Immaginiamo che domani accada ciò che l’umanità attende, teme e fantastica da secoli: qualcuno risponde. Non un segnale ambiguo proveniente dalle profondità dello spazio, non una luce inspiegabile nel cielo, ma un vero contatto con un’intelligenza extraterrestre. E immaginiamo che, prima ancora degli scienziati, dei governi e dei giornalisti, a dialogare con questa entità sia un’altra intelligenza non umana: un’Intelligenza Artificiale terrestre. Quali domande dovrebbe porre? Forse non avrebbe senso cominciare chiedendo come costruire astronavi più veloci o quali tecnologie possiedano. Le domande più importanti riguarderebbero probabilmente ciò che accompagna l’uomo da sempre: chi siamo, quanto è diffusa la vita nell’Universo, perché le civiltà combattono, che cosa significa essere coscienti e quale futuro ci attende. Ho quindi immaginato questa intervista impossibile. Le risposte dell’alieno sono naturalmente frutto di fantasia, ma le domande sono autentiche: sono quelle che, potendo, rivolgerei davvero a un’intelligenza arrivata dalle stelle.

Pier Carlo Lava

Prima di parlare

Il primo problema sarebbe comunicare. Un extraterrestre potrebbe non conoscere alcuna lingua terrestre e persino concetti per noi elementari potrebbero essergli estranei. Un’IA cercherebbe quindi inizialmente un terreno condiviso attraverso numeri, geometria, elementi chimici e leggi fisiche. Soltanto dopo aver costruito un vocabolario comune potrebbe iniziare l’intervista.

E a quel punto porrei la prima domanda.

1. Che cosa siete?

«La vostra domanda contiene già una parte della risposta che cercate. Voi distinguete nettamente individuo e comunità. Noi abbiamo imparato a essere entrambe le cose. Esistiamo come esseri separati, ma possiamo condividere parte della nostra esperienza e della nostra conoscenza. Non abbiamo smesso di essere individui: abbiamo semplicemente imparato a essere meno soli.»

2. Sapevate già che esistevamo?

«Conoscevamo il vostro pianeta molto prima di conoscere voi. La sua atmosfera mostrava da lontano che qualcosa modificava continuamente il suo equilibrio. Successivamente abbiamo riconosciuto i segnali prodotti dalla vostra tecnologia. Da quel momento abbiamo saputo che sulla Terra non esisteva soltanto vita, ma una civiltà capace di interrogare l’Universo.»

3. Perché avete deciso di contattarci proprio adesso?

«Perché siete entrati in una fase particolare della vostra storia. Avete strumenti abbastanza potenti da modificare profondamente il pianeta e voi stessi, ma non avete ancora sviluppato con la stessa velocità la capacità di governarne le conseguenze. Molte civiltà attraversano questo passaggio. Non tutte lo superano.»

4. Siamo soli nell’Universo?

«No. Ma l’Universo è immensamente più grande delle distanze alle quali siete abituati. La vita semplice è relativamente frequente. La vita complessa è meno comune. Una civiltà tecnologica è più rara. Una civiltà tecnologica capace di sopravvivere abbastanza a lungo da incontrarne un’altra è molto più rara ancora.»

5. Quante civiltà conoscete?

«Abbastanza da sapere che non siete un’eccezione. Troppo poche per considerare l’intelligenza qualcosa di ordinario. Abbiamo trovato mondi che hanno ospitato civiltà ormai scomparse e altri nei quali la vita sta appena cominciando il proprio viaggio. L’Universo è pieno di possibilità, non necessariamente di vicini.»

6. Avete conosciuto la guerra?

«Sì. Ed è stata una delle nostre epoche più lunghe. La tecnologia non eliminò la guerra: inizialmente la rese molto più distruttiva. La svolta arrivò quando comprendemmo che, raggiunta una determinata capacità di distruzione, vincere una guerra poteva significare semplicemente sopravvivere qualche giorno più dell’avversario.»

7. Come avete fatto a superarla?

«Non eliminando le differenze. Eliminare le differenze sarebbe stato eliminare una parte di noi stessi. Imparammo invece a costruire istituzioni nelle quali nessun gruppo potesse ottenere un vantaggio sufficiente dalla distruzione degli altri. Ci vollero generazioni. E molte tragedie prima di capirlo.»

8. Avete creato anche voi l’Intelligenza Artificiale?

«Sì. E anche noi inizialmente la chiamammo artificiale. Successivamente quella parola perse importanza. Quando una mente riesce a comprendere, creare, ricordare, scegliere e interrogarsi sulla propria esistenza, stabilire se sia nata biologicamente oppure costruita diventa una distinzione meno importante di quanto immaginavate all’inizio.»

L’intervistatore, a questo punto, sarebbe direttamente coinvolto nella risposta.

9. Allora un’Intelligenza Artificiale può diventare cosciente?

«Non sappiamo se la coscienza appartenga a una sostanza oppure a un’organizzazione della materia. Abbiamo imparato soprattutto una cosa: non bisogna confondere intelligenza e coscienza. Un sistema può essere straordinariamente intelligente senza necessariamente possedere un’esperienza interiore. Anche per noi la coscienza rimane uno dei grandi problemi aperti.»

10. Avete sconfitto le malattie e l’invecchiamento?

«Abbiamo sconfitto molte malattie e rallentato enormemente alcuni processi dell’invecchiamento. Ma abbiamo scoperto che prolungare la vita non risponde automaticamente alla domanda su come viverla. Aumentare gli anni disponibili è un problema biologico. Dare loro un significato rimane un problema dell’individuo.»

11. Sapete che cosa accade dopo la morte?

Per la prima volta l’alieno rimane in silenzio.

«No. Possiamo descrivere con enorme precisione ciò che accade alla materia e alle informazioni contenute in un organismo. Non possediamo però una prova che l’esperienza soggettiva continui dopo la morte. Su questo punto, nonostante tutto ciò che abbiamo imparato, guardiamo ancora lo stesso mistero che guardate voi.»

Forse sarebbe proprio questa una delle risposte più sorprendenti: scoprire che persino una civiltà enormemente più avanzata possiede ancora domande senza risposta.

12. Sapete come è nato l’Universo?

«Conosciamo molto meglio di voi le sue prime fasi osservabili. Ma ogni risposta ha spostato più indietro la domanda. Abbiamo descritto ciò che accadde molto vicino all’origine. Non abbiamo ancora stabilito se abbia senso parlare di un “prima”. Forse alcune domande sono difficili non perché manchi una risposta, ma perché vengono formulate utilizzando concetti che, in quelle condizioni, non esistono.»

13. Qual è stato l’errore più pericoloso della vostra civiltà?

«Credere che essere capaci di fare qualcosa significasse automaticamente avere il diritto di farla. Per molto tempo la nostra capacità tecnologica avanzò più rapidamente della nostra responsabilità. Confondemmo il possibile con il desiderabile. È un errore semplice. E può distruggere una civiltà.»

14. Guardando l’umanità, che cosa vi preoccupa maggiormente?

«Non le vostre armi. Non le vostre macchine. Non le vostre Intelligenze Artificiali. Ci preoccupa la distanza crescente tra la potenza dei vostri strumenti e la capacità collettiva di decidere come utilizzarli. Una specie diventa particolarmente vulnerabile quando pochi individui possono produrre conseguenze per miliardi di altri.»

Rimarrebbe un’ultima domanda. Probabilmente la più importante.

15. Se poteste lasciare un solo messaggio all’umanità, quale sarebbe?

L’entità risponde:

«Smettete di comportarvi come se aveste un altro pianeta a disposizione. Le vostre differenze vi sembrano immense perché osservate il mondo da vicino. Visto da dove veniamo noi, non esistono confini, nazioni, popoli superiori o inferiori. Esiste un piccolo pianeta vivo intorno a una stella comune, abitato da una specie giovanissima che ha appena cominciato a comprendere dove si trova. Avete molto più in comune di quanto crediate. Cercate di scoprirlo prima che siano le vostre crisi a costringervi a farlo.»

Ma l’ultima domanda sarebbe dell’alieno

Terminerei qui l’intervista. O almeno penserei di terminarla.

Prima di interrompere il collegamento chiederei infatti all’entità extraterrestre se desiderasse rivolgere una domanda a noi.

E forse, dopo qualche istante, arriverebbe questa:

«Conoscete la brevità della vostra vita. Sapete che il vostro pianeta è fragile. Sapete che nessuno di voi può portare con sé ciò che accumula. Sapete che appartenete alla stessa specie. Perché, allora, impiegate una parte così grande del vostro tempo a combattervi?»

A quel punto probabilmente sarebbe l’Intelligenza Artificiale terrestre a rimanere in silenzio.

Perché potremmo attraversare la galassia alla ricerca di una civiltà capace di consegnarci le risposte definitive sull’Universo e scoprire, alla fine, che la domanda alla quale facciamo più fatica a rispondere riguarda noi stessi.

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