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Un Viaggio nel Cuore Spezzato della Germania del Dopoguerra, da Cannes con Amore e Senso di Colpa

Francesca Giordano

CANNES – Quando le luci si sono spente nel Grand Théâtre Lumière per la prima mondiale di “Fatherland”, l’attesa era palpabile. Dopo i trionfi internazionali di Ida (Premio Oscar) e Cold War (Miglior Regia proprio a Cannes), il regista polacco Paweł Pawlikowski era atteso al varco con il capitolo finale della sua ideale trilogia sulla storia europea del Novecento. E non ha deluso. Al 79° Festival di Cannes, Pawlikowski ha portato a casa il prestigioso premio per la Miglior Regia, confermando il suo status di maestro del cinema contemporaneo.

Un Road Movie dell’Anima tra le Macerie

“Fatherland” non è un film storico nel senso tradizionale del termine. È un dramma familiare ellittico, sintetico e visivamente folgorante che si interroga sull’identità, il senso di colpa e il ruolo dell’artista. La trama, ambientata nell’estate del 1949, al culmine della Guerra Fredda, segue lo scrittore premio Nobel Thomas Mann (interpretato con misurata gravità da Hanns Zischler) nel suo primo ritorno in Germania dopo sedici anni di esilio negli Stati Uniti.

Ad accompagnarlo in questo viaggio non facile c’è la figlia Erika (una Sandra Hüller semplicemente straordinaria, capace di trasmettere un mondo di emozioni con un solo sguardo). A bordo di una lucida Buick nera, che spicca come un fantasma del passato tra le macerie, padre e figlia attraversano una nazione divisa, dalla Francoforte occupata dagli statunitensi alla Weimar sotto il controllo sovietico.

Uno Stile Distillato per Temi Universali

Visivamente, “Fatherland” è un’estensione coerente dello stile che ha reso celebre Pawlikowski. Girato in un rigoroso bianco e nero e nel formato d’immagine accademico (1.37:1), il film utilizza la composizione della quadratura per evocare una sensazione di confinamento e isolamento. Le inquadrature lasciano spesso ampio spazio sopra le teste dei personaggi, come a sottolineare il peso della storia e delle ideologie che incombe su di loro.

Il viaggio in auto diventa una metafora per esplorare le profonde fratture non solo all’interno della nazione tedesca, ma anche all’interno della stessa famiglia Mann. Il confronto tra la visione morale e idealistica del padre e la cruda realtà vissuta dalla figlia, un tempo attrice e ora attivista e pilota, costituisce il cuore emotivo del film.

Il Successo a Cannes e Oltre

Il premio per la Miglior Regia a Cannes è stato solo l’inizio del percorso per “Fatherland”. La critica internazionale ha lodato quasi all’unanimità la pellicola, definendola “una meditazione cinematografica sull’essenza dell’arte” (Culture.pl) e “un pezzo di camera elegante” (TheWrap). La performance di Sandra Hüller è stata definita “trionfale” e “il cuore pulsante del film”.

Dopo l’anteprima mondiale sulla Croisette e le proiezioni in altri festival prestigiosi come Sydney, Sarajevo e Telluride, il film si prepara ora ad affrontare il pubblico. L’uscita italiana di “Fatherland” è prevista per il 16 ottobre 2026, distribuito da Mubi e Our Films. Inoltre, la Polonia lo ha già selezionato come proprio candidato per il Miglior Film Internazionale ai Premi Oscar del 2027.

“Fatherland”

In un’epoca di nuove divisioni e tensioni geopolitiche, “Fatherland” ci ricorda la complessità del passato europeo e la difficoltà di fare i conti con la propria storia e identità. Con il suo stile distillato e la sua profonda umanità, l’ultimo capolavoro di Paweł Pawlikowski è un film che non solo va visto, ma che merita di essere vissuto e discusso.

A cura di Francesca Giordano

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