Ci sono personaggi che appartengono alla storia e altri che, pur appartenendole, continuano a vivere nell’immaginario collettivo. Lady Diana Spencer è certamente uno di questi. A quasi trent’anni dalla sua morte, il suo volto, il suo sorriso e soprattutto la sua vicenda umana continuano a suscitare interesse ed emozione. Sono stati scritti centinaia di libri su di lei, ma Canto del cigno. Diana, mia sorella possiede qualcosa che gli altri non possono avere: lo sguardo di Charles Spencer, il fratello minore che con Diana condivise l’infanzia, gli affetti e le ferite familiari e che, il 6 settembre 1997, pronunciò nell’Abbazia di Westminster una delle orazioni funebri più ricordate del nostro tempo. È un libro inevitabilmente di parte, perché nasce dall’amore di un fratello, ma proprio per questo aggiunge un tassello importante alla comprensione della donna che esisteva dietro la Principessa del Galles.

Pier Carlo Lava

Prima della principessa c’era semplicemente Diana

Uno degli aspetti più interessanti di Canto del cigno. Diana, mia sorella, pubblicato in Italia da Mondadori, è proprio il tentativo di riportare Diana a una dimensione precedente al mito. Prima della principessa inseguita dai fotografi, prima del matrimonio seguito in televisione da centinaia di milioni di persone, prima delle crisi coniugali, delle interviste e infine della tragedia di Parigi, c’era una ragazza cresciuta nella famiglia Spencer.

Charles e Diana erano i due figli più piccoli e furono particolarmente vicini. Il libro recupera quella complicità attraverso ricordi personali e familiari e permette di osservare Diana da un punto di vista difficilmente accessibile alle biografie tradizionali.

È forse questo il pregio maggiore dell’opera: Spencer non deve scoprire chi fosse Diana perché, semplicemente, era sua sorella. La conosceva prima che diventasse un simbolo mondiale.

Naturalmente questa vicinanza rappresenta contemporaneamente il valore e il limite del libro. Charles Spencer non è uno storico estraneo agli avvenimenti e non pretende di esserlo. È un testimone coinvolto, segnato dal dolore e dotato di una propria interpretazione degli eventi. Il lettore deve quindi distinguere continuamente fra il valore documentario dei ricordi e il giudizio personale dell’autore.

Diana, Carlo e una vita diventata pubblica

Il racconto cambia inevitabilmente quando nella vita della giovane Diana entra il principe Carlo. Il matrimonio celebrato nel 1981 sembrava incarnare la favola moderna della ragazza destinata a diventare regina. Dietro quella rappresentazione, tuttavia, si sviluppò una realtà assai più complessa.

Spencer descrive una sorella che si trovò molto giovane all’interno di un sistema rigidissimo, sottoposta a una pressione mediatica che negli anni sarebbe diventata enorme. Nel suo racconto emerge una Diana fragile e nello stesso tempo sorprendentemente determinata, bisognosa di affetto ma capace progressivamente di costruire una propria identità pubblica.

È importante ricordare che numerose valutazioni sui rapporti interni alla famiglia reale contenute nel volume rappresentano la versione e i ricordi di Charles Spencer. Alcune delle affermazioni più controverse attribuite ai Windsor hanno infatti già provocato discussioni sulla stampa britannica e internazionale.

Ma ridurre il libro alla ricerca delle rivelazioni più clamorose sarebbe un errore.

Il tema più profondo è un altro: che cosa accade a una persona quando la sua vita privata diventa proprietà dell’opinione pubblica?

Diana fu una delle prime grandi celebrità dell’epoca della comunicazione globale. La stampa aveva bisogno di lei e lei, con il passare degli anni, imparò anche a utilizzare la comunicazione per affermare la propria autonomia. Ne nacque un rapporto potentissimo e pericoloso tra individuo, istituzioni, giornali, fotografi e pubblico.

La settimana che cambiò tutto

Il secondo grande asse narrativo conduce inevitabilmente al 31 agosto 1997, quando Diana morì a Parigi in seguito all’incidente automobilistico nel tunnel dell’Alma.

Charles Spencer ricostruisce quei giorni dal proprio punto di vista: lo shock della notizia, il ritorno in Gran Bretagna, le discussioni attorno alle esequie e infine il funerale nell’Abbazia di Westminster.

È qui che il libro raggiunge probabilmente la sua maggiore intensità emotiva.

Il 6 settembre 1997 Spencer pronunciò davanti alla bara della sorella un discorso destinato a entrare nella memoria collettiva. Difese Diana, ricordò la sua umanità e criticò apertamente quella pressione mediatica che l’aveva accompagnata per gran parte della vita adulta.

Non è casuale che la struttura stessa del libro richiami quell’orazione funebre: i capitoli prendono spunto da passaggi del discorso per tornare agli episodi della vita della principessa e ai ricordi personali dell’autore. Il funerale diventa così il punto dal quale Spencer guarda contemporaneamente all’indietro, verso la vita della sorella, e in avanti, verso ciò che Diana sarebbe diventata nella memoria collettiva.

C’è inoltre una componente di autocritica. Spencer ricorda anche occasioni nelle quali avrebbe potuto comportarsi diversamente e aiutare maggiormente la sorella. Questo elemento rende il racconto più interessante perché impedisce, almeno in parte, che si trasformi semplicemente in un processo contro gli altri.

Una donna dietro un’icona

A distanza di quasi trent’anni, probabilmente non abbiamo bisogno di un’altra leggenda su Lady Diana. Abbiamo invece ancora bisogno di comprenderne la contraddittoria umanità.

Ed è qui che Canto del cigno trova la propria ragione d’essere.

Diana appare fragile e forte, insicura e determinata, privilegiata e contemporaneamente prigioniera del proprio ruolo. Soprattutto emerge come una donna che riuscì a modificare profondamente il linguaggio pubblico della monarchia.

Il contatto fisico con i malati, l’attenzione verso le persone emarginate, l’impegno contro le mine antiuomo e il modo diretto di comunicare le emozioni contribuirono a costruire un’immagine della principessa radicalmente diversa dalla tradizionale distanza della monarchia.

Quella capacità di avvicinarsi alle persone costituisce probabilmente una delle ragioni per cui Diana continua a essere ricordata.

Charles Spencer vuole però sottrarre almeno in parte sua sorella tanto alla santificazione quanto alla caricatura. Diana non era perfetta, e proprio questa imperfezione rende più comprensibile la sua storia. Era una donna giovanissima entrata in un’istituzione secolare, diventata una delle persone più fotografate del pianeta e costretta a vivere sentimenti, crisi matrimoniali e sofferenze sotto gli occhi di milioni di sconosciuti.

Il significato del “Canto del cigno”

Anche il titolo merita attenzione. Il canto del cigno non è soltanto quello di Diana.

Charles Spencer ha spiegato di avvertire il passare del tempo e di sentire il bisogno di mettere per iscritto i propri ricordi mentre può ancora farlo. Il volume assume quindi anche il significato di una testimonianza familiare consegnata al futuro.

Questo spiega perché il libro alterni continuamente dimensione pubblica e privata.

Per il mondo era Lady Diana, Principessa del Galles.

Per Charles Spencer rimaneva sua sorella.

Ed è proprio nello spazio tra queste due identità che si trova la parte migliore del libro.

Chi lo leggerà soltanto alla ricerca di nuovi scandali sulla famiglia reale troverà certamente episodi destinati a far discutere. Ma chi saprà andare oltre troverà qualcosa di più interessante: la storia di una donna diventata un’icona mondiale raccontata da qualcuno che l’aveva conosciuta quando quell’icona ancora non esisteva.

Ed è forse questa la vera forza di Canto del cigno: ricordarci che dietro una delle fotografie più famose del Novecento c’era una persona. E che, dietro la Principessa del popolo, per qualcuno c’era ancora semplicemente Diana.

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GEO: Italia – Regno Unito – Londra

Descrizione della ricerca:
Canto del cigno. Diana, mia sorella di Charles Spencer racconta Lady Diana attraverso i ricordi del fratello, dall’infanzia condivisa ai giorni drammatici della sua morte e del funerale del 1997. Una testimonianza personale che cerca la donna dietro l’icona mondiale.

Alessandria Post:
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