Francesco Permunian

 Camminando attraverso i campi bruciati dell’amore

Pensieri, parole, visioni tra il Polesine e il Garda

Prefazione di Stefano Malosso

Postfazione di Alice Pisu

Fotografie di

Berengo Gardin e Mario Giacomelli, Renzo Bertasi, Gianni Fucile, Pino Mongiello

dipinti e disegni di

Roberto Abbiati, Luca Del Baldo, Piero Guccione, Lorenzo Mattotti, Tullio Pericoli

Pagine 178, 19 euro

OLIGO

Dal 2 ottobre in libreria

 Il fantasma di un’antica littorina ci porta da Cavarzere – estremo lembo di terra tra il Polesine rodigino e la laguna veneziana – a Desenzano, sul lago di Garda, patria d’elezione di Francesco Permunian, tra le voci più originali della letteratura italiana contemporanea. Fotografie di Berengo Gardin e Mario Giacomelli, Renzo Bertasi, Gianni Fucile, Pino Mongiello e ancora dipinti e disegni di Roberto Abbiati, Luca Del Baldo, Piero Guccione, Lorenzo Mattotti, Tullio Pericoli –che hanno condiviso un pezzo di strada con l’autore – si alternano, come specchi infranti, a potenti narrazioni in cui, non senza ironia, Permunian dà voce, tra gli altri, ad Artaud, Baudelaire, Céline, la famiglia di Maria Callas. Uno zibaldone di carte, un insieme frammentario, eppure coerentissimo, di parole, voci, anime che si agitano nel buio di ricordi, veri o verosimili.

Arriva sempre, prima o poi, il momento di tirare le somme della propria esistenza. Arriva sempre, quando meno te l’aspetti, il tempo dei bilanci. E dei rimpianti, allorché i ricordi e i fantasmi del passato riemergono all’improvviso dalla palude dell’oblio e ti presentano il conto delle tue azioni. Delle tue illusioni, di uomo e di scrittore. (Francesco Permunian)

“Una prosa che capta l’ineluttabilità della tragedia umana, catturata senza falsi pudori nello sforzo invano che dagli anni incantati dell’infanzia la vorrebbe maturarsi nella vecchiaia. Permunian ha appreso che il mostro non si veste dell’alterità di chi lo addita per strada ma al contrario lo riflette, rispecchiandolo in un ghigno che affraterna, nell’aria stantìa dei salotti borghesi, gli individui umani che, come scrisse Guido Piovene, «si inoculano a vicenda le loro piccole pazzie»”.  Dalla prefazione di Stefano Malosso

“Francesco Permunian si aggira ramingo tra le rovine di un’epoca, tormentato da ricordi imperituri e visioni macabre. Da esule alienato, concepisce figure sempre nuove ma in fondo uguali a se stesse, utili a lambire un orrore incombente. Invita chi legge a seguirlo nelle sue peregrinazioni epifaniche, per provare a scorgere un disegno sotteso alle interviste semiserie, alle liriche, alle prose traboccanti autobiografismo.  I luoghi del Garda e del Polesine strutturano la topografia della memoria di un autore votato a scrivere con il ricordo delle lacrime, come gli suggerì Andrea Zanzotto”. Dalla postfazione di Alice Pisu


Il volume esce in occasione dell’omonima mostra allestita a Mantova, nella Biblioteca Teresiana (inaugurazione sabato 3 ottobre 2026; la mostra sarà aperta fino al 1 novembre 2026)

Francesco Permunian (Cavarzere, 1951), dopo l’esordio narrativo di Cronaca di un servo felice (Meridiano Zero 1999), ha pubblicato diversi romanzi e racconti con molti editori (Editoriale Scientifica, Il Saggiatore, Italo Svevo, Ponte alle Grazie, Quodlibet, Rizzoli). Con Sillabario dell’amor crudele (2019) ha vinto il Premio Dessì. Il suo ultimo libro è Anime farfuglianti nella notte (2025, Palingenia). Per Oligo ha pubblicato Calabiani. Antologia privata dei miei demoni infantili (2020), Stradario sentimentale del lago di Garda e del monte Baldo (2022) e I demoni beati. Bracconaggi e scorribande in distretti di caccia riservata (2024). Delle sue opere hanno scritto, tra gli altri, Andrea Cortellessa, Andrea Caterini, Franco Cordelli, Giulio Ferroni, Salvatore Silvano Nigro, Bruno Quaranta, Ermanno Paccagnini, Sandra Petrignani.