Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo.
BRUN FINE ART
Le opere gioiello di Brun a Biaf 2026
Firenze, Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre.
Brun Fine Art è una galleria internazionale specializzata in prestigiose sculture italiane e continentali, eccezionali mobili antichi e squisita arte decorativa. Negli ultimi vent’anni, Augusto e Marco Brun hanno consolidato la reputazione della galleria come galleria d’arte leader.
Alla base dell’attività c’è la forte passione dei due fratelli per l’arte e l’antiquariato e l’interesse a far conoscere ai clienti e agli appassionati d’arte la fusione di epoche, materiali ed eventi che hanno segnato la storia dell’arte. Un impegno che si traduce regolarmente in mostre e pubblicazioni specializzate.
PILAR PANDINI
Gallerista con un’esperienza maturata anche nel mondo della moda, dove ha collaborato con Armani e Pucci, ha successivamente proseguito il proprio percorso nel settore dell’arte, entrando a far parte del team di GQ Fine Art. A Firenze ha poi dato vita al progetto Art in Progress e a Gallery of Wonders, di cui è direttrice artistica. Nel corso della sua attività ha inoltre sviluppato una consolidata collaborazione con l’artista e filmmaker Anne de Carbuccia, presentandone il lavoro in importanti appuntamenti internazionali.
L’INCANTO DELL’ARTE
Da Tommaso a Rosalba Carriera, tesori d’arte dal Rinascimento al Settecento.
Per la XXXIV edizione di Biaf, Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la storica Galleria Brun propone una scelta di pezzi pregiati, creati fra la fine del XV e il XVIII secolo, e selezionati dalla curatrice Pilar Pandini, storica dell’arte con esperienza anche in maison come Armani. Fil rouge? Sono opere preziose, spesso di piccole dimensioni, realizzate con una materia che vibra di riflessi, venature, colori, una materia che l’artista esalta, sottolineandone le caratteristiche. E scene figurative vivaci, argute, minute, care ai contemporanei. Dal Rinascimento fiorentino di Tommaso ai bronzi dorati del Settecento inglese, passando per la lavorazione “a tappeto” di Trapani e i ritratti di Rosalba Carriera, la parola d’ordine della rassegna fiorentina è incanto. Punta quindi sull’assoluta qualità la proposta di Brun Fine Art, con sede a Milano, Venezia, Londra e Firenze.
IL RINASCIMENTO VIVACE E ATMOSFERICO DI TOMMASO
La composizione pacata, la preziosità dell’insieme e il formato riconducono la tavoletta a un allievo anonimo di Lorenzo di Credi (1459 – 1537), designato nella storia dell’arte come “Tommaso”, artista a cui vengono attribuiti oltre 60 dipinti e molti disegni. Dedito soprattutto alla produzione di tondi devozionali per dimore private, nei quali ripropone le più fortunate invenzioni di Credi, il pittore ha un notevole successo nella Firenze fra il Quattro e il Cinquecento, grazie ai toni vivaci e atmosferici dei suoi lavori. Tommaso, molto vicino a Lorenzo di Credi, che incarna appieno i valori del Rinascimento, probabilmente si forma con Botticelli e rimane legato alla cultura quattrocentista. Il tondo in mostra, una Madonna che allatta Gesù con san Giovannino adorante, sullo sfondo di un paesaggio fluviale, è un pezzo pregiato, di altissima qualità, per la stesura pittorica, gli incarnati nei toni dell’avorio opaco, le pieghe azzurre nel manto della Vergine, lo svaporare degli specchi d’acqua. Nella composizione figurano elementi che ricorrono nella produzione di Tommaso, come la stempiatura di san Giovannino, la parete rocciosa che inquadra la scena, il lauro, simbolo mariano rappresentato in modo rigoglioso.
MAESTRIA, RICCHEZZA E ALLEGORIE NEGLI OGGETTI PER LA CASA
Lo stipo, manufatto pregiato per conservare in questo caso le monete, ha un impianto architettonico articolato: un timpano centrale è sostenuto da una coppia di colonne tortili, affiancate da una doppia fila di cassetti, con ai lati due sportelli, anch’essi sormontati da un piccolo timpano. Ogni sportello ha una nicchia con all’interno una figura allegorica intagliata nel corallo. La struttura è impiallacciata in legno ebanizzato e tartaruga, mentre il fronte dei cassetti e degli sportelli è decorato da piccole lastre in rame dorato, con applicazioni di corallo. La lavorazione, detta “a tappeto”, si afferma dalla fine del Cinquecento a Trapani, dove frammenti di corallo a cabochon sono inseriti nel metallo, spesso come rosetta centrale che si irradia. Testimonianza dell’arredamento fastoso delle dimore siciliane, questo stipo è stato ulteriormente impreziosito dall’inserimento da rosette in smalto e da piccole sculture in corallo collocate all’interno delle nicchie degli sportelli, secondo un’usanza che ritroviamo anche in molte delle suppellettili ad uso devozionale prodotte a Trapani. Anche il Capezzale, spesso appeso alla parete del letto matrimoniale con funzione protettiva o devozionale, manifesta il gusto prezioso e polimaterico delle maestranze trapanesi nel corso del XVII secolo.
GRAZIA E ACUME: ROSALBA, LA RITRATTISTA DELLA NOBILTÀ EUROPEA
Il pastello su carta è realizzato nel 1865 da Rosalba Carriera (1675 – 1757), esponente veneziana del Rococò, che si afferma nella Serenissima come ritrattista di tendenza che immortala l’aristocrazia cittadina e gli stranieri illustri presenti in laguna. Nei lavori della pittrice sfumature e passaggi delicati si uniscono ad un tocco fine, che interpreta gli ideali di grazia e di eleganza coltivati dall’alta società. E incontra il gusto delle più prestigiose corti europee, tanto che la Carriera, per fronteggiare le numerose commissioni organizza una vera e propria bottega di cui tira le fila con capacità imprenditoriale. Il pezzo in oggetto riprende Gasparo Gozzi, giornalista e scrittore di Venezia, fratello del commediografo Carlo.
Muovendo dal gusto decorativo del Rococò, i ritratti di piccole dimensioni, come questo, riflettono l’osservazione spontanea e acuta di Rosalba nei confronti dei suoi soggetti. In questo foglio l’artista si concentra sulla rappresentazione raffinata del viso di Gozzi, sottolineata da un uso più libero del pastello nella resa del colletto bianco, del fiocco blu e delle spalle, secondo un uso del mezzo che risulta più audace nelle dimensioni ridotte.
IL PREGIO DELLA DECORAZIONE CHE GAREGGIA CON LA MATERIA
Il cofanetto, attribuito al gioielliere James Cox (1723 – 1800), che lo realizza probabilmente insieme al bronzista Charles Magniac, conta una parte superiore in bronzo dorato, formata da volute e teste angolari di cherubini, che includono piccole lastre di vetro, dipinto ad imitazione dell’agata; sopra sono stati applicati quattro bottoni con perle e pietre preziose. Tre manici e coperchio apribile, il pezzo poggia su quattro sostegni a forma di elefanti. Il prezioso arredo risulta molto simile ad un analogo nécessaire risalente al 1770 circa, oggi conservato al V&A di Londra. Il nostro cofanetto viene attribuito per la prima volta a James Cox, un gioielliere, orafo e imprenditore inglese, nonché fondatore di un museo privato a Londra, a metà anni Settanta, con la datazione al 1760 circa e con l’ipotesi che i bronzi dorati siano opera di Magniac, residente a Londra, che con il gioielliere collabora a lungo. James Cox dedica gran parte della sua carriera all’ideazione di celebri automi meccanici, come l’Orologio del Pavone, all’Ermitage di San Pietroburgo. E crea sempre oggetti riccamente decorati, che a partire dalla metà del XVIII secolo vengono esportati e venduti soprattutto in Estremo Oriente, India e Cina, dove riscuotono un notevole successo, tanto che alcuni manufatti di Cox sono donati all’imperatore cinese Qianlong. Il manufatto in mostra incarna alla perfezione il gusto per il ricco apparato decorativo.
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A cura di Francesca Giordano
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“Capolavori da indossare: le opere gioiello di Brun Fine Art incantano Palazzo Corsini.”
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