Dopo oltre quattro anni e mezzo dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, dalla società ucraina arriva un segnale che merita grande attenzione: tre cittadini su quattro ammettono oggi la possibilità di avviare negoziati con la Russia per mettere fine alla guerra. È un dato importante, che racconta quanto il protrarsi del conflitto abbia reso centrale la ricerca di una soluzione, ma che non deve essere trasformato in ciò che il sondaggio non dice. Essere disponibili a trattare, infatti, non equivale ad accettare le condizioni poste da Mosca, né significa necessariamente essere disposti a rinunciare formalmente ai territori occupati. È proprio questa distinzione, forse la parte più interessante della rilevazione, a mostrare quanto sia complesso oggi l’orientamento dell’opinione pubblica ucraina: apertura alla diplomazia e, contemporaneamente, richiesta di garanzie affinché un eventuale accordo non si trasformi in una resa.

Pier Carlo Lava

I dati provengono dal nuovo sondaggio del Kyiv International Institute of Sociology (KIIS/KMIS), realizzato dal 12 al 21 settembre 2026 e pubblicato il 6 ottobre. Sono stati intervistati telefonicamente 1.002 cittadini ucraini maggiorenni, residenti nei territori sotto il controllo del governo di Kyiv. Non sono stati invece inclusi gli abitanti dei territori occupati né gli ucraini che hanno lasciato il Paese dopo il 24 febbraio 2022.

Il 75% ammette negoziati con Mosca

La domanda posta agli intervistati era sostanzialmente molto precisa: se ritenessero possibile o meno condurre adesso negoziati con la Russia per terminare la guerra.

Il 75% ha risposto positivamente, il 21% si è dichiarato contrario e il restante 4% non ha espresso una posizione. Il dato, peraltro, non rappresenta una svolta improvvisa: nel febbraio 2025 la quota favorevole alla possibilità di trattare era già del 74%.

Lo stesso istituto demoscopico mette però in guardia da una lettura troppo semplicistica dei numeri. La domanda riguardava infatti la possibilità di aprire negoziati e non la disponibilità a fare concessioni alla Russia. Secondo il KIIS sarebbe quindi scorretto utilizzare quel 75% come indicatore del sostegno degli ucraini alle richieste territoriali o politiche di Mosca.

Il 69% accetterebbe un cessate il fuoco, ma a precise condizioni

Ancora più interessante è un’altra parte dell’indagine. Agli intervistati è stato sottoposto uno scenario di cessate il fuoco immediato lungo l’attuale linea del fronte, accompagnato però da tre condizioni fondamentali: nessun riconoscimento giuridico dei territori occupati come appartenenti alla Russia, prosecuzione del rafforzamento delle Forze armate ucraine e continuazione del percorso verso Unione europea e NATO.

Di fronte a questo scenario, il 69% degli intervistati si è detto favorevole, mentre il 22% è contrario e il 9% non ha espresso un’opinione. Il risultato cambia notevolmente, dunque, a seconda delle garanzie associate alla cessazione dei combattimenti.

Una precedente rilevazione dello stesso istituto, condotta tra luglio e agosto 2026, aveva infatti mostrato che soltanto il 32% avrebbe approvato il ritiro delle truppe ucraine dal Donbass in cambio di generiche garanzie di sicurezza occidentali, mentre il 60% lo respingeva. Se invece al congelamento della linea del fronte venivano associate garanzie concrete, come maggiori forniture di armi e sostegno finanziario, la disponibilità saliva al 59%.

Trattare non significa arrendersi

C’è poi un dato apparentemente contraddittorio, ma in realtà fondamentale per comprendere lo stato d’animo del Paese. Nonostante il 75% ammetta la possibilità di negoziare, il 62% degli ucraini afferma contemporaneamente di essere disposto a sopportare la guerra per tutto il tempo necessario. Un ulteriore 4% indica come orizzonte ancora sopportabile un anno, mentre il 23% parla di alcuni mesi o sei mesi.

Non siamo quindi davanti a una semplice alternativa tra “continuare la guerra” e “arrendersi per avere la pace”. Il quadro che emerge è molto più articolato: una larga parte della popolazione sembra considerare negoziati e resistenza militare come strumenti che possono coesistere, almeno finché non emerga una soluzione ritenuta sufficientemente sicura per il futuro dell’Ucraina.

Anche sulla prospettiva finale del conflitto permane una forte fiducia: secondo il sondaggio, il 79% ritiene che alla fine sarà l’Ucraina a vincere, anche se la quota di chi ne è pienamente convinto è scesa dal 60% rilevato tra luglio e agosto al 47% di settembre.

Un segnale politico che Kyiv e gli alleati non possono ignorare

Il dato del 75%, dunque, deve essere letto nella sua interezza. Dopo anni di combattimenti, vittime, distruzioni, sfollamenti e attacchi alle infrastrutture, nella società ucraina esiste una fortissima disponibilità a verificare la strada diplomatica. Ma questa disponibilità non coincide automaticamente con l’accettazione delle condizioni russe.

Il 69% favorevole a un cessate il fuoco lungo l’attuale linea del fronte, quando siano garantiti il mancato riconoscimento giuridico delle annessioni, il rafforzamento dell’esercito e la prosecuzione del cammino europeo ed euro-atlantico, rappresenta probabilmente uno dei dati politicamente più significativi dell’intera ricerca.

La fotografia che emerge è quella di una popolazione provata da una guerra lunghissima, sempre più aperta alla ricerca di una soluzione negoziale, ma ancora fortemente preoccupata che una pace priva di garanzie possa diventare soltanto una pausa prima di un nuovo conflitto.

È questa la distinzione essenziale per comprendere il sondaggio: gli ucraini sembrano chiedere sempre più spazio alla diplomazia, ma non una pace a qualsiasi prezzo.

Fonte: Kyiv International Institute of Sociology (KIIS/KMIS), Opinions and views of Ukrainians on issues of war and peace, sondaggio condotto dal 12 al 21 settembre 2026 e pubblicato il 6 ottobre 2026.

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Fonte: Kyiv International Institute of Sociology (KIIS/KMIS), sondaggio condotto dal 12 al 21 settembre 2026 e pubblicato il 6 ottobre 2026.

GEO: Ucraina – Russia – Europa

Il 75% degli ucraini ammette la possibilità di avviare negoziati con la Russia per porre fine alla guerra. Il sondaggio KIIS mostra però che apertura al dialogo non significa accettazione delle condizioni di Mosca.

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