Poesia/ Innokentij Fëdorovič Annenskij: “La neve gialla”. Un volume che raccoglie alcune delle più belle liriche di uno dei massimi esponenti del cosidetto “secolo d’argento” della poesia russa (Bibliotheka). In libreria, dal 16 ottobre 2026
Un volume che raccoglie alcune delle più belle liriche di Innokentij Annenskij, annoverato tra i massimi esponenti del cosiddetto “Secolo d’argento”
Innokentij Fëdorovič Annenskij
La neve gialla
A cura e con la traduzione di Eridano Bazzarelli, con testo russo originale a fronte
Pagine 128 – 14 euro
Bibliotheka
In libreria, dal 16 ottobre 2026
“Non un maestro di Tiro o di Bagdad, / solo le tenere dita di una vergine/ hanno saputo intagliare un tempo/ le tenere foglie del giglio”.
Annenskij poeta della rinuncia intellettuale, della stanchezza della vita? Oppure poeta crepuscolare? Nulla di più lontano. Come gli eroi dei suoi drammi, schiacciati da chi è più forte di loro, Annenskij interpreta la vita con una saggezza e una lucidità che gli viene dalla sua frequentazione del mondo antico e gli permette di esprimerla, anche secondo i moduli del suo tempo, ma senza farsene opprimere e senza trasformarli in pose. Certo sente la sofferenza sua, degli altri e delle cose, però ama la vita, o, almeno non la teme.
“In nessun modo si può definire Annenskij un poeta della rinuncia intellettuale, o della stanchezza della vita, un poeta crepuscolare”, annota il curatore nell’introduzione. “Come gli eroi dei suoi drammi, schiacciati certo da chi è più forte di loro (come gli dei) Annenskij, che pure conosce la vita e la morte, interpreta la vita con una saggezza e una lucidità che gli viene dalla sua frequentazione del mondo antico e gli permette di esprimere, certo anche secondo i moduli del suo tempo (o dei suoi tempi: perché attraversò vari tempi letterari e poetici), ma senza farsene opprimere e senza trasformarli in pose. Certo sente la sofferenza sua, degli altri e delle cose, però ama la vita, o, almeno non la teme”.
Innokentij Fëdorovič Annenskij, saggista e poeta, nacque nel 1855 ad Omsk in Siberia. Laureato all’Università di Pietroburgo in Linguistica comparata, insegnò lettere greche e latine e letteratura russa in vari ginnasi e licei. Autore di drammi mitologici e di numerosi saggi di letteratura, tradusse e commentò Euripide, Goethe, Heine, Rimbaud, Verlaine, Corbière e sei liriche di Ada Negri. Oltre alle lingue classiche conosceva sanscrito, greco, latino, ebraico, le principali lingue europee, compreso l’italiano, e persino un dialetto africano. Nel 1909 ebbe l’incarico di Storia della Letteratura Greca nei Corsi superiori femminili di Raev. Morì il 30 novembre 1909 alla stazione di Pietroburgo.
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