Esiste un malinteso di fondo quando si parla di recensire una poesia. Molti pensano sia un esercizio accademico dove basta spiegare i versi, le metafore e giudicare la poesia ma questo tipo di analisi tecnica è giusto lasciarla ai critici letterari, che fanno il loro mestiere e vanno rispettati. La poesia, però, non vive solo di accademia, esiste una via più intima quella che io chiamo del commento emotivo e dell’introduzione. Questa via più intima è una strada che non richiede di analizzare il testo, ma di abitarlo, significa sedersi accanto al poeta e sentirlo: sentire il peso delle sue parole, il calore della sua gioia o il freddo della sua solitudine. È un contatto diretto, da essere umano a essere umano.
Per me, scrivere di una poesia non è un lavoro di testa, è un viaggio dell’anima. Non mi importa se le regole sono perfette, mi importa se quei versi mi fanno tremare. Una vera recensione nasce solo quando accetto di entrare nell’animo del poeta. Non è un giudizio che faccio ma un incontro profondo tra me e il Poeta. Significa prima di tutto questo:
Sentire lo stesso dolore o la stessa gioia del poeta.
Provare le sue stesse emozioni
Creare un legame invisibile tra il mio cuore e la poesia
La poesia non va capita. Va sentita.
Quando leggo una poesia sto ascoltando i segreti di chi l’ha scritta e per questo anch’io tolgo le mie difese e lascio che i versi mi colpiscono. Se una poesia non mi fa tremare il cuore e non mi costringe a fermarmi in silenzio, per me non ha funzionato. E io non ho nulla da scrivere. Voglio che chi legge la mia recensione senta il bisogno di leggere la Poesia. Ecco perché, anche se spesso mi chiedono di recensire le opere di molti poeti, io non posso forzare la mia penna su pagine che mi lasciano fredda. Oggi, l’unico autore che riesce davvero a prendermi e a colpirmi il cuore è Pippo Bunorrotri. Solo davanti ai suoi versi sento quel legame invisibile e quel battito reale che mi spingono a scrivere. Recensire, per me, significa farsi ponte. Da una parte c’è l’autore, dall’altra c’è il lettore, che cerca qualcosa in cui specchiarsi. Nel mezzo ci sono io. Non troverete mai nelle mie parole un elenco freddo di metafore. Se vi parlerò di una metafora, sarà per spiegarvi come quel paragone sia riuscito a dare una forma a un dolore che anche io e voi abbiamo provato, ma che non sapevamo nominare.Voglio che chi legge le mie recensioni non pensi solo che sia una bella poesia ma che si senta compreso, che trovi in quei versi un pezzo della propria vita. La grande poesia non ha bisogno di essere capita subito, ha bisogno di essere sentita, e’ dire a voce alta: “Ecco, in questo preciso punto, l’autore ha pianto, e io ho pianto con lui. In questa riga ha trovato la luce, e io ho visto il giorno”. Tutto il resto è solo letteratura.
