Giorgiomaria Cornelio

La pelle d’oca. Conoscenza e tremore

Collana: Vallecchi Poesia diretta da Isabella Leardini

Pagine: 218, prezzo 16 euro

Genere: prose d’arte, storia dell’arte, elzeviri, filosofia, critica dell’arte

Vallecchi

In libreria, dal 2 ottobre 2026

La pelle d’oca è un universo di immagini e pensiero, forma ibrida che nella prosa intreccia poesia, arte, moda e filosofia, dalle incisioni rupestri alle fotografie scattate nello spazio, dagli alfabeti antichi alla schwa. Giorgiomaria Cornelio guarda e compone con spregiudicata libertà e assoluto rigore: la storta e imprevedibile direzione che traccia in queste prose è un’orbita che ha inizio nel visibile tacere dell’opera d’arte, interroga il rapporto che c’è tra parola e resurrezione, scrittura e screpolatura, immaginazione e nuove tecnologie, fino ad arrivare all’ufficio delle tenebre in cui viviamo. La riflessione sulla potenza del fare poetico, materia androgina della contemporaneità per eccellenza, muta forma di continuo, ricomincia a ogni pagina, tesse una molteplicità di riferimenti aprendo un museo fantasmagorico, che attraversa la storia dell’umano rapporto con la creatività. Ne emerge il compito del rabbrividire, «come se la pelle d’oca fosse la prima immagine estetica». La nudità di una mano che perde il guanto e quella delle immagini sacre, l’abito e il gesto, la letteratura e le prospettive “depravate” incontrano in queste pagine una ricerca innovativa e instancabile, dove il punto più misterioso dell’arte è connessione profonda, ma passa per la superficie della pelle, per il tremore. La pelle d’oca consegna un tassello importante nell’opera di una delle nuove voci più autonome e sorprendenti di questo tempo.

Un discorso sull’aver luogo della poesia potrebbe iniziare con un dettaglio del Trittico di Monte San Martino, dipinto da Vittore Crivelli probabilmente nel 1490, e oggi visitabile nella chiesa di San Martino Vescovo. Questo dettaglio – una crocifissione con la Maddalena, Maria, Giovanni e tre serafini raffigurati nell’atto di raccogliere il sangue che stilla dalle piaghe del Cristo – è una cartilagine tra due ordini di rappresentazione: un paesaggio ancora terrestre e un cielo già aureo, separato dal mondo degli uomini. Ebbene: la poesia abita proprio quel sottilissimo limite che non è cielo e non è terra, ma piuttosto il loro reciproco, luminoso scartarsi. (Giorgiomaria Cornelio)

Giorgiomaria Cornelio è nato a Macerata nel 1997. È poeta, regista, performer, con le sue opere ha partecipato a La Biennale di Venezia, Mostra internazionale del Nuovo Cinema, Rencontres internationales Paris/Berlin, Santarcangelo Festival. Ha pubblicato La consegna delle braci (Luca Sossella editore, 2021, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon, 2023, Premio Montano, Premio Gozzano), il saggio Fossili di rivolta. Immaginazione e rinascita (Tlon, 2024) e L’ufficio delle tenebre (Tlon, 2025). Ha curato, come Grandi Magazzini Criminali, l’opera Ogni creatura è un popolo (Nero, 2025). Nel 2026 il Padiglione Italia della Biennale gli chiede di aprire il Public Program con un’opera site-specific, Con falci d’amore. Cura il progetto “Edizioni volatili” ed è il direttore artistico della festa “I fumi della fornace”.