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La “mula” Giovanna Botteri e l’eterna forza delle donne che non si arrendono
Vi sono terre in cui la geografia è già destino: luoghi battuti dai venti, crocevia di confini e di storie, dove la resistenza non è un’eccezione ma un esercizio quotidiano. A Trieste, affacciata su questo mare di passaggi e di tempeste, la forza al femminile ha preso nei secoli il nome fiero e schietto delle “mule”. Un’eredità di indipendenza e di sguardi liberi che oggi trova la sua naturale e potente continuazione nel monito di Giovanna Botteri: le donne non si arrendono mai.
Francesca Giordano
L’anima di una “mula”: chi erano e chi sono le donne triestine
Per capire il coraggio e lo sguardo lucido con cui Giovanna Botteri ha sempre raccontato il mondo, bisogna fare un passo indietro e tornare alle sue radici: Trieste. Nel dialetto triestino, la ragazza viene chiamata affettuosamente mula. Ma dietro questa parola c’è molto di più di un semplice termine colloquiale: c’è un’identità precisa, fatta di spigliatezza, schiettezza e una straordinaria indipendenza.
- Le mule di ieri: Cresciute in una città di confine, porto cosmopolita dell’Impero Austro-Ungarico, le donne triestine hanno conquistato l’emancipazione sul campo. Con i mariti e i padri in mare o lontani per il commercio, erano loro a gestire la casa, l’economia della famiglia e l’educazione dei figli. Popolane fiere come le Venderigole (le venditrici dei mercati storici) e giovani lavoratrici come le Sartorelle popolavano lo spazio pubblico con una libertà e una dignità d’azione rare per l’epoca.
- Le mule di oggi: Sono le eredi dirette di questa storia. Donne abituate a camminare a testa alta quando soffia la Bora, autonome nei pensieri, allergiche ai conformismi e dotate di una naturale “schiena dritta”.
Giovanna Botteri: il racconto senza filtri di chi non si piega
Inviata nei teatri di guerra più complessi, testimone dei grandi cambiamenti geopolitici e volto amatissimo del giornalismo italiano, Giovanna Botteri è l’incarnazione contemporanea della mula triestina.
La sua forza sta nella sostanza:
- Ha sempre rifiutato gli stereotipi di genere e le convenzioni sull’estetica formale.
- Ha preferito il rigore, la presenza sul campo e l’onestà del racconto.
- Ha mostrato una calma salda di fronte alla tempesta, trasformando la compostezza in un marchio di fabbrica.
“Le donne non si arrendono mai”: il libro edito da Solferino
Dal suo percorso personale e professionale nasce il libro Le donne non si arrendono mai (Solferino), un’opera che fa da ponte tra la lezione del passato e le sfide del presente.
In queste pagine, la Botteri non costruisce un monumento alla retorica, ma dà voce a donne reali: scienziate, madri, attiviste, testimoni di guerra, figure che in contesti difficilissimi hanno scelto di non cedere. Il messaggio è chiaro: “non arrendersi” non significa solo resistere, ma prendere in mano il proprio destino e cambiare il corso delle cose.
Ieri e oggi: le grandi figure e l’eredità di Trieste
Il legame tra il passato e il presente non vive solo nei ricordi popolari, ma si incarna nella storia di grandi personalità legate a Trieste che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura, nella scienza e nella lotta per la libertà.
Pensiamo alla forza civile e al coraggio di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia, simbolo di una resistenza strenua e senza piegamenti; al talento e alla determinazione di Fedora Barbieri, tra le più grandi voci della lirica mondiale del Novecento; alla sensibilità letteraria e intellettuale di autori come Giani Stuparich, che hanno saputo raccontare l’anima profonda e tormentata di questa terra di confine; fino all’eredità di Margherita Hack, la straordinaria astrofisica che, pur toscana di nascita, ha scelto Trieste come sua casa, guidandone l’Osservatorio Astronomico e insegnandoci il valore del libero pensiero e della divulgazione accessibile a tutti.
Tutte queste figure — reali, autorevoli, diverse tra loro — condividono con le mule di ieri e le donne raccontate oggi da Giovanna Botteri lo stesso identico principio: una dignità incrollabile di fronte alle avversità e il rifiuto del vittimismo.
Il valore pedagogico ed educativo dell’esempio
In questo percorso, il messaggio “le donne non si arrendono mai” assume un profondo valore pedagogico ed educativo. Presentare alle nuove generazioni le storie delle mule triestine, le vite di donne straordinarie come Peteani, Barbieri, Stuparich e Hack, fino alle testimonianze raccolte da Giovanna Botteri, significa offrire ai giovani un modello di resilienza attiva.
Non si tratta di celebrare un’eroicità irraggiungibile, ma di mostrare la concretezza del coraggio quotidiano: la capacità di pensare con la propria testa, di cadere e rialzarsi, di difendere la propria libertà e di guardare il mondo con responsabilità e senso critico. È la trasmissione di una bussola morale ed esistenziale dove l’indipendenza e la determinazione diventano gli strumenti più potenti per affrontare qualsiasi tempesta.
A cura di Francesca Giordano
https://piercarlolava.blogspot.com/ e https://italianewspost.wordpress.com/
«Il coraggio non è l’assenza di tempesta, ma la scelta quotidiana di non cedere.»
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