MADRE MIA

Dove sei, madre mia?
“Pronto?” dicevi.
Mi bastava sentirti.
Che pena quei silenzi!
Non m’udivi.
Ripetevo ogni parola
due, tre, quattro volte!
Muta m’ascoltavi,
ed il tuo fiato,
quel tuo ridere strano,
le tue parole strascicate.
Così mi spiegavi la vita!
Addosso ancora porto
la tua voce d’amore,
mare della mia fanciullezza,
battiti d’onda il tuo cuore.
Ora ti sento in vuoto
di malinconie.
Ed ogni parola colgo,
come bambino
le conchiglie del mare.
Tante ne ho, luci di cenere.
Il mare ruggisce, tu mi soffi
l’òria marina, i baci rubati
nel sonno.
“Pronto” il mare dice
da soglie di prode,
da sbuffi di bramate onde.

Vincenzo Savoca
Marina di Ragusa
15 agosto 2026

Madre mia di Vincenzo Savoca è un’intensa elegia filiale in cui la memoria affettiva, il dolore dell’assenza e il richiamo del mare s’intrecciano in una meditazione profonda sul ricordo materno.

Temi e significato

  • L’incomunicabilità e il declino: La prima parte rievoca le telefonate contrassegnate dalla malattia o dalla vecchiaia della madre. Quel “Pronto?” iniziale, i silenzi, le parole ripetute e le risposte strascicate descrivono la fatica di comunicare, che si trasforma paradossalmente in un’ultima, toccante lezione di vita (“Così mi spiegavi la vita!”).
  • Il mare come metafora materna: La figura della madre è indissolubilmente legata all’elemento marino. La sua voce d’amore è il “mare della mia fanciullezza” e i suoi battiti cardiaci sono il ritmo stesso delle onde.
  • La raccolta dei ricordi: Nel presente, il poeta si ritrova in un vuoto malinconico, intento a raccogliere ogni singola parola passata come farebbe un bambino con le conchiglie sulla spiaggia—ricordi definiti poeticamente “luci di cenere”, frammenti luminosi di qualcosa che si è spento.
  • La presenza nell’assenza: Nella conclusione, ambientata nella cornice marina di Marina di Ragusa, la natura assorbe la memoria della madre. Il ruggito del mare e l’aria salmastra (“l’òria marina”) restituiscono le carezze e i baci rubati nel sonno, finché è il mare stesso a pronunciare quel “Pronto” dalle sue rive, rendendo la voce materna eterna e cosmica.

“Addosso ancora porto / la tua voce d’amore, / mare della mia fanciullezza, / battiti d’onda il tuo cuore.” — Vincenzo Savoca


Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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