L’economia italiana continua a crescere, ma a velocità contenuta. I dati appena aggiornati dall’Istat consentono oggi di osservare con maggiore precisione ciò che è accaduto nel 2024 e nel 2025, mentre i risultati dei primi sei mesi del 2026 e le nuove previsioni internazionali permettono di formulare una valutazione più aggiornata sull’intero anno. Il quadro che emerge è quello di un forte rallentamento nel 2025 rispetto al 2024, seguito nel 2026 da una possibile nuova accelerazione, seppure ancora lontana dai ritmi che caratterizzerebbero un’economia in forte espansione.

Pier Carlo Lava

Il punto di partenza: nel 2024 PIL a +1,1%

È importante partire dall’ultimo aggiornamento disponibile, perché proprio il 22 settembre 2026 l’Istat ha rivisto i Conti economici nazionali.

Secondo le nuove serie, nel 2024 il PIL italiano in volume è aumentato dell’1,1%. Si tratta di una revisione significativa: la crescita è stata aumentata di 0,3 punti percentuali rispetto alle valutazioni precedenti. Anche il livello nominale del PIL 2024 è stato rivisto verso l’alto di 8,564 miliardi di euro.

Il dato dell’1,1% diventa quindi il punto di riferimento più aggiornato per capire quello che è successo successivamente.

2025: crescita dimezzata, PIL +0,6%

Nel 2025 l’economia italiana ha continuato a crescere, ma ha perso decisamente velocità.

L’Istat indica ora un aumento del PIL reale dello 0,6%, contro il +1,1% del 2024. Anche questo valore è stato rivisto verso l’alto di un decimo rispetto alla precedente stima.

In termini correnti, il PIL italiano nel 2025 ha raggiunto 2.265 miliardi di euro, circa 7 miliardi in più rispetto alla stima pubblicata a marzo.

Il confronto è quindi molto chiaro:

2024: +1,1%
2025: +0,6%

La crescita non si è fermata, ma il suo ritmo si è praticamente dimezzato.

Dietro quel +0,6% troviamo però dinamiche molto differenti. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 3,9%, mentre i consumi finali nazionali sono cresciuti dell’1%. Le esportazioni di beni e servizi sono aumentate dell’1,7%, ma le importazioni sono salite molto di più, del 4,2%.

Dal lato produttivo, le costruzioni hanno registrato una crescita del 2,6%, mentre l’industria in senso stretto si è fermata al +0,4% e il terziario al +0,3%.

È dunque evidente uno dei problemi strutturali dell’economia italiana: la crescita esiste, ma rimane debole e disomogenea.

2026: i primi sei mesi indicano un’accelerazione

Arriviamo al dato probabilmente più interessante.

Nel primo trimestre 2026 il PIL italiano è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nel secondo trimestre la crescita è proseguita: +0,2% sul trimestre precedente e soprattutto +1% rispetto al secondo trimestre 2025.

Dopo i primi sei mesi dell’anno, l’Istat calcola quindi una crescita acquisita per il 2026 dello 0,8%, corretta per gli effetti di calendario.

Questo concetto è importante. La crescita acquisita significa, semplificando, che se il PIL rimanesse invariato nei trimestri successivi ai livelli raggiunti, la media annuale incorporerebbe già una crescita dello 0,8%.

Non significa quindi che il risultato finale sarà necessariamente +0,8%, ma indica che una parte consistente della crescita dell’anno è già stata realizzata.

La sorpresa dell’OCSE: previsione 2026 portata al +0,9%

A rendere ancora più interessante il quadro è arrivata proprio il 23 settembre la nuova previsione dell’OCSE.

L’organizzazione ha portato la stima di crescita dell’Italia per il 2026 al +0,9%, quattro decimi in più rispetto al +0,5% indicato nelle precedenti previsioni di giugno. Per il 2027 viene invece indicata una crescita dello 0,6%.

La revisione è rilevante perché arriva quando ormai disponiamo dei dati effettivi relativi alla prima metà dell’anno.

Il capo economista dell’OCSE Stefano Scarpetta ha osservato che l’economia italiana, come quelle di Germania e Spagna, ha mostrato una resilienza superiore a quanto previsto alcuni mesi fa, sottolineando contemporaneamente l’importanza delle riforme strutturali per aumentare produttività e crescita.

2024, 2025 e 2026: il confronto

Possiamo quindi riassumere così il percorso dell’economia italiana:

2024: PIL +1,1% – dato Istat aggiornato

2025: PIL +0,6% – dato Istat aggiornato

2026: crescita acquisita +0,8% dopo il secondo trimestre – dato Istat

2026: previsione +0,9% – nuova stima OCSE del 23 settembre

Se la previsione OCSE dovesse trovare conferma, avremmo quindi una traiettoria piuttosto significativa:

+1,1% → +0,6% → circa +0,9%.

Il 2025 rappresenterebbe il punto di maggiore rallentamento, mentre nel 2026 assisteremmo a un recupero di circa tre decimi di punto, senza tuttavia tornare completamente al ritmo registrato nel 2024.

Una nostra ipotesi per la chiusura del 2026

Alla luce dei dati disponibili a settembre, possiamo anche formulare una stima ragionata, distinguendola naturalmente dalle previsioni ufficiali.

Il +0,8% già acquisito dall’Istat dopo il secondo trimestre costituisce una base importante. Inoltre, l’Istat nella nota di luglio-agosto segnala che l’espansione dell’economia è proseguita, pur in un quadro internazionale ancora molto incerto. A luglio la produzione industriale è tornata a crescere dello 0,7% rispetto a giugno.

Per queste ragioni appare oggi ragionevole collocare la possibile crescita del PIL italiano nel 2026 nell’area compresa tra +0,8% e +1,0%, con il +0,9% indicato oggi dall’OCSE come valore centrale di riferimento.

Naturalmente restano numerose incognite: andamento dei prezzi energetici, tensioni geopolitiche, commercio internazionale, esportazioni, inflazione e capacità di realizzare gli investimenti collegati al PNRR.

Cresciamo, ma il problema italiano rimane la velocità

Il confronto dei tre anni racconta quindi una storia più articolata rispetto alla semplice domanda se il PIL salga o scenda.

L’Italia non è in recessione e continua a crescere. Dopo il +1,1% del 2024, tuttavia, il ritmo è sceso al +0,6% nel 2025. Nel 2026 i dati disponibili indicano un’accelerazione e l’ultima previsione OCSE porta la crescita verso il +0,9%.

Sarebbe un miglioramento importante rispetto al 2025, ma confermerebbe contemporaneamente una questione di fondo: la crescita italiana rimane inferiore all’1% annuo e quindi relativamente debole.

La vera sfida non consiste soltanto nell’evitare la recessione, ma nel trasformare investimenti, occupazione, innovazione e risorse del PNRR in un aumento più duraturo della produttività e del PIL reale.

Il 2026, da questo punto di vista, potrebbe chiudersi meglio del previsto. Ma sarà soprattutto la capacità di mantenere questa crescita negli anni successivi a dirci se siamo davanti a una semplice accelerazione congiunturale o all’inizio di un percorso economico più solido.

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GEO: Italia – Economia nazionale

Il PIL italiano è cresciuto dell’1,1% nel 2024 e dello 0,6% nel 2025. Per il 2026 i dati disponibili indicano una nuova accelerazione, con una crescita acquisita dello 0,8% dopo il secondo trimestre e una previsione OCSE del +0,9%.

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Nota: I dati relativi al 2024 e al 2025 sono basati sui Conti economici nazionali aggiornati dall’Istat. Per il 2026 vengono distinti i dati già disponibili dalle previsioni, che potranno essere riviste in funzione dell’andamento dell’economia nella parte finale dell’anno.

Immagine realizzata con Intelligenza Artificiale a scopo illustrativo.