottobre 2026, Leoncini ripercorre oltre tre decenni di vita e lavoro in Albania, soffermandosi sulle opportunità iniziali, sui progetti realizzati e sulle difficoltà che, a suo giudizio, hanno condizionato l’attività imprenditoriale.

Ne emerge la testimonianza personale di un uomo che ha scelto di investire in un Paese allora agli inizi della transizione economica, mantenendo nel tempo un legame che non si esaurisce nella dimensione degli affari.

L’arrivo nel 1992 e la scommessa sui giovani


La storia albanese di Leoncini comincia attraverso un incontro professionale. Dopo aver accolto nella propria azienda italiana un ingegnere albanese arrivato in Italia, ricevette da lui l’invito a conoscere il Paese d’origine. Nel febbraio del 1992 decise di visitare Tirana.

Il primo impatto fu positivo. Leoncini ricorda il paesaggio, la città e una familiarità culturale che percepiva nel rapporto con la popolazione locale. Lo colpiva anche la diffusione della lingua italiana, elemento che allora contribuiva a rendere più immediata la comunicazione tra le due comunità.

Nei suoi incontri con professionisti e rappresentanti della nuova classe dirigente albanese, il tema del futuro economico del Paese diventò centrale. Tra le esigenze più urgenti emergeva soprattutto quella di creare posti di lavoro e offrire nuove opportunità ai giovani.

Fu in questo contesto che Leoncini accettò una sfida imprenditoriale destinata a lasciare un segno nella vita notturna della capitale: realizzare un locale per i giovani all’interno del Palazzo della Cultura.

Nacque così il Lux, un progetto sviluppato in sette-otto mesi, nonostante le difficoltà tecniche e organizzative di quegli anni. L’obiettivo era creare uno spazio funzionante e rispettoso delle norme di sicurezza, in un ambiente che richiedeva un importante intervento di recupero.

Il risultato, secondo il racconto dell’imprenditore, superò le aspettative iniziali. Il Lux non fu soltanto una discoteca, ma un luogo di intrattenimento con musica dal vivo e spettacoli, capace di conquistare una notevole popolarità e di attirare l’attenzione anche oltre i confini albanesi.

Per Leoncini, quell’esperienza rappresentò una prima dimostrazione delle potenzialità del mercato locale e della possibilità di contribuire concretamente alla vita sociale di Tirana.

Le difficoltà delle imprese e la questione della legalità


Dopo il successo del Lux, Leoncini proseguì il proprio percorso imprenditoriale in altri settori. Nel corso degli anni Novanta partecipò a ulteriori iniziative, ampliando il proprio coinvolgimento nell’economia albanese.

La fase successiva, tuttavia, fu segnata da difficoltà crescenti. Ripercorrendo il periodo tra il 1997 e il 2000, l’imprenditore racconta di aver constatato gravi problemi nella gestione delle aziende nelle quali deteneva partecipazioni. Secondo la sua testimonianza, nonostante risultati economici che riteneva positivi, si verificarono perdite di utili e attrezzature.

Nel 2000 decise quindi di cambiare radicalmente il proprio approccio, dedicando molto più tempo alla presenza diretta in Albania e assumendo personalmente maggiori responsabilità nella gestione delle attività.

Nell’intervista denuncia inoltre episodi che attribuisce alla corruzione e a interventi dello Stato che considera inappropriati rispetto alla gestione delle sue imprese. Una delle attività, racconta, fu ceduta in seguito alle difficoltà incontrate.

Sono valutazioni personali, legate alla sua esperienza e da distinguere da un accertamento indipendente dei singoli episodi. Ma pongono una questione rilevante per chiunque scelga di investire in un mercato in trasformazione: la fiducia degli imprenditori dipende non soltanto dalle opportunità economiche, ma anche dalla certezza delle regole, dalla tutela della proprietà e dalla possibilità di operare senza interferenze indebite.

Il percorso di Leoncini mostra così il contrasto tra la volontà di costruire attività produttive durature e le difficoltà che, nella sua esperienza, hanno reso necessario un impegno personale sempre più intenso.

La presenza italiana: dalle grandi fabbriche ai nuovi settori


Un altro passaggio significativo dell’intervista riguarda l’evoluzione della presenza imprenditoriale italiana in Albania.

Leoncini ricorda una stagione nella quale numerose aziende italiane operavano nel Paese, alcune con importanti livelli occupazionali. Nella sua ricostruzione, tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila molte realtà produttive incontrarono problemi, si ridimensionarono o scomparvero, mentre la presenza di imprese di minori dimensioni assunse un peso maggiore.

Il confronto con Artur Nura allarga lo sguardo alle forme più recenti della cooperazione economica italo-albanese. Accanto alle attività tradizionali, si sono sviluppati servizi, turismo, ristorazione e iniziative legate alle nuove tecnologie. Nel dialogo viene citato anche il caso di un’azienda tecnologica italiana presente a Tirana con giovani laureati.

Resta, tuttavia, il tema della capacità di generare occupazione stabile e produzione di valore. Leoncini richiama le difficoltà incontrate da alcune aziende nel reperire manodopera, descrivendo una situazione che, dal suo punto di vista, rende complesso consolidare determinate attività manifatturiere.

Le sue osservazioni costituiscono una testimonianza personale sull’evoluzione del mercato, non una fotografia statistica dell’intera economia albanese. Per una valutazione complessiva sarebbero necessari dati aggiornati sugli investimenti, sull’occupazione e sulla composizione del sistema produttivo.

Rimane centrale, però, la domanda che attraversa il confronto: come trasformare le opportunità offerte dall’Albania in investimenti duraturi, capaci di sostenere imprese, lavoro e crescita?

Conoscere le regole per costruire un rapporto tra i due Paesi


L’esperienza di Leoncini non si limita all’attività economica. Nel corso dell’intervista racconta anche il proprio contributo alla traduzione in albanese di testi giuridici italiani, compreso il codice penale, e alla diffusione di materiali utili per comprendere le norme.

Il lavoro, spiega, è nato anche dalla convinzione che la conoscenza delle leggi possa aiutare chi vive e lavora in Albania, soprattutto nei rapporti con le istituzioni e nelle attività commerciali.

La traduzione e la circolazione di testi giuridici rappresentano, in questa prospettiva, una forma di collaborazione culturale e pratica tra le due società. Comprendere il quadro normativo è importante per le imprese italiane, ma anche per i cittadini albanesi che devono orientarsi tra regole, diritti e responsabilità.

È un contributo che si affianca agli investimenti e agli scambi commerciali, mostrando come la relazione tra Italia e Albania possa svilupparsi anche attraverso la condivisione di conoscenze ed esperienze.

«Che vincano la ragione e la legalità»


Nella parte conclusiva del colloquio, il racconto assume un tono più personale. Leoncini, che ha superato gli ottant’anni, non nasconde le difficoltà incontrate nel corso della sua lunga esperienza. Eppure, nonostante gli ostacoli, è rimasto legato all’Albania.

A tenerlo nel Paese, afferma, non sono soltanto gli interessi economici, ma soprattutto le amicizie e le persone conosciute nel corso degli anni. Un legame costruito nel tempo, attraverso rapporti personali che hanno resistito anche alle delusioni professionali.

Il suo auspicio finale è espresso attraverso due concetti semplici e fondamentali: la ragione e la legalità. È questa, secondo Leoncini, la condizione necessaria perché chi ha investito in Albania possa guardare al futuro con maggiore fiducia.

La sua storia non pretende di rappresentare tutte le esperienze imprenditoriali italiane, né di esaurire la complessità dell’economia albanese. Offre, piuttosto, uno sguardo diretto su oltre trent’anni di cambiamenti, visti attraverso il percorso di chi ha scelto di scommettere sul Paese e di restarvi.

In questa testimonianza si incontrano le opportunità e le criticità di un rapporto che continua a legare Italia e Albania: una relazione fatta di commercio, lavoro, conoscenze e amicizie, nella quale la fiducia rimane una risorsa decisiva.

Ascolta l’intervista integrale
Per approfondire la testimonianza di Enea Leoncini e ascoltare direttamente il confronto con Artur Nura, è possibile riascoltare la puntata completa di Albania italianofona, trasmessa da Radio Radicale:  il 26 ottobre 2026: https://www.radioradicale.it/scheda/802196

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