Recensione della nuova edizione Bibliotheka 2026, con introduzione di Daniela Marcheschi e postfazione di Franco Cambi
Ci sono libri che appartengono a un’epoca e altri che sembrano attraversarle tutte. Le avventure di Pinocchioappartiene senza dubbio alla seconda categoria. Lo abbiamo conosciuto da bambini, spesso attraverso versioni illustrate, film e cartoni animati, ma rileggerlo da adulti significa scoprire un libro molto più complesso di quanto ricordassimo. Dietro il burattino che mente, fugge, sbaglia e si pente c’è una riflessione sorprendentemente moderna sulla libertà, sulla responsabilità, sulla povertà, sull’educazione e soprattutto sulla difficile arte di diventare adulti.
Pier Carlo Lava
La nuova edizione pubblicata da Bibliotheka, disponibile dal 9 ottobre 2026, offre una buona occasione per tornare al testo di Carlo Collodi. Il volume, di 248 pagine, propone il testo dell’edizione nazionale, accompagnato dall’introduzione di Daniela Marcheschi e dalla postfazione di Franco Cambi. Scheda dell’edizione Bibliotheka
Un libro nato nell’Ottocento che non sembra invecchiare
Il vero nome di Carlo Collodi era Carlo Lorenzini. Nato a Firenze nel 1826 e morto nella stessa città nel 1890, fu giornalista, scrittore e uomo profondamente immerso nelle vicende politiche e culturali dell’Italia risorgimentale. Partecipò alla prima e alla seconda guerra d’indipendenza, lavorò nel giornalismo e per anni fu anche impiegato nell’amministrazione pubblica. Lo pseudonimo Collodi derivava dal paese d’origine della madre. Treccani
Pinocchio nacque inizialmente a puntate sul Giornale per i bambini, a partire dal 1881. La storia fu poi pubblicata in volume nel 1883, con le illustrazioni di Enrico Mazzanti. Treccani
È un particolare importante perché l’Italia raccontata indirettamente da Collodi era una nazione appena costruita, attraversata da enormi differenze sociali, dalla povertà e da una difficile alfabetizzazione. La scuola doveva contribuire a formare non soltanto bambini istruiti, ma i cittadini del nuovo Stato.
Eppure Collodi riesce a evitare che Pinocchio diventi semplicemente un manuale di buone maniere.
Pinocchio non è il bambino perfetto. Ed è proprio questo il suo segreto
Pinocchio promette continuamente di comportarsi bene e altrettanto continuamente ricade nei propri errori. È impulsivo, ingenuo, testardo, curioso, facilmente suggestionabile. Vuole diventare un bravo ragazzo, ma contemporaneamente vorrebbe ottenere tutto senza fatica.
In altre parole, è tremendamente umano.
La grande intuizione di Collodi consiste proprio nell’aver costruito un protagonista imperfetto. Pinocchio non impara perché qualcuno gli impartisce una lezione teorica: impara perché sbaglia e paga le conseguenze dei propri errori.
Il Gatto e la Volpe gli insegnano quanto possa costare credere alle scorciatoie. Lucignolo rappresenta il fascino della trasgressione e di una libertà senza responsabilità. Mangiafuoco mostra invece come una figura apparentemente terribile possa rivelare un’umanità inattesa.
Poi ci sono il Grillo Parlante, la Fata dai capelli turchini e soprattutto Geppetto.
Geppetto costruisce Pinocchio dal legno, ma finisce per diventare qualcosa di infinitamente più importante del suo creatore: diventa suo padre. Lo ama quando Pinocchio non sembra meritarselo e continua ad aspettarlo quando il burattino sceglie altre strade.
È probabilmente una delle dimensioni più commoventi del romanzo.
Quel naso è diventato un simbolo universale
Nell’immaginario collettivo Pinocchio è soprattutto il bambino al quale cresce il naso quando racconta una bugia.
Ma sarebbe riduttivo leggere il romanzo come una semplice condanna della menzogna.
Il vero tema è più ampio: ogni scelta modifica chi siamo.
Le metamorfosi fisiche di Pinocchio rendono visibile questa idea. Il burattino cambia continuamente e arriva persino a trasformarsi in un ciuchino. Alla fine diventerà un bambino vero.
Il corpo racconta quindi un percorso morale e umano.
Essere “umani”, sembra suggerire Collodi, non dipende semplicemente dall’avere carne invece del legno. Significa imparare progressivamente a riconoscere gli altri, comprendere le conseguenze delle proprie azioni, lavorare, assumersi responsabilità e prendersi cura di qualcuno.
È questo che rende particolarmente interessante una rilettura adulta.
Il Paese dei Balocchi è ancora tra noi
C’è poi un elemento che rende Pinocchio sorprendentemente contemporaneo: il Paese dei Balocchi.
È il luogo nel quale non esistono scuola, obblighi e responsabilità. Tutto sembra costruito intorno al divertimento permanente.
La promessa è irresistibile: piacere immediato senza conseguenze.
Sappiamo come finisce.
Letto oggi, il Paese dei Balocchi può diventare una metafora molto più ampia. Non perché Collodi potesse immaginare la società digitale del XXI secolo, naturalmente, ma perché aveva compreso un meccanismo umano universale: la tentazione di scegliere ciò che gratifica immediatamente rispetto a ciò che richiede impegno e produce risultati nel tempo.
Ed è forse questa una delle ragioni per cui il libro continua a parlare anche agli adulti.
Una fiaba molto più dura di quanto ricordiamo
Chi conosce Pinocchio soprattutto attraverso alcune trasposizioni cinematografiche potrebbe rimanere sorpreso dalla durezza del testo originale.
Il mondo di Collodi non protegge continuamente il protagonista. Esistono fame, paura, violenza, inganno, solitudine e perfino la morte.
La prima versione della storia avrebbe dovuto concludersi in maniera drammatica con Pinocchio impiccato alla Quercia Grande. La vicenda venne successivamente ripresa fino ad arrivare al finale che conosciamo, con la trasformazione del burattino in bambino. Treccani
Questo particolare cambia persino il modo di interpretare l’intera opera.
Pinocchio non nasce necessariamente come la storia rassicurante di un bambino che sbaglia e poi diventa buono. È anche il racconto di un individuo che deve sopravvivere alle proprie scelte.
Una lingua che corre insieme al protagonista
Un altro elemento spesso trascurato è la qualità della scrittura.
Collodi era un giornalista e questa esperienza si sente nel ritmo della narrazione: dialoghi rapidi, scene brevi, improvvisi cambiamenti, ironia e continui colpi di scena.
Treccani sottolinea proprio la vivezza della lingua, la scorrevolezza dello stile e l’umanità dei personaggi come caratteristiche che collocano Pinocchio tra i risultati più importanti della letteratura italiana dell’Ottocento. Treccani
La storia corre perché Pinocchio corre.
Scappa da Geppetto, dalla scuola, dai consigli, dai pericoli e qualche volta persino da se stesso.
Poi arriva il momento nel quale smette di fuggire.
Ed è quello il vero punto di svolta.
Diventare bambino significa diventare responsabile
Il finale è stato interpretato in moltissimi modi.
La lettura più semplice sostiene che il burattino disobbediente viene finalmente premiato perché è diventato buono. Ma si può andare oltre.
Pinocchio diventa veramente umano quando comincia a preoccuparsi non soltanto di se stesso.
Lavora. Aiuta Geppetto. Accetta il sacrificio. Comprende che le proprie azioni riguardano anche le persone che gli vogliono bene.
Il passaggio dal legno alla carne diventa così il simbolo di una trasformazione interiore.
Ed è probabilmente qui che Pinocchio smette definitivamente di essere soltanto un libro per bambini.
Perché rileggerlo nel 2026
Perché conosciamo tutti Pinocchio, ma molti di noi probabilmente ricordano soprattutto il personaggio e non più il romanzo.
Rileggerlo significa incontrare un’opera diversa da quella sedimentata nella memoria collettiva.
Dentro ci sono l’Italia dell’Ottocento e l’infanzia, la scuola e la fame, l’autorità e la ribellione, il desiderio di libertà e la necessità delle regole. Ma soprattutto c’è un’idea che non sembra avere perso forza dopo quasi un secolo e mezzo:
crescere non significa smettere di sbagliare. Significa imparare qualcosa dai propri errori.
Pinocchio cade continuamente. Crede alle persone sbagliate, non mantiene le promesse, cerca scorciatoie e qualche volta mente persino a chi vuole aiutarlo.
Ma continua ad avere una possibilità.
Forse il segreto della longevità straordinaria del personaggio creato da Collodi è proprio questo.
In fondo, dentro quel burattino di legno c’è qualcosa che riconosciamo tutti: la distanza fra ciò che sappiamo di dover fare e ciò che poi realmente facciamo.
Ed è una distanza che non appartiene soltanto ai bambini.
Il volume
Carlo Collodi – Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino
Introduzione di Daniela Marcheschi – Postfazione di Franco Cambi
Bibliotheka, 2026 – 248 pagine – ISBN 9791256941070 – prezzo indicato dall’editore: 21 euro – disponibilità annunciata dal 9 ottobre 2026.
Bibliotheka – Le avventure di Pinocchio
Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi torna in una nuova edizione Bibliotheka: una rilettura del grande classico italiano tra educazione, libertà, errori, responsabilità e crescita.
==============================================
GEO: Italia – Firenze – Collodi (Pescia, Toscana)
Alessandria Post:
Alessandria Post
ItaliaNewsPost:
ItalianNewsPost