Immagine generata con l’AI

Esplorare il mondo con le mani: la fotografia tattile di Aleksandra Kossowska e l’asse psico-socio-pedagogico dell’inclusione.

Cosa significa “vedere” quando gli occhi non possono registrare la luce? E in che modo l’arte visiva per eccellenza — la fotografia — può trasformarsi in uno strumento di emancipazione, conoscenza e relazione per chi vive nella disabilità visiva?

Francesca Giordano

A queste domande risponde con straordinaria delicatezza ed efficacia espressiva Aleksandra Kossowska con il suo progetto artistico e sociale “The World by Touch”.Realizzato all’interno di un collegio per bambini ciechi e ipovedenti a Sebeta, in Etiopia, il lavoro della fotografa polacca sovverte i canoni tradizionali del linguaggio visivo: la fotografia smette di essere pura immagine bidimensionale per farsi superficie materica, rilievo perforato a mano e percorso tattile.

La dimensione psicologica: la percezione aptica e la costruzione della realtà

Nella psicologia dello sviluppo, l’esplorazione tattile (o percezione aptica) non è un mero supplizio o sostituto della vista, ma una modalità autonoma e complessa di costruzione delle mappe mentali ed emotive del mondo. Nei contesti istituzionali di permanenza — come gli istituti o i collegi — i bambini con disabilità visiva rischiano spesso la privazione sensoriale o la stereotipia relazionale.

Attraverso la perforazione e la rilievografia delle immagini, le foto di Kossowska permettono ai bambini di “toccare ed essere toccati dal mondo” (“we touch the world and the world touches us back”). Il processo percettivo si trasforma così in un atto di auto-efficacia psicologica: la fotografia tattile consente al bambino di ricostruire la forma, la profondità e l’identità dell’altro, restituendo centralità alla memoria corporea e alla dimensione affettiva dello spazio.

La dimensione sociologica: rompere il confine dell’istituzionalizzazione

Dal punto di vista sociologico, la disabilità visiva nei contesti in via di sviluppo (come alcune aree dell’Etiopia) comporta frequentemente una duplice sfida: lo stigma sociale e l’isolamento negli ambienti istituzionali.

Il progetto “The World by Touch” agisce come un dispositivo di rottura socioculturale. Trasformando l’esperienza sensoriale dei bambini di Sebeta in un’opera d’arte partecipata, la fotografia si fa strumento di cittadinanza e rivendicazione di presenza. Non sono più gli “aventi vista” a raccontare la cecità con sguardo pietistico; sono i bambini stessi che, toccando le immagini, dialogano con la propria realtà ed entrano in una relazione paritaria con la comunità esterna. L’arte diventa così veicolo di inclusione sociale reale, capace di superare le barriere linguistiche e culturali attraverso il linguaggio universale del tatto.

La dimensione pedagogica: la lezione di Maria Montessori e l’eredità della tiflopedagogia

È sul piano strettamente pedagogico che l’opera di Aleksandra Kossowska trova la sua validazione teorica più profonda. Il pensiero di Maria Montessori ha insegnato al mondo come la mano sia “l’organo dell’intelligenza”: per la pedagogista chiaravallese, il tatto e la manipolazione del materiale strutturato non servono solo ad allenare i sensi, ma costituiscono la base per lo sviluppo dei processi cognitivi superiori, dell’astrazione e dell’autonomia personale.

Portare la fotografia tattile nella scuola dell’infanzia e primaria per ciechi significa applicare appieno il principio montessoriano dell’educazione sensoriale come porta d’accesso al pensiero. A questo si intreccia la lezione della tiflopedagogia italiana (a partire dalle intuizioni di maestri come Augusto Romagnoli), la quale ha sempre ribadito che il bambino non vedente non deve adeguarsi passivamente a un mondo pensato per immagini visive, ma va guidato nell’esplorazione attiva della realtà attraverso codici a lui propri.

La fotografia “da toccare” diventa quindi un sussidio didattico e narrativo rivoluzionario: insegna a leggere lo spazio, a stimolare la curiosità vicaria, a sviluppare la motricità fine e a condividere un racconto intersoggettivo della propria vita quotidiana.

Un ponte di empatia tra l’Etiopia e il mondo

Il lavoro di Aleksandra Kossowska a Sebeta ci ricorda che l’accessibilità non è una concessione, ma un diritto estetico ed educativo. Intrecciando l’asse psico-socio-pedagogico, la fotografia tattile dimostra che l’arte non appartiene a chi la guarda con gli occhi, ma a chi sa sentirla con l’anima e con le dita. Un modello espressivo e formativo da cui anche la scuola e le istituzioni occidentali possono trarre un prezioso insegnamento per costruire contesti scolastici autenticamente inclusivi e multisensoriali.


A cura di Francesca Giordano

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