Ci sono romanzi gialli costruiti intorno alla ricerca della verità e altri che mettono in discussione il modo in cui quella verità viene fabbricata, raccontata e offerta al pubblico. “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi appartiene alla seconda categoria: non racconta soltanto la scomparsa di un’adolescente, ma indaga il meccanismo attraverso il quale una tragedia privata può diventare un grande spettacolo mediatico. Questa riflessione nasce anche dalla lettura della rubrica “Lettori da spiaggia” pubblicata sul blog Tratto d’Unione, che ha recentemente dedicato un articolo proprio al romanzo di Carrisi.
Pier Carlo Lava
Pubblicato originariamente da Longanesi nel 2015 e successivamente riproposto in edizione tascabile, il romanzo è ambientato ad Avechot, un immaginario paese alpino isolato tra montagne, freddo e nebbia. Due giorni prima di Natale scompare Anna Lou, una ragazza di sedici anni dai capelli rossi e dalle lentiggini, cresciuta in una famiglia profondamente religiosa.
Non sembrano esserci testimoni, non viene trovato un corpo e apparentemente non esistono indizi capaci di indicare con certezza cosa sia accaduto. In questo scenario arriva l’investigatore Vogel, personaggio molto particolare e lontano dall’immagine tradizionale del detective interessato esclusivamente alla soluzione del caso.
Vogel conosce perfettamente il potere dei mezzi di comunicazione. Sa che un’indagine può essere condotta anche attraverso televisioni, giornali e opinione pubblica e che, quando un caso di cronaca diventa abbastanza importante, la ricerca della verità rischia di intrecciarsi pericolosamente con la necessità di trovare una storia da raccontare.
Ed è proprio qui che Carrisi costruisce uno degli aspetti più interessanti del romanzo. Chi stabilisce chi è colpevole? Le prove, gli investigatori, i tribunali oppure il racconto mediatico che progressivamente si forma intorno a una persona?
Il caso di Anna Lou diventa presto qualcosa di più della scomparsa di una ragazza. Arrivano giornalisti, televisioni e inviati. Avechot si trasforma nel centro dell’attenzione nazionale e la tragedia comincia inevitabilmente ad assumere le caratteristiche di uno spettacolo.
Carrisi utilizza il thriller per parlare di un fenomeno che conosciamo molto bene anche nella realtà. Basta pensare a quanti grandi casi di cronaca abbiano prodotto negli anni processi paralleli consumati negli studi televisivi e sui giornali, molto prima che un tribunale arrivasse a una conclusione.
Il sospetto diventa così una forma di condanna anticipata. Una fotografia, una dichiarazione, un comportamento apparentemente strano possono essere sufficienti per costruire nella mente dell’opinione pubblica l’immagine del colpevole.
La nebbia del titolo finisce allora per assumere anche un significato simbolico. Non è soltanto quella che avvolge Avechot. È la nebbia che separa ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere, i fatti dalle interpretazioni, la giustizia dalla rappresentazione pubblica della giustizia.
È probabilmente questa dimensione a rendere La ragazza nella nebbia qualcosa di più di un semplice thriller. Carrisi costruisce naturalmente suspense, indizi, sospetti e ribaltamenti, ma dietro l’architettura del giallo pone una domanda inquietante: quanto siamo realmente interessati alla verità e quanto, invece, alla storia più convincente?
Il lettore viene continuamente portato a formulare giudizi per poi essere costretto a rimetterli in discussione. È un meccanismo narrativo efficace perché riproduce esattamente ciò che accade davanti a molti casi di cronaca: riceviamo informazioni frammentarie e, quasi senza rendercene conto, cominciamo a costruire una nostra verità.
Carrisi ci ricorda invece che una verità raccontata bene non è necessariamente la verità.
Ed è forse questo il pensiero che rimane più a lungo dopo l’ultima pagina. Dietro ogni grande caso mediatico ci sono persone reali, famiglie, vittime e vite che possono essere definitivamente segnate. Quando la cronaca diventa spettacolo, il confine tra il diritto di informare e il desiderio di conquistare pubblico diventa estremamente sottile.
La ragazza nella nebbia funziona quindi su due livelli. Da una parte è un thriller costruito per mantenere alta la tensione; dall’altra è una riflessione sul potere della comunicazione, sulla manipolazione dell’opinione pubblica e sulla nostra attrazione per il lato oscuro della cronaca.
La lettura dell’articolo pubblicato nella rubrica Lettori da spiaggia di Tratto d’Unione offre lo spunto per tornare su un romanzo che, a distanza di anni dalla sua prima pubblicazione, conserva intatta la propria attualità. Perché sono cambiati gli strumenti attraverso i quali consumiamo le notizie, ma il rischio denunciato da Carrisi è forse diventato ancora maggiore: oggi una sentenza pronunciata dall’opinione pubblica può nascere in poche ore e diffondersi attraverso televisioni, siti e social network prima ancora che siano stati accertati i fatti.
E quando la nebbia si dirada, non sempre è possibile rimediare alle conseguenze di ciò che abbiamo creduto di vedere.
Da “Lettori da spiaggia”
Questa recensione nasce anche dalla lettura sul blog Tratto d’Unione di un articolo della rubrica “Lettori da spiaggia” dedicato a La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi.
La rubrica racconta libri differenti attraverso le immagini e le scelte dei lettori incontrati sulla spiaggia, trasformando ogni volume in un’occasione di scoperta e condivisione.
Ringraziamo l’autrice di Tratto d’Unione per lo spunto offerto dal suo articolo e per la cortese precisazione relativa alla nostra recensione.