Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che, attraverso una storia, cercano di interpretare il tempo nel quale viviamo. “Generose anime di eroi” di Gianni Riotta, pubblicato da Mondadori nel 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria. È un’opera che prende gli ingredienti del thriller e dello spionaggio internazionale per affrontare questioni molto più grandi: la guerra, la disinformazione, il potere delle tecnologie, l’intelligenza artificiale, la paura collettiva e soprattutto la crescente difficoltà di distinguere ciò che è vero da ciò che è costruito per sembrarlo. Leggendone la trama e ascoltando Riotta parlare del suo romanzo, la sensazione più inquietante è che il confine fra fantasia e cronaca sia diventato sorprendentemente sottile.

Pier Carlo Lava

Un romanzo geopolitico dentro il nostro presente

“Generose anime di eroi”, uscito per Mondadori il 10 marzo 2026, è un volume di circa 470 pagine che nasce dall’esperienza accumulata da Riotta in molti anni trascorsi a osservare direttamente gli Stati Uniti, la Russia, il Medio Oriente, l’America Latina e l’Europa. Non sorprende quindi che dietro l’avventura narrativa emerga continuamente lo sguardo del giornalista abituato a interpretare gli equilibri internazionali.

La vicenda prende forma attorno a una minaccia che appare immaginaria ma utilizza meccanismi estremamente contemporanei. Nell’ombra del Cremlino agisce un misterioso “Partito della Guerra”, intenzionato a destabilizzare Stati Uniti ed Europa. Per raggiungere il proprio obiettivo vengono utilizzati uomini provenienti dalle guerre del passato recente, hacker e sofisticati strumenti di manipolazione digitale. In rete cominciano a circolare video falsi capaci di apparire autentici, costruiti per seminare paura e confusione.

A New York entrano in scena Joey Dallera e Steve Ernst, due investigatori che hanno conosciuto la guerra e che si trovano davanti al cadavere di un uomo gigantesco abbandonato nei pressi di un locale di Brooklyn. Quello che inizialmente potrebbe sembrare un caso di cronaca diventa progressivamente una porta d’ingresso verso qualcosa di enormemente più grande.

Accanto a loro si muovono numerosi personaggi, fra cui Meredith De Lattre, una spia che attraversa Mosca e le trincee ucraine, e Jim Hawkins, creatore di Code, un avanzatissimo sistema di intelligenza artificiale capace di elaborare enormi quantità di informazioni e tentare di prevedere gli eventi futuri.

Ed è proprio qui che il romanzo cambia dimensione.

Quando diventa difficile distinguere il vero dal falso

Riotta ha spiegato che il punto di partenza del libro è quella che il filosofo Luciano Floridi definisce “infosfera”: l’ambiente informativo nel quale ormai viviamo permanentemente immersi.

Una volta l’informazione arrivava in momenti abbastanza definiti della giornata. Si comprava il giornale, si ascoltava la radio, si guardava il telegiornale. Oggi uno smartphone ci accompagna praticamente ovunque e qualsiasi avvenimento può raggiungerci in pochi secondi.

Il problema non è soltanto la quantità delle informazioni. È diventata decisiva la loro affidabilità.

Immagini generate artificialmente, deepfake, video manipolati, campagne coordinate sui social network, notizie completamente false mescolate a informazioni autentiche possono creare una realtà parallela abbastanza credibile da condizionare milioni di persone.

Nel romanzo questa possibilità viene portata alle conseguenze estreme. Ma proprio per questo funziona: perché il lettore sa che la tecnologia necessaria per manipolare immagini, voci e filmati non appartiene più alla fantascienza.

Il vero terreno dello scontro non è quindi soltanto militare. È la nostra percezione della realtà.

L’intelligenza artificiale e il rischio di delegare le decisioni

Uno dei personaggi più significativi è Jim Hawkins, creatore dell’intelligenza artificiale Code, progettata per prevedere ciò che potrebbe accadere.

Qui Riotta pone una domanda fondamentale: quanto siamo disposti a delegare alle macchine?

L’intelligenza artificiale può analizzare quantità di dati impossibili da gestire per un essere umano, individuare correlazioni e costruire scenari. Ma una previsione algoritmica non coincide necessariamente con la realtà e, soprattutto, non elimina la responsabilità delle decisioni umane.

Nel romanzo compare persino una donna alla presidenza degli Stati Uniti circondata da consiglieri convinti delle capacità dell’intelligenza artificiale. È un espediente narrativo che permette all’autore di mettere a confronto due modi di interpretare il potere: affidarsi alla tecnologia oppure continuare a parlare con gli esseri umani, comprenderne paure, speranze e contraddizioni.

Riotta ha sintetizzato recentemente proprio questo aspetto presentando il libro: occorre evitare di perdere il contatto con le persone e combattere la paura.

La paura come strumento di potere

Forse è questa la chiave più interessante dell’intero romanzo.

La paura modifica il comportamento degli individui e delle società.

Una popolazione convinta di essere continuamente minacciata può diventare più disponibile ad accettare decisioni che, in condizioni normali, avrebbe giudicato diversamente. Una notizia falsa sufficientemente credibile può provocare reazioni reali. Un’immagine manipolata può scatenare indignazione prima ancora che qualcuno abbia il tempo di verificarla.

Nell’epoca dei social network la velocità spesso precede la verifica.

Ed è esattamente questa fragilità che una moderna guerra ibrida può sfruttare.

Non servono necessariamente carri armati per destabilizzare un Paese. Possono essere utilizzati attacchi informatici, campagne di disinformazione, interferenze nei sistemi economici, manipolazione delle opinioni pubbliche e contenuti artificiali progettati per esasperare divisioni già esistenti.

Il romanzo di Riotta porta questi elementi dentro una grande avventura internazionale, ma ciò che rende la storia efficace è la consapevolezza del lettore che molti degli strumenti descritti esistono già.

Gianni Riotta, dal giornalismo internazionale alla narrativa

La biografia dell’autore aiuta a comprendere perché questo romanzo abbia una forte componente geopolitica.

Gianni Riotta è giornalista e scrittore ed è stato per molti anni inviato internazionale. Ha diretto il TG1 e Il Sole 24 Ore, è stato vicedirettore de La Stampa e del Corriere della Sera e suoi interventi sono apparsi anche su importanti testate internazionali.

Oggi dirige il Master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale della Luiss e il Luiss Data Lab, centro di ricerca che studia anche intelligenza artificiale, dati, media digitali e disinformazione.

“Generose anime di eroi” nasce dunque dall’incontro fra due Riotta: il narratore e l’osservatore della politica internazionale.

Non è casuale che l’autore abbia recentemente precisato di non considerarlo semplicemente un giallo. Lo definisce piuttosto una storia geopolitica, nella quale la realtà contemporanea viene spinta fino alle sue conseguenze più estreme.

Un romanzo che pone una domanda molto seria

Il fascino di “Generose anime di eroi” non sta soltanto nello scoprire chi muove i fili della trama.

La domanda più interessante arriva dopo.

Che cosa accadrebbe se non fossimo più capaci di stabilire con ragionevole certezza che cosa è realmente accaduto?

Per secoli il potere dell’informazione è consistito soprattutto nel decidere quali notizie diffondere. Oggi si sta aprendo una fase differente: diventa possibile fabbricare testimonianze apparentemente autentiche di avvenimenti mai accaduti.

Una fotografia poteva essere manipolata anche in passato. Ma produrre artificialmente immagini, voci e filmati convincenti richiedeva mezzi e competenze considerevoli. L’intelligenza artificiale generativa sta abbassando rapidamente quella barriera.

E quando falsificare la realtà diventa semplice, verificare la realtà diventa molto più importante.

È forse questo il messaggio più contemporaneo che emerge dal romanzo di Riotta: nell’era dell’intelligenza artificiale la tecnologia non rende automaticamente gli uomini più consapevoli. Può fornire strumenti straordinari, ma può anche moltiplicare la capacità di manipolare.

Alla fine rimane quindi una responsabilità profondamente umana: continuare a dubitare, verificare, confrontare le fonti e non permettere alla paura di decidere al nostro posto.

Ed è precisamente per questo che “Generose anime di eroi”, pur raccontando una storia immaginaria, parla così direttamente del mondo reale del 2026.

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GEO: Italia – Stati Uniti – Europa – Russia – Ucraina

Per approfondire:
Gianni Riotta – sito ufficiale: https://riotta.it/
Mondadori: https://www.mondadori.it/

Alessandria Post:
https://piercarlolava.blogspot.com/

Italia News Post:
https://italianewspost.com/

Fonte: Amazon.it / Mondadori Uso editoriale: immagine della copertina del volume recensito.

Editore: Mondadori