SANGUE D’AMANTI

Vorrei dormire,
ma non dormo.
Notte ch’olezza
sciolte fragranze
di torrida caldura,
e di te fiata,
d’ombra cinerea
e di selve assorte,
d’uguale lucore
stelle ed occhi,
stille frammentate
di prosciugata luce.
Di fiato la voce
di fronde, e sillabe
i muti sospiri.
Vorrei dormire,
ma non dormo.
Ombre danzanti
su muri di gesso
le tue braccia,
la tua schiena,
la tua bocca,
assenti in questo
letto sfatto, e nudo
di membra, vuoto
di singulti, e muto
d’infuocato gemito,
di fiato e di spiro
stanotte il vento.
D’infuocato delirio
l’attimo sì breve!,
le dita sulla pelle,
di fiamma i morsi,
tu d’allungata
chiave di violino
su pentagramma
di carnale scala.
Vorrei dormire,
m’ancora non
dormo il sonno
ch’addorme i
sensi, la sete e
l’arsura, la fame
della tua carne.
D’ombra la stanza,
di sudario il letto,
di solitudine voce
ogni lenzuolo e
muro. Tace pure
la notte. T’amo
quando dentro
m’agiti frastorni
di fanfara. T’amo
quando sei come
un paese in festa.
T’amo quando
nel delirio canti
di gioia e d’estro
ed insieme a me
ridi col sangue
degl’amanti
sull’argine segreto
dei nostri sogni,
Divina Civetta!

Vincenzo Savoca
Ragusa 23 agosto 2026

sangue d’amanti di Vincenzo Savoca è una lirica intensa ed evocativa, incentrata sui temi dell’insonnia notturna, del ricordo sensoriale, della brama fisica e di una forte passione amorosa.Temi e significatoL’insonnia e l’assenza:

La poesia si apre e si struttura attorno all’ossessivo contrasto tra il desiderio di riposo e la veglia continua (“Vorrei dormire, / ma non dormo”). Il calore torrido della notte e il letto vuoto amplificano il senso di solitudine e la mancanza della persona amata.

Memoria sensoriale e carnalità: Savoca evoca la presenza fisica dell’amata attraverso immagini tattili e visive estremamente nitide: ombre proiettate sui muri, dita sulla pelle e morsi di fiamma che riaffiorano nell’oscurità della stanza.

La musicalità del corpo: La figura dell’amata viene poeticamente trasfigurata in un elemento musicale, descritta come un’allungata “chiave di violino / su pentagramma / di carnale scala”, unendo sensualità e armonia.Il “sangue degli amanti”: Nel finale, il tono si fa più solenne e festoso. Il poeta celebra un amore vitale e travolgente (“frastorni di fanfara”, “un paese in festa”), culminando nell’unione profonda dei due amanti che ridono insieme condividendo la stessa passione sensuale ed estatica, dedicando l’ultimo verso alla sua “Divina Civetta”.”T’amo quando / nel delirio canti / di gioia e d’estro / ed insieme a me / ridi col sangue / degl’amanti…”


Sergio Batildi

“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”

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