Il 15 agosto 1977, un radiotelescopio dell’Ohio registrò un’anomalia che, quasi mezzo secolo dopo, non ha ancora una spiegazione condivisa. Durò appena 72 secondi, non fu mai più rilevata e apparve nella direzione della costellazione del Sagittario, vicino a una frequenza particolarmente significativa per gli astronomi. Sul tabulato, accanto a una sequenza alfanumerica, l’astronomo Jerry Ehman scrisse una sola parola: “Wow!”.

Pier Carlo Lava

Da allora il Segnale “Wow!” è diventato uno dei simboli più potenti della ricerca di vita intelligente oltre la Terra. Non è la prova di un messaggio extraterrestre e non è stato “decifrato”, perché non conteneva parole, frasi o codici interpretabili. È però un evento radioastronomico reale, insolito e mai ripetuto, che continua a tenere aperta una domanda essenziale: abbiamo ascoltato un fenomeno naturale rarissimo, un’interferenza ancora non identificata o qualcosa che non siamo stati capaci di comprendere?

Quel tabulato chiamato “6EQUJ5”

Il segnale fu captato dal radiotelescopio Big Ear, allora gestito dall’Ohio State University e impiegato anche nelle ricerche SETI, cioè nella ricerca di possibili segnali di intelligenze extraterrestri.

Jerry Ehman non vide il fenomeno in tempo reale. Lo individuò alcuni giorni più tardi, esaminando il lungo tabulato prodotto dal computer. La sequenza “6EQUJ5”, cerchiata a penna, non è un messaggio alieno: indica l’andamento dell’intensità del segnale rispetto al rumore di fondo nei successivi intervalli di osservazione. Fu l’anomalia di quella sequenza a colpire Ehman, che annotò a margine il celebre “Wow!”.

La durata di 72 secondi non è casuale. Il Big Ear osservava il cielo sfruttando la rotazione terrestre: una sorgente fissa attraversava il campo del radiotelescopio proprio in quel tempo. L’intensità del segnale aumentò, raggiunse un picco e poi diminuì secondo un profilo compatibile con il passaggio di una sorgente nel fascio dell’antenna.

La frequenza dell’idrogeno e il fascino dell’ipotesi aliena

Il Segnale “Wow!” fu ricevuto vicino ai 1420 megahertz, la frequenza della riga a 21 centimetri dell’idrogeno neutro. L’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’universo e la sua riga radio è ben conosciuta dagli astronomi.

Proprio per questo, già dalla metà del Novecento, alcuni scienziati avevano ipotizzato che una civiltà tecnologicamente avanzata potesse scegliere quella frequenza come una sorta di riferimento universale per trasmettere un segnale riconoscibile. Non è una prova di origine artificiale, ma spiega perché il “Wow!” attirò subito l’attenzione della comunità SETI.

A rendere il caso ancora più intrigante furono altre caratteristiche: il segnale appariva stretto in banda, intenso e collocato in una zona del cielo compatibile con un’origine astronomica. Ma il dato decisivo, quello che non è mai arrivato, è la ripetizione dell’evento.

Perché non possiamo dire che furono gli alieni

Dopo il 1977, la zona di cielo associata al segnale è stata osservata più volte con strumenti diversi e più sensibili. Nessuna ricerca ha trovato una nuova emissione con le stesse caratteristiche. Nel 2022, osservazioni coordinate del Green Bank Telescope e dell’Allen Telescope Array non hanno individuato candidati di tecnofirme nella regione esaminata.

Questo non dimostra che il segnale fosse naturale: dimostra soltanto che non è stato possibile confermarne l’origine. Nella scienza, un rilevamento isolato non basta per sostenere un’affermazione straordinaria. Un autentico segnale tecnologico dovrebbe poter essere nuovamente osservato, studiato e verificato da più gruppi di ricerca.

Lo stesso Jerry Ehman mantenne sempre prudenza. Non sostenne mai di aver ricevuto una comunicazione extraterrestre; riteneva che il fenomeno meritasse ulteriori indagini, ma considerava insufficiente la singola rilevazione per arrivare a conclusioni definitive.

Le ipotesi naturali

Negli anni sono state proposte molte spiegazioni: disturbi terrestri, riflessioni di segnali umani su detriti spaziali, fenomeni legati a comete, sorgenti radio transitorie o nubi di idrogeno interstellare. Nessuna è stata dimostrata in modo conclusivo.

Tra le ipotesi più recenti, alcuni ricercatori dell’Arecibo Wow! Project hanno suggerito che il segnale possa essere stato prodotto dal temporaneo e straordinario aumento dell’emissione dell’idrogeno in una nube interstellare, forse innescato da un evento energetico come un brillamento di magnetar. Il gruppo ha individuato segnali più deboli, con alcune somiglianze, ma la proposta resta un’ipotesi di lavoro, non la soluzione definitiva del caso.

Nel 2025 una nuova analisi dei dati d’archivio ha inoltre proposto valori rivisti per intensità e frequenza del segnale, sostenendo che l’evento sia più probabilmente di origine astrofisica che un’interferenza radio terrestre. Anche questo studio non identifica però una sorgente precisa e non chiude il mistero.

Il segreto del Segnale “Wow!”

Il Segnale “Wow!” non è il racconto di una risposta arrivata dallo spazio. È il racconto di un ascolto rimasto incompleto. Per 72 secondi un radiotelescopio registrò qualcosa di abbastanza insolito da meritare attenzione, ma troppo breve e irripetibile per essere interpretato con sicurezza.

Forse un giorno una nuova osservazione, o una migliore analisi dei dati disponibili, permetterà di ricondurlo a un fenomeno naturale raro. Fino ad allora, il suo valore non sta nel promettere una certezza che non possediamo, ma nel ricordare quanto l’universo sia ancora capace di sorprenderci.

Fonti: SETI Institute – The Wow! Signal; Breakthrough Listen – ricerca mirata del segnale; Arecibo Wow! Project; analisi d’archivio del 2025 su arXiv.

GEO: Il Segnale “Wow!” fu rilevato il 15 agosto 1977 dal radiotelescopio Big Ear dell’Ohio State University, negli Stati Uniti. La sorgente apparente era nella direzione della costellazione del Sagittario, vicino alla frequenza radio dell’idrogeno neutro, intorno ai 1420 MHz.

Fonti: SETI Institute – The Wow! Signal; Breakthrough Listen – ricerca mirata del segnale; Arecibo Wow! Project; analisi d’archivio del 2025.

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Nota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca, all’organizzazione delle informazioni e alla revisione del testo. Contenuti e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.

Crediti immagine: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo. Non raffigura il radiotelescopio Big Ear originale né ricostruisce il Segnale “Wow!”.